Donne e conoscenza storica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Virginia Stephen-Woolf (1882-1941) scrisse diversi romanzi, tra cui La crociera, Mrs Dalloway, Gita al faro e Orlando, sperimentando modalità di scrittura che riescano a rappresentare i differenti strati dell'essere e le dimensioni spazio temporali interiori. Scrisse alcuni saggi , tra cui Una stanza tutta per sé sul rapporto donne e letteratura e il già citato Le tre ghinee. (AA. VV., Esistere come donna, Milano, Mazzotta, 1983 (catalogo della mostra, coordinata da Rachele Farina, tenutasi a Palazzo Reale di Milano )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carla Lonzi- Centro Donna Venezia


FEMMINISMO

di Adriana Perrotta Rabissi e Luciana Tavernini

L'attenzione è rivolta prevalentemente all'Italia, ma la circolazione e lo scambio di riflessioni tra donne di varie parti del mondo è stata ed è tuttora intensa e feconda , e tale da far saltare appartenenze geo-politiche. (1)
In Italia il movimento di emancipazione femminile inizia più tardi che in altri paesi, (vedi anche Democrazia) sia per lo sviluppo tardivo dell'industrializzazione - con le conseguenti e determinanti trasformazioni nel campo del lavoro e del sociale in genere per le donne e per gli uomini-, che per i problemi posti dall'unificazione
. Ma già alla fine del Settecento, durante la Repubblica Cisalpina, si erano elevate voci isolate di donne che richiedevano i diritti politici e civili (2). L'emancipazionismo di fine Ottocento e inizio Novecento si struttura in Italia come un vero e proprio movimento, non si identifica in alcun partito, ma intreccia relazioni con i partiti democratici su obiettivi comuni; si organizza e si dà visibilità, si afferma come presenza autorevole anche nel campo assistenziale e sociale, inventando modalità di intervento, che saranno la base del futuro welfare-state.

Momenti educativi all'aperto nell' Asilo Mariuccia, istituzione aconfessionale per l'educazione di fanciulle povere e abbandonate, fondata nel 1902 da Ersilia Majno Bronzini (1859-1933). (AA. VV., Esistere come donna, Milano, Mazzotta, 1983 (catalogo della mostra, coordinata da Rachele Farina, tenutasi a Palazzo Reale di Milano )

Nel corso della Grande Guerra le donne diventano protagoniste nel campo del lavoro, sia nell' industria che nell'agricoltura, sostituendo anche gli uomini al fronte, mentre le le Associazioni femminili, laiche e cattoliche, si attivano nei settori dell'assistenza ai soldati in guerra e alle loro famiglie., proseguendo un'attività che aveva caratterizzato le emancipazioniste ottocentesche. Nell'immediato dopoguerra sembra che stia per concludersi positivamente la battaglia per il suffragio femminile, in un primo momento limitato al voto amministrativo - approvazione della legge il 30/7/1919 da parte della Camera - con la prospettiva di diventare completo dopo due legislazioni.
La caduta del governo e i successivi avvenimenti impediscono l'approvazione della legge da parte del Senato. Alcune fra le più attive esponenti del movimento emancipazionista aderiscono al fascismo, illuse dall'apparente "rottura di schemi" che Mussolini va propagandando.
Ben presto le donne si accorgono che il modello "nuovo" loro proposto dal regime è centrato sul ruolo della riproduzione, che nega le donne come persone, relegandole nella pura funzione biologica e sociale. (3)

