Donne e conoscenza storica
         

torna a pag. 1 - pag. 2

 

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

NOTE


1) Ad esempio per liberare gli indemoniati pronuncia questa formuletta:
Omne male percussiccio
omne male travalcaticcio,
omne male fantasmaticcio
deccho et togla
et la terra la recoglia
Et non noccia ad cristiano.
O ripete cantilene della medesima sorte di questa in cui spesso fa riferimento a Cristo, Maria e ai santi cristiani.

2) Il termine usato è instruxit, perciò ancha Matteuccia come Gabrina (la strega reggiana condannata nel 1375) non si limita a dare consigli ma insegna alle altre donne i rimedi necessari per risolvere soprattutto problemi affettivi.

3) Soltanto nel caso di una donna del contado di Orvieto che aveva chiesto a Matteuccia un rimedio per riconquistare un prete suo amante, si dice: "Dopo aver fatto questo, passato un po' di tempo, la detta donna ritornò da Matteuccia dicendo di aver ottenuto qualunque cosa avesse voluto e che il medesimo prete era ritornato al suo amore". Ved cap. V di questa tesi pag. 5. Inoltre anche una contadina che si recò da Matteuccia nel 1427, poiché voleva ingenerare odio tra un suo amante e la sua moglie legittima. Dopo aver messo in atto il rimedio proposto da Matteuccia, la donna "…riferì alla stessa Matteuccia che la detta acqua aveva generato odio tra l'uomo e la donna a tal punto che dopo poco no si poterono più vedere ma si odiarono". Ved. cap. V pp. 9.

4) Riccola Pucci fu condannata al rogo dal capitano del popolo della città di Perugia nel 1347.

5) Si tratta della cosiddetta magia di contatto: si crede che un oggetto tenuto a contatto con una persona resti in intima relazione con questa, tanto che ogni operazione applicata sull'oggetto è risentita dalla persona.

6) Anche monna Gostanza, condannata nel 1594 a San Miniato, ammette di conoscere "moltissime sorte di mali con il misurare et vedere li panni et li misuro et con la grazia di Dio n'ho guariti moltissimi". Vedi F. Cardini, Gostanza, la strega di San Miniato, Laterza, Bari, 1989, pp. 144.

7) Per alcuni il testo riporta soltanto l'anno, per altri anche il mese in cui si recarono dalla presunta strega. Di altri non si cita il luogo di provenienza ma si dice soltanto: "Consigliò molte persone che andavano da lei per un rimedio…".

8) Nello stesso anno 1426 si occupò anche di "fare incantesimi su moltissimi malati in diverse parti del corpo.." (pronunciando carmina), di curare un indemoniato di fare numerosi sortilegi servendosi di capelli avvolti in pezze; inoltre allo stesso anno risale l'accordo con l'uomo alle dipendenze di Braccio da Montone per preparare l'unguento con il grasso di un annegato nel Tevere.

9) Forse per evitare di coinvolgere esponenti di famiglie importanti? Non credo che Matteuccia potesse godere dell'appoggio di personaggi politici o di alto rango, infatti nessuno si fece avanti per difenderla alla fine del procedimento giudiziario. Si legge infatti nel testo del processo: "E così spontaneamente ha confessato, e ha dichiarato di essere senza alcuna difesa e ha rinunciato al termine. Tuttavia fu dato e assegnato alla detta Matteuccia inquisita un certo termine, già scaduto, per presentare una difesa della stessa riguardo alle cose dette prima. E lei stessa non fece nulla, né altri per lei riguardo queste cose….". D'altronde si tratta di una vedova che ha conservato del marito soltanto il patronimico e null'altro.

10) Nel testo latino si usa l'espressione ivit stregatum che potrebbe indicare l'andare ad un luogo di convegno (e prefigurare - seppure in modo assai vago - l'idea del sabba) o - più verosimilmente - l'andare a compiere azioni malvage, cioè danneggiare i fanciulli.

11) Il che fa riflettere su un aspetto importante: i compaesani della strega che spesso le chiedevano di mettere al loro servizio i suoi "poteri", erano allo stesso modo pronti, mutate le circostanze, ad accusare la stessa strega, o presunta tale, di essere la causa della morte di bambini. D'altronde chi sa "curare" sa anche "uccidere", queste caratteristiche reversibili della stregoneria si ripropongono pressochè in ogni circostanza. La presunta strega è inizialmente ricercata come "guaritrice" (e spesso levatrice), ma è pur sempre una donna, spesso vedova, dunque isolata socialmente: possibile soggetto "a rischio" in caso di bisogno di un "capro espiatorio".

12) Si legge nel testo a proposito del noce: "E' uno arbore molto uggioso, e grande, e toglie il frutto alla terra molto intorno da sé, sicchè né erbe, né biade, né altre piante, non pare che vi possano venire a bene, anzi li guasta, e però il noce è detto da nuocere, perché molto nuoce". Prediche del beato fra' Giordano da Rivalto dell'Ordine dei Predicatori, recitate in Firenze dal MCCCIII al MCCCVI, a cura di D. Moreni, Magheri, Firenze, 1831, vol. 1, predica XV, p.91.

