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Virginia
Stephen-Woolf (1882-1941) scrisse diversi romanzi, tra cui La
crociera, Mrs Dalloway, Gita al faro e Orlando, sperimentando
modalità di scrittura che riescano a rappresentare i differenti
strati dell'essere e le dimensioni spazio temporali interiori.
Scrisse alcuni saggi , tra cui Una stanza tutta per sé sul rapporto
donne e letteratura e il già citato Le tre ghinee. (AA. VV.,
Esistere come donna, Milano, Mazzotta, 1983 (catalogo della
mostra, coordinata da Rachele Farina, tenutasi a Palazzo Reale
di Milano )

Carla
Lonzi- Centro Donna Venezia
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FEMMINISMO
di Adriana Perrotta Rabissi e Luciana
Tavernini
L'attenzione
è rivolta prevalentemente all'Italia, ma la circolazione e lo
scambio di riflessioni tra donne di varie parti del mondo è
stata ed è tuttora intensa e feconda , e tale da far saltare
appartenenze geo-politiche. (1)
In Italia il movimento di emancipazione femminile inizia più
tardi che in altri paesi, (vedi anche Democrazia)
sia per lo sviluppo tardivo dell'industrializzazione - con le
conseguenti e determinanti trasformazioni nel campo del lavoro
e del sociale in genere per le donne e per gli uomini-, che
per i problemi posti dall'unificazione
. Ma già alla fine del Settecento, durante la Repubblica Cisalpina,
si erano elevate voci isolate di donne che richiedevano i diritti
politici e civili (2). L'emancipazionismo
di fine Ottocento e inizio Novecento si struttura in Italia
come un vero e proprio movimento, non si identifica in alcun
partito, ma intreccia relazioni con i partiti democratici su
obiettivi comuni; si organizza e si dà visibilità, si afferma
come presenza autorevole anche nel campo assistenziale e sociale,
inventando modalità di intervento, che saranno la base del futuro
welfare-state.

Momenti
educativi all'aperto nell' Asilo Mariuccia, istituzione aconfessionale
per l'educazione di fanciulle povere e abbandonate, fondata
nel 1902 da Ersilia Majno Bronzini (1859-1933). (AA. VV., Esistere
come donna, Milano, Mazzotta, 1983 (catalogo della mostra, coordinata
da Rachele Farina, tenutasi a Palazzo Reale di Milano )
Nel
corso della Grande Guerra le donne diventano protagoniste nel
campo del lavoro, sia nell' industria che nell'agricoltura,
sostituendo anche gli uomini al fronte, mentre le le Associazioni
femminili, laiche e cattoliche, si attivano nei settori dell'assistenza
ai soldati in guerra e alle loro famiglie., proseguendo un'attività
che aveva caratterizzato le emancipazioniste ottocentesche.
Nell'immediato dopoguerra sembra che stia per concludersi positivamente
la battaglia per il suffragio femminile, in un primo momento
limitato al voto amministrativo - approvazione della legge il
30/7/1919 da parte della Camera - con la prospettiva di diventare
completo dopo due legislazioni.
La caduta del governo e i successivi avvenimenti impediscono
l'approvazione della legge da parte del Senato. Alcune fra le
più attive esponenti del movimento emancipazionista aderiscono
al fascismo, illuse dall'apparente "rottura di schemi" che Mussolini
va propagandando.
Ben presto le donne si accorgono che il modello "nuovo" loro
proposto dal regime è centrato sul ruolo della riproduzione,
che nega le donne come persone, relegandole nella pura funzione
biologica e sociale. (3)
L'accesso
delle donne italiane alla piena cittadinanza politica si attua
con un decreto del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 1945,
anche come riconoscimlento della funzione esercitata dalle donne
nel corso della Resistenza. (4)
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta e dagli anni Sessanta,
in parallelo allo sviluppo economico, si ha un ingresso sempre
più massiccio delle donne nel mercato del lavoro - anche se
non avevano mai smesso di lavorare, durante il fascismo, in
particolare nel terziario, dove si era registrato addirittura
un incremento dell'occupazione femminile malgrado le leggi restrittive
e discriminatorie fasciste - e nella scuola, soprattutto in
seguito all'istituzione dell'obbligo scolastico fino a quattordici
anni.
