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Virginia
Stephen-Woolf (1882-1941) scrisse diversi romanzi, tra cui La crociera,
Mrs Dalloway, Gita al faro e Orlando, sperimentando modalità di scrittura
che riescano a rappresentare i differenti strati dell'essere e le
dimensioni spazio temporali interiori. Scrisse alcuni saggi , tra
cui Una stanza tutta per sé sul rapporto donne e letteratura e il
già citato Le tre ghinee. (AA. VV., Esistere come donna, Milano, Mazzotta,
1983 (catalogo della mostra, coordinata da Rachele Farina, tenutasi
a Palazzo Reale di Milano )
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LA
SOCIETÁ DELLE ESTRANEE
Cercheremo
di delineare brevemente il tipo di associazione che le figlie degli
uomini colti potrebbero fondare al di fuori della vostra ma al suo fianco
con gli stessi fini, In primo luogo, questa nuova associazione, sarà
per Lei un sollievo apprenderlo, non avrà alcun tesoriere onorario,
perché non avrà bisogno di fondi. Non avrà alcuna sede, alcun comitato,
alcuna segreteria; non convocherà riunioni, non organizzerà convegni.
Se un nome dovrà avere, la si potrà chiamare la Società delle Estranee.
Non è un nome altisonante, ma presenta il vantaggio di essere coerente
con i fatti - i fatti della Storia, della legge, delle biografie; e
perfino, forse, con i fatti ancora indecifrati della nostra ancora oscura
psicologia. Sarà formata di figlie di uomini colti che lavorano all'interno
della propria classe (e come potrebbero lavorare in qualunque altra?)
e con i propri metodi per la causa della libertà, dell'uguaglianza e
per la pace.
Il loro primo dovere, che si impegneranno ad adempiere senza giuramenti,
perché giuramenti e cerimonie non hanno posto in una società che deve
sopra ogni altra cosa essere anonima e flessibile, sarà di non combattere
mai con le armi. Questa regola sarà facile da rispettare perché, come
ci informa il giornale, "il Consiglio Superiore della Difesa non ha
alcuna intenzione di istituire corpi armati femminili".
E' il Paese a garantirlo. Inoltre si rifiuteranno, in caso di guerra,
di fabbricare munizioni o di fare le infermiere. Poiché nell'ultima
guerra entrambe queste attività furono svolte principalmente dalle figlie
dei proletari, anche in questo caso le pressioni non saranno pesanti,
anche se con ogni probabilità sgradevoli. Il terzo dovere che le Estranee
si impegneranno ad adempiere presenta invece grandi difficoltà e richiede
non solo coraggio e spirito d iniziativa, ma le conoscenze specifiche
della figlia di un uomo colto.
Si tratta, in breve, non di incitare i fratelli a combattere, e neppure
di cercare di dissuaderli, bensì di mantenere un atteggiamento di totale
indifferenza. Ma l'atteggiamento espresso dalla parola "indifferenza"
è così complesso e talmente importante che persino in un discorso come
il nostro va definito meglio. Innanzitutto, all'indifferenza va data
una solida base nei fatti.
Ed è un fatto che la donna non è in grado di capire l'istinto che spinge
il fratello a combattere, la gloria, l'interesse, la virile soddisfazione
che il combattimento gli offre - "senza la guerra verrebbe a mancare
lo sbocco per le virili virtù che si sviluppano combattendo"; è un fatto
che l'istinto del combattimento è una caratteristica sessuale che lei
non può condividere, il corrispettivo, dicono alcuni, dell'istinto materno
che lui non può condividere; dunque è un istinto che lei non è in grado
di giudicare.
L'estranea
quindi deve lasciare libero il fratello di gestire da solo questo istinto,
perché la libertà di opinione va sempre rispettata, soprattutto quando
si basa su un istinto completamente estraneo a lei, tanto estraneo quanto
sono riusciti a renderlo secoli di tradizione e di educazione.
Questa è una distinzione fondamentale e istintiva su cui può poggiare
l'indifferenza. Ma l'estranea si deve sforzare di basare la propria
indifferenza non sull'istinto soltanto, ma sulla ragione. Quando lui
dice, come la Storia dimostra che ha detto e potrà dire ancora, "Combatto
per difendere il nostro Paese", nel tentativo di risvegliare l'emozione
patriottica di lei, essa si chiederà: "Cosa significa per me, un'estranea,
l'espressione 'il nostro Paese'?" Per rispondersi analizzerà il significato
che il patriottismo ha per lei personalmente.
Si informerà sul posto che hanno avuto il suo sesso e la sua classe
in passato.
Si informerà sulla quantità di ricchezza, di terre e di proprietà in
possesso del suo sesso e della sua classe nel presente: quanta "Inghilterra"
le appartiene di fatto?