L'accesso delle donne italiane alla piena cittadinanza politica si attua con un decreto del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 1945, anche come riconoscimlento della funzione esercitata dalle donne nel corso della Resistenza. (4)
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta e dagli anni Sessanta, in parallelo allo sviluppo economico, si ha un ingresso sempre più massiccio delle donne nel mercato del lavoro - anche se non avevano mai smesso di lavorare, durante il fascismo, in particolare nel terziario, dove si era registrato addirittura un incremento dell'occupazione femminile malgrado le leggi restrittive e discriminatorie fasciste - e nella scuola, soprattutto in seguito all'istituzione dell'obbligo scolastico fino a quattordici anni.
Inoltre, secondo Annarita Buttafuoco, "l'utilizzazione sempre più ampia degli elettrodomestici che sembravano aver "liberato" le casalinghe; la crescente influenza modernizzante dei mezzi di comunicazione di massa, e specie della televisione, sulle abitudini e sul costume in generale; il dibattito interno alla stessa Chiesa con le aperture del Concilio Vaticano II sul ruolo delle donne nella comunità ecclesiale e nella società - la nuova dignità della donna era uno dei "segni" dei tempi indicato da Giovanni XXIII nella Pacem in terris - nonché il clima politico segnato dal centro-sinistra, facevano in genere considerare la persistente condizione di subordinazione femminile come un fenomeno del tutto "residuale"che si sarebbe risolto nel giro di breve tempo." (5)

Per quanto riguarda l'Europa, nella prima metà del secolo, nel 1938 viene pubblicato in Inghilterra Three Guineas, un libro che possiamo considerare fondamentale per il femminismo.
Virginia Woolf lo scrive tra il '34 e il '38, quando in Europa stanno avanzando il fascismo e il nazismo. Alcuni amici democratici le chiedono interventi pubblici e sottoscrizioni a favore delle Associazioni antifasciste. Dopo la morte del nipote nella guerra civile spagnola e l'aiuto prestato alla sorella disperata, Virginia comprende perchè avesse esitato a aderire alle richieste degli amici, infatti scrive: " Forse non si tratta né di un pensiero né di un'emozione, ma di qualcosa di più profondo, di più fondamentale, di una differenza, forse. E diversi lo siamo, come hanno dimostrato i fatti, per sesso e per educazione. È. da quella differenza, ancora una volta, che può venirvi l'aiuto, se aiutarvi possiamo, per difendere la libertà, per prevenire la guerra. Ma se firmiamo il modulo che ci impegna a diventare membri attivi della Sua associazione, sarebbe come perdere quella differenza e quindi sacrificare la possibilità di aiutarvi (6)".
E' questa, secondo Luisa Muraro, "la scoperta del pensiero della differenza e la sua prima formulazione"(7). La Woolf formula una critica radicale al concetto di patria e alla politica maschile competitiva, violenta e narcisistica, proponendo con la Società delle Estranee una modalità più proficua per prevenire la guerra e garantire la libertà.

In Francia Simone de Beauvoir pubblica nel 1949 Il secondo sesso (8), che ebbe enorme risonanza, suscitando entusiasmi ed esecrazioni, ma comunque ha il merito di porre due grandi ipotesi: "la donna è l'Altro per eccellenza, specchio per l'uomo del suo destino contingente, della fragilità della sua stessa carne. Il " secondo sesso "è una costruzione sociale; non esiste, insomma, una natura femminile: ' Donna non si nasce, lo si diventa'."( 9)

Un elemento fondamentale della "rivoluzione teorica del femminismo", secondo l'espressione della storica Paola Di Cori , è "il rovesciamento di una realtà basata sulla gerarchia di valori che attribuisce potere, legittimazione, autorità solo e soprattutto alla separazione di questi termini: a pubblico rispetto a privato, e a politico rispetto a personale. Ciò che è stato ribaltato è l'idea di una realtà letta e interpretata sulla base di una separazione netta di compiti, ruoli e caratteristiche attribuite all'una o all'altra di queste sfere, e che presuppone una visione complessiva dell'operare umano in cui l'una è subalterna all'altra e che tradizionalmente assegna agli uomini storicamente e socialmente il privilegio di monopolizzare lo spazio della sfera dominante, cioè il pubblico e il politico. Il femminismo capovolge radicalmente questa gerarchia proprio quando denuncia la mistificazione che è nascosta dietro queste separazioni e proclama invece che la propria privatezza appartiene alla sfera pubblica e politica, che la sessualità è politica, che la realtà socio - economica entro cui viviamo è costruita sulla base di specifiche politiche sessuali." (10)

Proprio le tematiche della sessualità, del corpo, della relazione tra donne, della loro consapevole o inconsapevole complicità con l'ordine sociale e culturale dato vengono affrontate nei gruppi separatisti di autocoscienza: Questa è la pratica politica agita dal movimento femminista e dà luogo a prese di posizioni pubbliche come, nel 1970, il Manifesto di Rivolta femminile, gruppo fondato da Carla Lonzi (1931-1982).