Inoltre, secondo Annarita Buttafuoco, "l'utilizzazione sempre
più ampia degli elettrodomestici che sembravano aver "liberato"
le casalinghe; la crescente influenza modernizzante dei mezzi
di comunicazione di massa, e specie della televisione, sulle
abitudini e sul costume in generale; il dibattito interno alla
stessa Chiesa con le aperture del Concilio Vaticano II sul ruolo
delle donne nella comunità ecclesiale e nella società - la nuova
dignità della donna era uno dei "segni" dei tempi indicato da
Giovanni XXIII nella Pacem in terris - nonché il clima politico
segnato dal centro-sinistra, facevano in genere considerare
la persistente condizione di subordinazione femminile come un
fenomeno del tutto "residuale"che si sarebbe risolto nel giro
di breve tempo." (5)
Per
quanto riguarda l'Europa, nella prima metà del secolo, nel 1938
viene pubblicato in Inghilterra Three Guineas, un libro che
possiamo considerare fondamentale per il femminismo.
Virginia Woolf lo scrive tra il '34 e il '38, quando in Europa
stanno avanzando il fascismo e il nazismo. Alcuni amici democratici
le chiedono interventi pubblici e sottoscrizioni a favore delle
Associazioni antifasciste. Dopo la morte del nipote nella guerra
civile spagnola e l'aiuto prestato alla sorella disperata, Virginia
comprende perchè avesse esitato a aderire alle richieste degli
amici, infatti scrive: " Forse non si tratta né di un pensiero
né di un'emozione, ma di qualcosa di più profondo, di più fondamentale,
di una differenza, forse. E diversi lo siamo, come hanno dimostrato
i fatti, per sesso e per educazione. È. da quella differenza,
ancora una volta, che può venirvi l'aiuto, se aiutarvi possiamo,
per difendere la libertà, per prevenire la guerra. Ma se firmiamo
il modulo che ci impegna a diventare membri attivi della Sua
associazione, sarebbe come perdere quella differenza e quindi
sacrificare la possibilità di aiutarvi (6)".
E' questa, secondo Luisa Muraro, "la scoperta del pensiero della
differenza e la sua prima formulazione"(7). La Woolf formula
una critica radicale al concetto di patria e alla politica maschile
competitiva, violenta e narcisistica, proponendo con la Società
delle Estranee una modalità più proficua per prevenire la
guerra e garantire la libertà.
In
Francia Simone de Beauvoir pubblica nel 1949 Il secondo sesso
(8), che ebbe enorme risonanza, suscitando entusiasmi ed esecrazioni,
ma comunque ha il merito di porre due grandi ipotesi: "la donna
è l'Altro per eccellenza, specchio per l'uomo del suo destino
contingente, della fragilità della sua stessa carne. Il " secondo
sesso "è una costruzione sociale; non esiste, insomma, una natura
femminile: ' Donna non si nasce, lo si diventa'."( 9)
Un
elemento fondamentale della "rivoluzione teorica del femminismo",
secondo l'espressione della storica Paola Di Cori , è "il rovesciamento
di una realtà basata sulla gerarchia di valori che attribuisce
potere, legittimazione, autorità solo e soprattutto alla separazione
di questi termini: a pubblico rispetto a privato, e a politico
rispetto a personale. Ciò che è stato ribaltato è l'idea di
una realtà letta e interpretata sulla base di una separazione
netta di compiti, ruoli e caratteristiche attribuite all'una
o all'altra di queste sfere, e che presuppone una visione complessiva
dell'operare umano in cui l'una è subalterna all'altra e che
tradizionalmente assegna agli uomini storicamente e socialmente
il privilegio di monopolizzare lo spazio della sfera dominante,
cioè il pubblico e il politico. Il femminismo capovolge radicalmente
questa gerarchia proprio quando denuncia la mistificazione che
è nascosta dietro queste separazioni e proclama invece che la
propria privatezza appartiene alla sfera pubblica e politica,
che la sessualità è politica, che la realtà socio - economica
entro cui viviamo è costruita sulla base di specifiche politiche
sessuali." (10)
Proprio le tematiche della sessualità, del corpo, della relazione
tra donne, della loro consapevole o inconsapevole complicità
con l'ordine sociale e culturale dato vengono affrontate nei
gruppi separatisti di autocoscienza: Questa è la pratica politica
agita dal movimento femminista e dà luogo a prese di posizioni
pubbliche come, nel 1970, il Manifesto di
Rivolta femminile, gruppo fondato da Carla Lonzi (1931-1982).