Si informerà sulla protezione giuridica che le ha accordato la legge
in passato e che le accorda ora.
E se lui aggiunge che combatte per proteggere il corpo di lei, lei rifletterà
sul grado di protezione fisica che le viene offerto oggi, quando sui
muri stanno scritte a grandi lettere le parole: "Allarme: incursioni
aeree".
E se lui dice di combattere per proteggere l'Inghilterra dal dominio
straniero, lei rifletterà che per lei non esistono "stranieri", giacchè
per legge diviene essa stessa straniera se sposa uno straniero.
E farà del suo meglio per far divenire una realtà questa riflessione,
e non per un forzato senso di fratellanza, ma per autentica simpatia
umana.
Tutti
questi fatti convinceranno la sua ragione che il suo sesso e la sua
classe hanno avuto ben poco di cui ringraziare l'Inghilterra nel passato;
e non molto di cui ringraziare l'Inghilterra nel presente; mentre l'incolumità
della sua persona nel futuro è quantomeno dubbia. Ma probabilmente avrà
assorbito in qualche misura, chissà, dalla balia, la romantica idea
che gli inglesi, i cui padri e nonni vede marciare nell'affresco della
Storia, siano "superiori" agli uomini degli altri paesi.
Sarà dunque suo dovere verificare quest'idea mettendo a confronto gli
storici francesi con quelli inglesi; gli storici tedeschi con quelli
francesi; la testimonianza di chi è sottoposto al dominio - gli indiani,
gli irlandesi, per esempio - con i vanti di chi esercita il dominio.
Ma ancora può rimanerle qualche emozione "patriottica", qualche scheggia
di fede nella superiorità del suo Paese rispetto agli altri Paesi. Allora
metterà a confronto la pittura inglese con quella francese; la musica
inglese con quella tedesca; la letteratura inglese con quella greca,
che non mancano le traduzioni.
Una volta fatti diligentemente: con la logica questi raffronti, l'estranea
si troverà in possesso di ottime ragioni per assumere un atteggiamento
di indifferenza.
Scoprirà di non avere, per contro, alcuna rancore per chiedere al fratello
di combattere per lei in difesa della "nostra" patria.
"La 'nostra patria' ", dirà, "durante tutta la Storia mi ha trattata
da schiava, mi ha negato l'istruzione e qualunque partecipazione alle
sue ricchezze.
La 'nostra' patria cessa di essere mia se sposo uno straniero.
La 'nostra' patria mi nega i mezzi per difendermi, mi obbliga a pagare
annualmente grosse somme per farmi proteggere, e riesce così poco, ciò
nonostante, a proteggermi. che su tutti i muri stanno scritte le parole
"Allarme: incursioni aeree".
Perciò, se tu insisti nel voler combattere per proteggere me o la 'nostra
patria', mettiamo bene in chiaro, a tu per tu, lucidamente e razionalmente,
che tu stai combattendo per gratificare un istinto sessuale che io non
condivido; per conquistare vantaggi che io non ho mai condiviso e probabilmente
mai condividerò; e non per gratificare i miei istinti o per proteggere
la mia persona o la mia patria. Perché, dirà l'estranea, "io in quanto
donna non ho patria. In quanto donna, la mia patria è il mondo intero".
E se, quando la ragione ha detto quello che aveva da dire, ancora rimane
qualche ostinata emozione. qualche po' di amore per l'Inghilterra lasciato
cadere nel suo orecchio di bambina dallo zirlare di un merlo sull'olmo,
dal mormorio dell'onda sulla battigia, o da voci inglesi recitanti una
filastrocca infantile, di questa goccia di pura, se irrazionale, emozione
essa userà per regalare all'Inghilterra prima che ad altri il proprio
desiderio di pace e di libertà per il mondo intero.
Tale
sarà dunque la natura delta sua "indifferenza". e da quell'indifferenza
dovranno scaturire certe azioni.
L'estranea si impegnerà a non prendere parte a manifestazioni patriottiche;
a non dare il suo avvallo ad alcuna forma di orgoglio nazionale; ad
essere assente da qualunque parata militare, torneo, carosello, premiazione
o altre cerimonie che rinforzano il desiderio di imporre la "nostra"
civiltà o il "nostro" dominio ad altri popoli. E la psicologia della
vita quotidiana giustifica la convinzione che un simile uso dell'indifferenza
da parte delle figlie degli uomini colti vi sarà materialmente di aiuto
per prevenire la guerra. La psicologia infatti sembra dimostrare che
agli esseri umani riesce molto più difficile agire quando chi li circonda
rimane indifferente e permette loro completa libertà di azione che non
quando le loro azioni diventano il centro di intese emozioni.
