Donne e conoscenza storica
         
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note

C'è, dunque, un di più, un eccesso femminile debordante rispetto al
paradigma del sociale. Da qui il fatto che la storia delle donne scritta
all'interno degli stretti confini di questo paradigma sia stata
praticamente ignorata dalla storiografia universitaria del secolo XX;
ignorando il di più femminile, non è risultata convincente nemmeno agli
storici.
Le storiche siamo rimaste, in generale, interessate ma fredde;
perché una storia delle donne che non tenga conto del senso libero della
differenza di essere donna, resta piccola per le vite femminili, giacché il
patriarcato non ha mai occupato la realtà intera né tutta l'esistenza di
una donna.
Il di più femminile comprende, pertanto, l'umano che si dispiega in
relazioni di autorità e, anche, la trascendenza (12): intendendo la
trascendenza sempre nella storia, ossia come possibilità di continuare a
essere e di essere oltre il mio essere attuale. Comprende i luoghi della
felicità, del vincolo originario con la madre, dell'amore, della perdita,
delle tragedie autentiche, della mostruosità di ciò che può capitare in una
casa, delle pratiche di pace che non hanno come riferimento la guerra o la
sua assenza, della parousia genuina che è l'avvenimento di una vita umana
nuova, del comparire del simbolico quando una creatura impara a parlare,
della competenza dell'esserci - in casa e fuori casa - lungo tutta
un'esistenza, del continuo chiarire e riparare il senso della vita e delle
relazioni...(13)
Propongo, in via sperimentale, di chiamare storia delle idee quella che
mette in parole l'umano e il trascendente dell'esperienza viva che accede
al linguaggio quando la storica o lo storico fa il taglio della differenza
sessuale nella materia storica. So che è un nome che può provocare, con
ragione, più di un sobbalzo, dato che la storia delle idee è rimasta senza
idee decenni fa. La storia delle idee a cui mi riferisco è quella che
sappia essere fedele al senso etimologico di idea, parola che ha origine
nella radice indoeuropea *weid, che significa "vedere" e, anche, "sapere",
conservatasi nel latino videre - "vedere" -, nel tedesco "wissen", nel
greco idein - "vedere" e in (f)eidon, che è l'aoristo di gignosko -
"conoscere" -, come in gnosis. La fedeltà consiste nel mantenere uniti il
vedere e il sapere: cioè, la visione e la conoscenza, la mistica e la
scienza. E farlo ragionando per analogia con ciò che capita abitualmente
nell'esperienza viva singolare più comune, in cui il vedere e il conoscere
si danno insieme, senza che la ragione esautori la percezione sensoriale ma
con entrambe che si aprono al mondo in un rapporto di fiducia reciproca.