Intorno al 1975 circa i gruppi autonomi di donne iniziarono
a trasformarsi da gruppi di parola in "gruppi che si dedicarono
alla realizzazione di qualcosa, come librerie, biblioteche,
case editrici, luoghi di ritrovo. Nasce la cosiddetta pratica
del fare tra donne. Questa [..] derivò dalla pratica dei rapporti
tra donne , fu una sua specificazione . la sua derivazione e
però più complessa, vi è coinvolta la parola.[..]s'intendeva
che il fare, con tutto ciò che portava in luce, dovesse offrirsi
al giudizio, così da trasformare l'esperienza in sapere. [..]
Non ci sono dubbi sulla sua efficacia modificatrice, opposta
da questo punto di vista alla politica delle manifestazioni
di massa"(11).
Superare la separazione tra privato e politico viene visto come
qualcosa di più sovversivo di una manifestazione appariscente.
In un testo del 1977 si denuncia il pericolo che il femminismo
possa decadere a ideologia, a un discorso precostituito, che
si sostituisce alla pratica delle relazioni e alle elaborazioni
che da essa derivano. (12)
Lea Melandri nel suo libro L'infamia originaria (13) pone al
centro della riflessione il rapporto tra 'personale
e politico', criticando le modalità dell'agire politico
di donne e uomini appartenenti a gruppi e organizzazioni antagonisti
al sistema.
La ricerca di autonomia per le donne passa necessariamente attraverso
la decostruzione della artificiosa divisione tra uomo donna,
natura cultura, pubblico privato, corpo mente; polarizzazione
che ha investito tutte le forme dell'azione e del sapere umano,
confinando le donne nella mera funzione riproduttiva, obbligandole
a ritrovare prioritariamente in quell'ambito il senso e le gratificazioni
affettive della loro esistenza.
Ne derivano un enfatizzare e un privilegiare, da parte di molte
donne, l'aspetto sentimentale della vita, a discapito di tutti
gli altri, causa non secondaria della dipendenza affettiva delle
donne, della loro mancanza di autonomia, anche in presenza di
situazioni materiali soddisfacenti. In tal modo, agli ostacoli
esterni, opposti dall'ordine sociale alla piena partecipazione
e affermazione delle donne nella sfera pubblica -della politica,
della cultura, del lavoro - ostacoli che le trasformazioni socio-culturali
via via rimuovono e superano, si sommano, con effetto ben più
intenso, le schiavitù interiori, tra le quali una delle più
potenti e attive risulta il sogno d'amore
(14), come sogno di ricongiungimento, in un'armoniosa unità
a due, degli opposti, forzatamente contrapposti, superamento
di ogni polarizzazione nell'illusione di una completezza, esperita
nel periodo pre e post nascita, e fantasticata per il resto
della vita.
Questi atteggiamenti-comportamenti , comuni all'essere umano,
donna o uomo che sia, hanno 'oggetti d'amore' diversi: per le
donne la realizzazione prevalentemente nell'amore, per gli uomini
nella politica e nel sociale diversi. Queste diversità sono
determinate dall' accettazione di un ordine simbolico a cui
si sottomettono donne e uomini, considerandolo naturale.
Tale ordine è inscritto nella lingua, la forma primaria di espressione
dell'universo simbolico umano:"ciò che nelle varie culture viene
considerato proprio del femminile e del maschile , a cui dovrebbero
conformarsi le donne e gli uomini in carne ed ossa per corrispondere
alle attese sociali, viene appreso durante l'infanzia attraverso
la lingua madre e quindi percepito come naturale occorre una
riflessione per avvertirne il carattere di costruzione sociale
necessaria al mantenimento degli assetti storicamente dati.[...]