13) A tal proposito vedi: C. Frugoni, Francesco e l'invenzione delle stimmate, Torino, Einaudi, 1993. pp. 331.

14) Per ulteriori notizie sul vescovo Barbato e sull'antico rito longobardo vedi: M. Montesano, La "Vita Barbati": culti longobardi e magia a Benevento, "Studi beneventani", 4-5 (1991), pp. 35-56. M. Montesano,
La cristianizzazione dell'Italia nel medioevo, Bari, Laterza, 1997, pp. 56-69.

15) Tale conversione avvenne nel 663 quando le truppe bizantine al seguito di Costante II posero l'assedio alla città di Benevento

16) M. Montesano, Vita di Barbato, op. cit. pp. 34-37.

17) Al contrario il testo di F. Ermini, Il culto degli alberi presso i Longobardi e il Noce di Benevento, in Medio Evo latino, Modena, 1938, identifica con certezza l'albero sacro ai Longobardi con un noce, anche se la Vita di san Barbato non specifica di quale specie di albero si trattasse. L'erronea informazione riportata da Ermini dipende dal fatto che riporta le notizie sul "noce" di Benevento diffuse nel Seicento da un noto medico: Pietro Piperno. (De nuce maga beneventana, Napoli, 1635 e Della superstizisa Noce di Benevento. Trattato historico, Napoli, 1640).

18) Il riferimento a Benevento come città "stregonica" si trova anche in una lettera del 1420 inviata da Mariano Sozzini all'umanista Antonio Tridentone. Nella lettera si racconta di un incontro, avvenuto circa quattro anni prima con un tale Nanni Ciancaddio, il quale aveva narrato la storia del volo magico verso la citta campana. Riprendo la notizia dal testo di M. Montesano, Supra acqua…, op. cit. pp.149.

19) Siena, 1427, pr. XXXV, pp. 1012-1013. (E' la stessa predica in cui si racconta la vicenda di Finicella, strega romana).

20) Secondo la Montesano il racconto di Bernardino a proposito dell'incontro notturno si ricollega ad alcuni episodi presenti nel De nugis curialium di Walter Map; si tratta di racconti che si riferiscono ad un modello letterario detto "melusiniano" e descrivono l'incontro tra un mortale e una fata. Bernardino lo avrebbe usato in un contesto stregonico perché ormai i racconti sulle fate e le "bonae res" avevano subito una demonizzazione e perso la loro originaria caratteristica benevola.

21) Vedi cap.VI di questa tesi, pp. 11.

22) Tra l'altro l'errore di traduzione è riportato anche da C. Ginzburg, Storia notturna…,op. cit. pp. 280.

23) Tale termine appare per la prima volta nel IV secolo in Palladio. Tra i linguisti sussistono numerose incertezze a proposito dell'origine del termine: oscillano tra un'origine celtica e una africana.

24) Musio rimane tuttavia una parola rara poiché è murilegus, "colui che acchiappa i topi", che si incontra più spesso nei testi in lingua latina. Per una storia del gatto vedi: L. Bobis, Un diavolo per amico, in "Storia e dossier", n.19, gennaio 1990

25) Forse la presenza di un termine così dotto nel testo del processo fu inserito dal notaio per dimostrare di essere un erudito e un esperto che conosceva bene gli autori latini?

26) I testi più antichi che menzionano il gatto provengono proprio da queste zone d'Europa; si tratta di Isidoro di Siviglia e dei penitenziali irlandesi; le leggi promulgate in Galles dal re Hywel yda nel X secolo e la vita di Gregorio Magno redatta nel IX secolo da Giovanni Diacono.

27) Tuttavia, secondo L. Bobis, le uccisioni rituali di gatti non hanno nulla a che vedere con la diabolizzazione di questo animale. Si trattava infatti di riti agrari che avvenivano in coincidenza delle grandi festività che annunciavano la fine dell'inverno, durante il Carnevale o la festa di S. Giovanni.

28) La bolla papale doveva essere diretta contro gli Stednger, una popolazione contadina che viveva nell'estremo nord della Germania. Questi alla fine del XII secolo opponevano un'accanita resistenza alle pretese dell'arcivescovo di Brema, il quale intendeva imporre loro il pagamento di alcune decime. Per questo avevano già ricevuto la scomunica e, in seguito, il papa bandì contro di loro una crociata. Abbiati, Agnoletto, Lazzati, La stregoneria, op. cit. pp. 335. F. Cardini, Magia, stregoneria, superstizioni nell'Occidente medievale, Firenze, 1979, pp.64.

29) Abbiati, Agnoletto, Lazzati, La stregoneria, op. cit. pp. 337.