Intorno al 1975 circa i gruppi autonomi di donne iniziarono a trasformarsi da gruppi di parola in "gruppi che si dedicarono alla realizzazione di qualcosa, come librerie, biblioteche, case editrici, luoghi di ritrovo. Nasce la cosiddetta pratica del fare tra donne. Questa [..] derivò dalla pratica dei rapporti tra donne , fu una sua specificazione . la sua derivazione e però più complessa, vi è coinvolta la parola.[..]s'intendeva che il fare, con tutto ciò che portava in luce, dovesse offrirsi al giudizio, così da trasformare l'esperienza in sapere. [..] Non ci sono dubbi sulla sua efficacia modificatrice, opposta da questo punto di vista alla politica delle manifestazioni di massa"(11).
Superare la separazione tra privato e politico viene visto come qualcosa di più sovversivo di una manifestazione appariscente. In un testo del 1977 si denuncia il pericolo che il femminismo possa decadere a ideologia, a un discorso precostituito, che si sostituisce alla pratica delle relazioni e alle elaborazioni che da essa derivano. (12)
Lea Melandri nel suo libro L'infamia originaria (13) pone al centro della riflessione il rapporto tra 'personale e politico', criticando le modalità dell'agire politico di donne e uomini appartenenti a gruppi e organizzazioni antagonisti al sistema.
La ricerca di autonomia per le donne passa necessariamente attraverso la decostruzione della artificiosa divisione tra uomo donna, natura cultura, pubblico privato, corpo mente; polarizzazione che ha investito tutte le forme dell'azione e del sapere umano, confinando le donne nella mera funzione riproduttiva, obbligandole a ritrovare prioritariamente in quell'ambito il senso e le gratificazioni affettive della loro esistenza.
Ne derivano un enfatizzare e un privilegiare, da parte di molte donne, l'aspetto sentimentale della vita, a discapito di tutti gli altri, causa non secondaria della dipendenza affettiva delle donne, della loro mancanza di autonomia, anche in presenza di situazioni materiali soddisfacenti. In tal modo, agli ostacoli esterni, opposti dall'ordine sociale alla piena partecipazione e affermazione delle donne nella sfera pubblica -della politica, della cultura, del lavoro - ostacoli che le trasformazioni socio-culturali via via rimuovono e superano, si sommano, con effetto ben più intenso, le schiavitù interiori, tra le quali una delle più potenti e attive risulta il sogno d'amore (14), come sogno di ricongiungimento, in un'armoniosa unità a due, degli opposti, forzatamente contrapposti, superamento di ogni polarizzazione nell'illusione di una completezza, esperita nel periodo pre e post nascita, e fantasticata per il resto della vita.
Questi atteggiamenti-comportamenti , comuni all'essere umano, donna o uomo che sia, hanno 'oggetti d'amore' diversi: per le donne la realizzazione prevalentemente nell'amore, per gli uomini nella politica e nel sociale diversi. Queste diversità sono determinate dall' accettazione di un ordine simbolico a cui si sottomettono donne e uomini, considerandolo naturale.
Tale ordine è inscritto nella lingua, la forma primaria di espressione dell'universo simbolico umano:"ciò che nelle varie culture viene considerato proprio del femminile e del maschile , a cui dovrebbero conformarsi le donne e gli uomini in carne ed ossa per corrispondere alle attese sociali, viene appreso durante l'infanzia attraverso la lingua madre e quindi percepito come naturale occorre una riflessione per avvertirne il carattere di costruzione sociale necessaria al mantenimento degli assetti storicamente dati.[...] La lingua italiana, come molte altre, rivela nelle sue strutture di senso e funzionamento un alto grado di androcentrismo , perché prevede un solo soggetto di pensiero e di discorso, apparentemente privo di determinazioni materiali e sensibili quindi astratto asessuato e in quanto tale universale, adatto cioè a rappresentare sia gli uomini che le donne, in realtà strutturato secondo modalità ascritte, nella nostra cultura , al maschile." (15)