La lingua italiana, come molte altre, rivela nelle sue strutture
di senso e funzionamento un alto grado di androcentrismo , perché
prevede un solo soggetto di pensiero e di discorso, apparentemente
privo di determinazioni materiali e sensibili quindi astratto
asessuato e in quanto tale universale, adatto cioè a rappresentare
sia gli uomini che le donne, in realtà strutturato secondo modalità
ascritte, nella nostra cultura , al maschile." (15)
La
lingua però è modificabile ed è possibile inscrivervi un ordine
simbolico , in cui la differenza di essere uomo o donna abbia
posto, a partire dal desiderio personale di esistere liberamente
nel mondo. Milagros Rivera nota che: "Dalla pratica della differenza
femminile e dalla teorizzazione di questa pratica, dal nominarla,
sono nate varie figure. Figure, non strutture, perché appena
abbozzate e non a tutto tondo.. A queste figure appartengono
la genealogia materna, l'affidamento,
l'autorità femminile.
Sono figure e non codici perché non dipendono da regole o da
norme pattuite o stabilite."(16)
Intorno all'essere donne/uomini tale pratica ha individuato
come nodo fondamentale la relazione materna sia intesa come
esperienza del diventare madri, sia come venire al mondo da
una donna. (17)
Proprio questa riflessione, che sposta l'indagine e il discorso
all'origine della costruzione di soggettività delle donne, come
del resto degli uomini, ha aperto uno dei filoni più fecondi
del pensiero femminista, costituendo il nucleo teorico di base,
a partire dal quale - e intorno al quale - si sono dipanati
tutti gli altri temi di indagine.
Diverse sono state le posizioni teoriche intorno all'interpretazione
di questa relazione, diversi i linguaggi e gli approcci disciplinari:
dalla psicoanalisi alla storia, dalla letteratura alla filosofia
e all'antropologia, per giungere progressivamente alle scienze
della materia e della natura, ma comunque numerosi gli intrecci,
i punti di contatto tra i vari percorsi di riflessione, comune
un risultato: lo svelamento della falsa neutralità del sapere
e del pensiero ufficiali.
Infatti, se si attribuiscono insignificanza o irrilevanza al
fatto fondamentale che ogni essere umano nasce da un " corpo
di donna che prima di ogni altro muove impulsi, emozioni e fantasie,
fino a confondersi con l'essere che gli è cresciuto dentro"
(18), non solo si confinano le donne nella sfera del biologico
e della garanzia della sopavvivenza materiale, ma ogni discorso
risulterà poggiato sull'inconsapevolezza della realtà, quindi
estremamente fragile, vacillante, ma violento.
Una
modalità caratteristica del movimento delle donne, non solo
italiano, è quella della narrazione soggettiva anche per la
formulazione di concetti: si costruisce così una teoria che
è simbolizzazione della propria vita. Ne forniamo un esempio
col testo di bell hooks, che individua
una dimensione politica radicale nel focolare domestico delle
donne nere.
Tali narrazioni portano alla luce pratiche politiche di donne
che diventano una proposta concreta per la modificazione della
politica. ( vedi anche Democrazia
)
L'entrata massiccia delle donne nella scuola superiore, superando
numericamente gli studenti, e nell'università determina lo svilupparsi
di Comunità e Associazioni, che decostruiscono e modificano
i vari campi del sapere (19).
All'inizio degli anni sessanta inizia per le donne credenti
un percorso che mette sotto accusa la nozione di Dio padre.
" La tesi femminista trova una formulazione efficace nelle parole
di Mary Daly: se Dio è maschio, allora il maschio è Dio". A
far sì che la mascolinità venga considerata norma e misura per
l'umanità (in modoche quando si pensa all'essere umano nella
sua perfezione si pensa sempre all'uomo) è l'idea di Dio padre,
centrale alla confessione cristiana"(20)
La proposta allora è di dire "dio uno e trino , completamente
al femminile", ricercando le immagini femminili e il messaggio
liberatorio di Dio, presenti nel patrimonio cristiano.
Note
(1)Sulle
principali figure e concetti teorici del femminismo vedi Maria
Milagros Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile. Pensiero
delle donne e teoria femminista, traduzione e a cura di Emma
Scaramuzza, Roma, Editori Riuniti, 1998;
costituisce un vasto repertorio con centinaia di immagini e
alcuni sintetici saggi di storia delle donne soprattutto dell'
Ottocento e del Novecento il catalogo della mostra
"Esistere come donna", coordinata da Rachele Farina , promossa
dal Comune di Milano e tenutasi a Palazzo Reale nel 1983 (Milano,
Mazzotta, 1983);
per una panoramica delle donne protagoniste nella storia del
pensiero vedi: Giulio De Martino- Marina Bruzzese, Le filosofe.