Provate a supplicare un ragazzino che marcia e strombetta fuori dalla
finestra di smettere; continuerà a far chiasso; non dite nulla e la
smetterà. A non dare ai fratelli né la bianca piuma della codardia né
la rossa piuma del coraggio, a non dargli nessuna piuma; a chiudere
quegli occhi vivaci che irradiano influenza o a fissarli altrove quando
si parla di guerra: a questo dovere le estranee si addestreranno in
tempo di pace, prima che inevitabilmente la minaccia della morte renda
impotente la ragione. Questi dunque alcuni metodi con i quali l'associazione,
l'anonima e segreta Società delle Estranee, vi aiuterà, Signore, a prevenire
la guerra e a garantire la libertà.
Note
1)Nel diciannovesimo
secolo le figlie degli uomini colti svolsero un'opera preziosa a favore
del proletariato, nell'unico modo ad esse possibile. Ma oggi che alcune
di esse hanno ricevuto un'educazione costosa, si può sostenere che la
loro opera risulterà molto più efficace se rimarranno nella propria
classe per migliorarla: e di migliorare essa ha certamente bisogno.
Gli appartenenti alla classe colta che (e sono molti) rinunciano alle
qualità stesse che la cultura avrebbe dovuto fargli acquisire- raziocinio,
tolleranza, comprensione - e giocano a fare i proletari sposandone la
causa, non fanno che esporre quella causa al ridicolo, senza far nulla
per migliorare la propria classe. Ma la quantità di libri scritti dalla
classe colta intorno al proletariato sembra dimostrare che il suo fascino
e le gratificazioni emotive che l'adottarne la causa garantisce sono
per la borghesia di oggi altrettanto irresistibili del fascino dell'aristocrazia
vent'anni fa. (vedi A la Recherche du Temps Perdu).
Nel frattempo sarebbe interessante sapere cosa pensano i veri proletari
dei signorini e delle signorine della borghesia che adottano la causa
del proletariato senza sacrificare il capitale borghese, o senza condividere
l'esperienza proletaria. "La casalinga media", secondo la signora Murphy,
Direttrice dei Servizi Sociali della British Commercial Gas Association,
"lava 4.000 mq. di piatti sporchi, un chilometro e mezzo di bicchieri,
quattro chilometri e mezzo di panni, e sette chilometri di pavimenti
all'anno". (Dady Telegraph, 29 settembre 1937).
Per una descrizione più dettagliata della vita nella classe proletaria,
si veda Life as We bave Known It, della Cooperativa donne proletarie,
a cura di Margaret Llewelyn Davies.
Anche The Life of Joseph Wright offre un ammirevole resoconto della
vita del proletariato, di prima mano e non attraverso lenti rosa. -
"Il Ministero della Difesa ha reso noto ieri che il Consiglio Superiore
della Difesa non ha alcuna intenzione di istituire corpi armati femminili".
(The Times, 22 ottobre 1937) - Questo segna una fondamentale distinzione
tra i sessi.
Il pacifismo è obbligatorio per le donne. Agli uomini è concessa ancora
libertà di scelta. La seguente citazione dimostra tuttavia che l'istinto
del combattimento, quando riceve approvazione ufficiale, si sviluppa
facilmente. "Gli occhi infossati, i lineamenti tesi, l'amazzone si regge
ritta in sella alla testa del suo squadrone. … Cinque parlamentari inglesi
guardano questa donna con la rispettosa e un po' inquieta ammirazione
che si prova per un animale selvatico di qualche specie sconosciuta..
… -Avvicinati, Amalia - ordina il comandante. La donna sprona il cavallo
verso di noi e saluta il suo superiore con la spada. - Sergente Amalia
Bonilla - continua il comandante dello squadrone - Quanti anni hai?
- Trentasei - Dove sei nata? - A Granada - Perché ti sei arruolata?
- - Le mie due figlie erano miliziane. La più giovane fu uccisa sull'Alto
de Leon. Pensai che dovevo prendere il suo posto e vendicarla - E quanti
nemici hai ucciso per vendicarla? - Lei lo sa, comandante, cinque. Il
sesto non è sicuro. - No, ma gli hai preso il cavallo. Infatti l'amazzone
Amalia cavalca uno stupendo animale grigio pomellato, dal portamento
di un cavallo da parata.. - Questa donna che ha ucciso cinque uomini
- ma non è sicura del sesto - rappresentò per gli inviati della Camera
dei Comuni una perfetta introduzione alla guerra di Spagna". (The Martyrdom
o/ Madrid, Testimonianze inedite, di Louis Delaprée, pp. 34, 35, 36.
Madrid, 1937) -.
Virginia Woolf,
Le tre ghinee, (I° ed. 1938) trad. di Adriana Bottini, Milano,
Feltrinelli 1980, pp.144-148
Scelta antologica a cura di Adriana Perrotta Rabissi e Luciana Tavernini
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