La lingua però è modificabile ed è possibile inscrivervi un ordine simbolico , in cui la differenza di essere uomo o donna abbia posto, a partire dal desiderio personale di esistere liberamente nel mondo. Milagros Rivera nota che: "Dalla pratica della differenza femminile e dalla teorizzazione di questa pratica, dal nominarla, sono nate varie figure. Figure, non strutture, perché appena abbozzate e non a tutto tondo.. A queste figure appartengono la genealogia materna, l'affidamento, l'autorità femminile.
Sono figure e non codici perché non dipendono da regole o da norme pattuite o stabilite."(16)
Intorno all'essere donne/uomini tale pratica ha individuato come nodo fondamentale la relazione materna sia intesa come esperienza del diventare madri, sia come venire al mondo da una donna. (17)
Proprio questa riflessione, che sposta l'indagine e il discorso all'origine della costruzione di soggettività delle donne, come del resto degli uomini, ha aperto uno dei filoni più fecondi del pensiero femminista, costituendo il nucleo teorico di base, a partire dal quale - e intorno al quale - si sono dipanati tutti gli altri temi di indagine.
Diverse sono state le posizioni teoriche intorno all'interpretazione di questa relazione, diversi i linguaggi e gli approcci disciplinari: dalla psicoanalisi alla storia, dalla letteratura alla filosofia e all'antropologia, per giungere progressivamente alle scienze della materia e della natura, ma comunque numerosi gli intrecci, i punti di contatto tra i vari percorsi di riflessione, comune un risultato: lo svelamento della falsa neutralità del sapere e del pensiero ufficiali.
Infatti, se si attribuiscono insignificanza o irrilevanza al fatto fondamentale che ogni essere umano nasce da un " corpo di donna che prima di ogni altro muove impulsi, emozioni e fantasie, fino a confondersi con l'essere che gli è cresciuto dentro" (18), non solo si confinano le donne nella sfera del biologico e della garanzia della sopavvivenza materiale, ma ogni discorso risulterà poggiato sull'inconsapevolezza della realtà, quindi estremamente fragile, vacillante, ma violento.

Una modalità caratteristica del movimento delle donne, non solo italiano, è quella della narrazione soggettiva anche per la formulazione di concetti: si costruisce così una teoria che è simbolizzazione della propria vita. Ne forniamo un esempio col testo di bell hooks, che individua una dimensione politica radicale nel focolare domestico delle donne nere.
Tali narrazioni portano alla luce pratiche politiche di donne che diventano una proposta concreta per la modificazione della politica. ( vedi anche Democrazia )
L'entrata massiccia delle donne nella scuola superiore, superando numericamente gli studenti, e nell'università determina lo svilupparsi di Comunità e Associazioni, che decostruiscono e modificano i vari campi del sapere (19).
All'inizio degli anni sessanta inizia per le donne credenti un percorso che mette sotto accusa la nozione di Dio padre. " La tesi femminista trova una formulazione efficace nelle parole di Mary Daly: se Dio è maschio, allora il maschio è Dio". A far sì che la mascolinità venga considerata norma e misura per l'umanità (in modoche quando si pensa all'essere umano nella sua perfezione si pensa sempre all'uomo) è l'idea di Dio padre, centrale alla confessione cristiana"(20)
La proposta allora è di dire "dio uno e trino , completamente al femminile", ricercando le immagini femminili e il messaggio liberatorio di Dio, presenti nel patrimonio cristiano.

Note

(1)Sulle principali figure e concetti teorici del femminismo vedi Maria Milagros Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile. Pensiero delle donne e teoria femminista, traduzione e a cura di Emma Scaramuzza, Roma, Editori Riuniti, 1998;
costituisce un vasto repertorio con centinaia di immagini e alcuni sintetici saggi di storia delle donne soprattutto dell' Ottocento e del Novecento il catalogo della mostra
"Esistere come donna", coordinata da Rachele Farina , promossa dal Comune di Milano e tenutasi a Palazzo Reale nel 1983 (Milano, Mazzotta, 1983);
per una panoramica delle donne protagoniste nella storia del pensiero vedi: Giulio De Martino- Marina Bruzzese, Le filosofe. Le donne protagoniste nella storia del pensiero, Napoli, Liguori Editore, 1994;
uno studio generale incentrato sull'Italia e attento agli aspetti culturali e sociali
Michela De Giorgio, Le italiane dall'Unità a oggi, bari, Laterza, 1992.