Le donne protagoniste nella storia del pensiero, Napoli, Liguori
Editore, 1994;
uno studio generale incentrato sull'Italia e attento agli aspetti
culturali e sociali
Michela De Giorgio, Le italiane dall'Unità a oggi, bari, Laterza,
1992.
(2)
Per una ricostruzione dell'Emancipazionismo italiano vedi i
testi di Annarita Buttafuoco, La causa delle donne. Cittadinanza
e genere nel triennio "giacobino " in Italia, in Modi di essere.
Studi, riflessioni, interventi sulla cultura e la politica delle
donne in onore di Elvira Badaracco, Bologna, EM, 1991;
eadem, Straniere in patria. Temi e momenti dell'emancipazione
femminile italiana dalle Repubbliche giacobine al fascismo,
in Esperienza storica femminile nell'età moderna e contemporanea,
parte I, Roma, UDI La Goccia, 1988;
eadem, Sul movimento politico delle donne. Scritti inediti,
Roma, Utopia, 1987
eadem, Le Mariuccine. Storia di un'istituzione laica: l'Asilo
Mariuccia, Milano, Angeli, 1985
eadem, Apolidi. Suffragismo femminile e istituzioni politiche
dall'Unità al fascismo, in Le donne e la costituzione, Roma,
Camera dei deputati, 1989; eadem , Cronache femminili,. Temi
e momenti della stampa emancipazionista in Italia dall'Unità
al fascismo, Arezzo, Facoltà di Magistero di Siena, 1988;
in tutti questi testi è presente una ricchissima bibliografia
sui temi trattati, utile per eventuali approfondimenti e ricerche.
Una particolare attenzione alla situazione milanese è posta
nei testi di: Emma Scaramuzza, Una filantropa di professione:
Alessandrina Ravizza e la collaborazione con la Società Umanitaria,
in Storia in Lombardia, n.3, 1986
Eadem, Repertorio dei periodici femminili della biblioteca Comunale
di Milano-(1919-1943 ), in Memoria. Rivista di storia delle
donne, ottobre 1981 Eadem, Un cavaliere delle donne: Osvaldo
Gnocchi Viani. L'alleanza con il movimento emancipazionista
milanese, in Storia in Lombardia, n.1, 1997 Eadem, Le maestre
italiane tra Ottocento e Novecento. Una figura esemplare di
educatrice socialista: Linda Malnati., in AA.VV: Cultura, istruzione
e socialismo nell'età giolittiana, Milano, Franco Angeli, 1991
Per un'analisi del riformismo femminile neo-cristiano:
Roberta Fossati, Élites femminili e nuovi modelli religiosi
nell'Italia tra Otto e Novecento, Urbino, Quattroventi,1997
(3) Sul rapporto donne e fascismo
Victoria De Grazia, Le donne nel regime fascista, Venezia, Marsilio,
1993..
E' particolarmente utile, per studiare e approfondire questo
tema, la ricca bilbliografia curata da
Cettina Brigadeci alla voce Donne (storiografia), in Alberto
De Bernardi e Scipione Guarracino (a cura di), Il fascismo.
Dizionario di storia, personaggi, cultura, economia, fonti e
dibattito storiografico, Milano, Bruno Mondadori, 1998
(4)
Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della Resistenza.
Milano, Mursia, 1998
molto utile per la ricca bibliografia
AA. VV., L'altra metà della Resistenza, Milano, Mazzotta, 1978
(5) Annarita Buttafuoco, Sul movimento politico, op cit, p.
p. XV
(6)
Virginia Woolf, Le tre ghinee, (1938), Introduzione di Luisa
Muraro, Milano, Feltrinelli, 1979, p.125
(7) Luisa Muraro, Virginia Woolf, Le tre ghinee, in Aida Ribero
e Ferdinanda Vigliani (a cura di), 100 titoli. Guida ragionata
al femminismo degli anni settanta, Ferrara, Luciana Tufani Editrice,
1998, p.18.
