Donne e conoscenza storica
         
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note

Il concepimento del futuro Juan II (che sarebbe nato il 6 marzo 1405) fu
l'avvenimento che suggellò l'intimità tra Leonor e la regina perché - tra
altre cose - restituì ad entrambe le fila del destino della monarchia
castigliana. Leonor López de Córdoba era figlia del maestre (N.d.T: antica denominazione militare di un ufficiale di grado superiore) di Calatrava
Martín López, uno dei principali sostenitori di Pedro I prima e dopo
Montiel; Caterina di Lancaster era figlia di Costanza di Castiglia, figlia
di Pedro I e Maria de Padilla: con Costanza e le sue sorelle era stata
educata Leonor; Enrico III era il nipote di Enrico II, il primo Trastámara,
assassino di Pedro I e del padre di Leonor. Nella sua iscrizione funeraria,
Leonor López de Córdoba cercò di mettere in parole storiche qualcosa del
senso della maternità, cioè dell'autorialità della vita, che è
l'avvenimento storico per antonomasia e che erroneamente il patriarcato
suole ascriversi.

Infine, l'iscrizione dettata da Leonor López de Córdoba dà in codice la
data in cui cominciò la sua relazione di favorita con colei che dal 1406
sarebbe stata la regina reggente di Castiglia, Caterina di Lancaster: fu il
giorno della Trinità del 1404, che quell'anno cadde, come ho già detto, il
25 o il 26 di maggio; da altre fonti sappiamo che la relazione di favore
tra le due donne sarebbe durata fino al 1412 (10). Questo dato è leggibile sia
dal punto di vista del paradigma del sociale sia da quello della differenza
sessuale intesa come significante che una o uno mette in gioco partendo da
sé. Lo sottolineo perché mi permette di far notare che in ogni vita umana
ciò che, scrivendo storia, possiamo con una certa facilità separare e
discernere come interpretabile in certi termini o in altri, di solito si dà
mescolato e, anche, ingarbugliato.
Che Leonor López abbia dettato la propria iscrizione funeraria con il
desiderio che facesse storia il suo di più femminile, espresso nella
relazione tenuta con la regina Caterina, lo conferma, paradossalmente, il
fatto che quel desiderio non sarebbe stato rispettato se non in parte; e
non sarebbe stato rispettato nonostante lei lo avesse esposto davanti a due
scrivani pubblici nel momento drammatico e impegnativo dei giorni
precedenti la sua morte. L'iscrizione funeraria che alla fine fu incisa, e
che si conservava su una lastra del pavimento, al centro della cappella
della Trinità - ora del Rosario - diceva:

IHS. In nome di Dio, amen. Questa
cappella fece donna Leonor López, figlia del maestre don Martín López, che
Dio le conceda il santo paradiso, a onore e reverenza della Santissima
Trinità, e dell'altissimo e potentissimo signore re don Juan, che Dio abbia
in gloria, figlio degli altissimi e illustrissimi re don Enrique e regina
donna Catalina, che Dio conceda loro il santo paradiso, il cui giorno fu
per lei consolazione nella morte dell'alto signore.(11)


Pertanto, il socialmente dicibile risultò essere qualcosa che tagliava e
ritoccava brutalmente le frasi più intime e sensate dell'iscrizione
originale, fino a renderla quasi assurda, mutilata del di più femminile.
Si
volle così, già alla morte di Leonor López de Córdoba, tener fuori dalla storia la capacità di essere due che il corpo femminile segnala; e che in questo
esempio storico si manifestava in tutta la sua complessità e, forse, in
tutta la sua grandezza e trascendenza.
Il desiderio di Leonor López de Córdoba di iscrivere nella storia il suo di
più femminile è confermato anche dal fatto che gli eruditi abbiano
trascurato per secoli la dedica alla Trinità per riferirsi alla cappella da
lei fondata, preferendo il nome di San Tommaso d'Aquino: un santo che
interessò Leonor perché alla vigilia della sua festa nacque il figlio della
regina. Questo metodo interpretativo lo chiamo, peraltro, ermeneutica del
ferro da stiro: un'ermeneutica che appiattisce il reale e lesina storia
alle donne,
perché il mistero della Trinità consolidò ed espresse
l'amicizia intima e politica tra Leonor e la regina (e il re), e perché
questo mistero conserva la memoria dell'incarnazione nella donna della
materia divina quando è madre. È un mistero che esprime l'umanità e la
divinità inseparabili di ciascuna creatura.

 

continua