(2) Per una ricostruzione dell'Emancipazionismo italiano vedi i testi di Annarita Buttafuoco, La causa delle donne. Cittadinanza e genere nel triennio "giacobino " in Italia, in Modi di essere. Studi, riflessioni, interventi sulla cultura e la politica delle donne in onore di Elvira Badaracco, Bologna, EM, 1991;
eadem, Straniere in patria. Temi e momenti dell'emancipazione femminile italiana dalle Repubbliche giacobine al fascismo, in Esperienza storica femminile nell'età moderna e contemporanea, parte I, Roma, UDI La Goccia, 1988;
eadem, Sul movimento politico delle donne. Scritti inediti, Roma, Utopia, 1987
eadem, Le Mariuccine. Storia di un'istituzione laica: l'Asilo Mariuccia, Milano, Angeli, 1985
eadem, Apolidi. Suffragismo femminile e istituzioni politiche dall'Unità al fascismo, in Le donne e la costituzione, Roma, Camera dei deputati, 1989; eadem , Cronache femminili,. Temi e momenti della stampa emancipazionista in Italia dall'Unità al fascismo, Arezzo, Facoltà di Magistero di Siena, 1988;
in tutti questi testi è presente una ricchissima bibliografia sui temi trattati, utile per eventuali approfondimenti e ricerche.
Una particolare attenzione alla situazione milanese è posta nei testi di: Emma Scaramuzza, Una filantropa di professione: Alessandrina Ravizza e la collaborazione con la Società Umanitaria, in Storia in Lombardia, n.3, 1986
Eadem, Repertorio dei periodici femminili della biblioteca Comunale di Milano-(1919-1943 ), in Memoria. Rivista di storia delle donne, ottobre 1981 Eadem, Un cavaliere delle donne: Osvaldo Gnocchi Viani. L'alleanza con il movimento emancipazionista milanese, in Storia in Lombardia, n.1, 1997 Eadem, Le maestre italiane tra Ottocento e Novecento. Una figura esemplare di educatrice socialista: Linda Malnati., in AA.VV: Cultura, istruzione e socialismo nell'età giolittiana, Milano, Franco Angeli, 1991
Per un'analisi del riformismo femminile neo-cristiano:
Roberta Fossati, Élites femminili e nuovi modelli religiosi nell'Italia tra Otto e Novecento, Urbino, Quattroventi,1997

(3) Sul rapporto donne e fascismo
Victoria De Grazia, Le donne nel regime fascista, Venezia, Marsilio, 1993..
E' particolarmente utile, per studiare e approfondire questo tema, la ricca bilbliografia curata da
Cettina Brigadeci alla voce Donne (storiografia), in Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino (a cura di), Il fascismo. Dizionario di storia, personaggi, cultura, economia, fonti e dibattito storiografico, Milano, Bruno Mondadori, 1998

(4) Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della Resistenza. Milano, Mursia, 1998
molto utile per la ricca bibliografia
AA. VV., L'altra metà della Resistenza, Milano, Mazzotta, 1978

(5) Annarita Buttafuoco, Sul movimento politico, op cit, p. p. XV

(6) Virginia Woolf, Le tre ghinee, (1938), Introduzione di Luisa Muraro, Milano, Feltrinelli, 1979, p.125

(7) Luisa Muraro, Virginia Woolf, Le tre ghinee, in Aida Ribero e Ferdinanda Vigliani (a cura di), 100 titoli. Guida ragionata al femminismo degli anni settanta, Ferrara, Luciana Tufani Editrice, 1998, p.18.
Questo libro si segnala come la guida bibliografica più completa e articolata finora apparsa sul femminismo degli anni Settanta, dal momento che le recensioni dei cento testi considerati fondamentali, dal punto di vista dell'elaborazione teorica e dell'influenza sul movimento femminista, sono redatte da protagoniste del movimento, che li rileggono alla luce delle consapevolezze dell'oggi.