Questo libro si segnala come la guida bibliografica più completa
e articolata finora apparsa sul femminismo degli anni Settanta,
dal momento che le recensioni dei cento testi considerati fondamentali,
dal punto di vista dell'elaborazione teorica e dell'influenza
sul movimento femminista, sono redatte da protagoniste del movimento,
che li rileggono alla luce delle consapevolezze dell'oggi.
(8) Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, (1949), Milano, Il
Saggiatore, 1961
(9) Roberta Fossati, Simone de Beauvoir, il secondo sesso, in
Cento titoli, op, cit, p. 21
(10)
Paola Di Cori, Il movimento cresce e sceglie l'autonomia, in
Esperienza storica femminile, op., cit., pp. 109-110
(11)
Libreria delle Donne di Milano, Non credere di avere dei diritti.
La generazione della libertà femminile nell'idea e nelle vicende
di un gruppo di donne, Torino, Rosenberg & Sellier,1987, pp.89
- 91-94.
Il testo ripercorre i fatti e le idee che hanno avuto luogo
fra il 1966 e il 1986 soprattutto a Milano. È un libro che costruisce
teoria, raccontando una pratica politica, proprio perché ciò
di cui parla prima non aveva nome.
Per una ricostruzione dellle vicende del Femminismo a Milano
dal 1966 al 1982
Anna Rita Calabrò - Laura Grasso (a cura di), Dal movimento
femminista al femminismo diffuso.Ricerca e documentazione nell'area
lombarda, Milano, Franco Angeli, 1985
(12)
Non esiste un punto di vista femminista, documento citato in
Libreria delle Donne di Milano, Non credere op. cit., p.95,
per le posizioni del gruppo francese
(13)
Lea Melandri, L'infamia originaria. Facciamola finita col cuore
e la politica, (I°ed. L'Erba Voglio 1977), Roma, il Manifesto
edizioni, 1997
(14)Lea
Melandri, Come nasce il sogno d'amore, Milano, Rizzoli, 1998
(15)
Adriana Perrotta Rabissi, Parlare e scrivere senza cancellare
uno dei due sessi in Eleonora Chiti (a cura di) Educare ad essere
donne e uomini. Intreccio tra teoria e pratica, Torino, Rosenberg
e Sellier, 1998, p. 45-46. Tra gli studi sull'ordine simbolico
inscritto nel linguaggio si segnala per la sua completezza
Luce Irigaray, Parlare non è mai neutro, (I° ed.Editori Riuniti
1985), Roma, Editori Riuniti, 1991.
Patrizia Violi, L'infinito singolare. Considerazioni sulla differenza
sessuale nel linguaggio, Verona, Essedue, 1986
Alma Sabatini, Il sessismo nella lingua italiana, Roma, Poligrafico
della Stato, 1987
(16)
Maria Milagros Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile.
Op. cit., p142 . L'autrice segnala di aver appreso quest'accezione
di figura dagli scritti della filosofa Maria Zambrano.
(17)
Luisa Muraro, L'ordine simbolico della madre, Roma, Editori
Riuniti, 1991;
Diotima, Il cielo stellato dentro di noi. L'ordine simbolico
della madre, Milano, La Tartaruga, 1992;
Antoinette Fouque, I sessi sono due. Nascita della femminologia,
trad. di Nadia Setti, Milano, Pratiche Editrice, 1999
(18)
Lea Melandri, L'infamia originaria., op. cit., p. 10
(19)
Se ne segnalano alcune: a Milano la Libera Università delle
Donne, la Comunità di pratica e riflessione pedagogica e di
ricerca storica, la Comunità scientifica Ipazia, l'Associazione
Melusine; a Roma la Società Italiana delle Storiche; a Verona
la Comunità filosofica Diotima; a Torino la Galleria delle Donne,
a Bologna l'Associazione Orlando; inoltre i Gruppi di Pedagogia
della Differenza di varie città hanno dato vita con altre ed
altri al movimento dell' Autoriforma gentile.
(20)
Elizabeth Green, Teologia femminista, Torino, Claudiana,1998,
p.25.
Il volume offre un sintetico quadro della teologia femminista
negli ultimi trent'anni, fornendo una bibliografia.
Mary Daly, Al di là di Dio padre, Roma, Editori Riuniti, 1990
Elisabeth Schüssler Fiorenza, In memoria di lei, Torino, Claudiana,
1994
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