(8) Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, (1949), Milano, Il Saggiatore, 1961

(9) Roberta Fossati, Simone de Beauvoir, il secondo sesso, in Cento titoli, op, cit, p. 21

(10) Paola Di Cori, Il movimento cresce e sceglie l'autonomia, in Esperienza storica femminile, op., cit., pp. 109-110

(11) Libreria delle Donne di Milano, Non credere di avere dei diritti. La generazione della libertà femminile nell'idea e nelle vicende di un gruppo di donne, Torino, Rosenberg & Sellier,1987, pp.89 - 91-94.
Il testo ripercorre i fatti e le idee che hanno avuto luogo fra il 1966 e il 1986 soprattutto a Milano. È un libro che costruisce teoria, raccontando una pratica politica, proprio perché ciò di cui parla prima non aveva nome.
Per una ricostruzione dellle vicende del Femminismo a Milano dal 1966 al 1982
Anna Rita Calabrò - Laura Grasso (a cura di), Dal movimento femminista al femminismo diffuso.Ricerca e documentazione nell'area lombarda, Milano, Franco Angeli, 1985

(12) Non esiste un punto di vista femminista, documento citato in Libreria delle Donne di Milano, Non credere op. cit., p.95, per le posizioni del gruppo francese

(13) Lea Melandri, L'infamia originaria. Facciamola finita col cuore e la politica, (I°ed. L'Erba Voglio 1977), Roma, il Manifesto edizioni, 1997

(14)Lea Melandri, Come nasce il sogno d'amore, Milano, Rizzoli, 1998

(15) Adriana Perrotta Rabissi, Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi in Eleonora Chiti (a cura di) Educare ad essere donne e uomini. Intreccio tra teoria e pratica, Torino, Rosenberg e Sellier, 1998, p. 45-46. Tra gli studi sull'ordine simbolico inscritto nel linguaggio si segnala per la sua completezza
Luce Irigaray, Parlare non è mai neutro, (I° ed.Editori Riuniti 1985), Roma, Editori Riuniti, 1991.
Patrizia Violi, L'infinito singolare. Considerazioni sulla differenza sessuale nel linguaggio, Verona, Essedue, 1986
Alma Sabatini, Il sessismo nella lingua italiana, Roma, Poligrafico della Stato, 1987

(16) Maria Milagros Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile. Op. cit., p142 . L'autrice segnala di aver appreso quest'accezione di figura dagli scritti della filosofa Maria Zambrano.

(17) Luisa Muraro, L'ordine simbolico della madre, Roma, Editori Riuniti, 1991;
Diotima, Il cielo stellato dentro di noi. L'ordine simbolico della madre, Milano, La Tartaruga, 1992;
Antoinette Fouque, I sessi sono due. Nascita della femminologia, trad. di Nadia Setti, Milano, Pratiche Editrice, 1999

(18) Lea Melandri, L'infamia originaria., op. cit., p. 10

(19) Se ne segnalano alcune: a Milano la Libera Università delle Donne, la Comunità di pratica e riflessione pedagogica e di ricerca storica, la Comunità scientifica Ipazia, l'Associazione Melusine; a Roma la Società Italiana delle Storiche; a Verona la Comunità filosofica Diotima; a Torino la Galleria delle Donne, a Bologna l'Associazione Orlando; inoltre i Gruppi di Pedagogia della Differenza di varie città hanno dato vita con altre ed altri al movimento dell' Autoriforma gentile.

(20) Elizabeth Green, Teologia femminista, Torino, Claudiana,1998, p.25.
Il volume offre un sintetico quadro della teologia femminista negli ultimi trent'anni, fornendo una bibliografia.
Mary Daly, Al di là di Dio padre, Roma, Editori Riuniti, 1990
Elisabeth Schüssler Fiorenza, In memoria di lei, Torino, Claudiana, 1994