Donne e conoscenza storica 

 



Capitolo 1
Piccola storia di un nome

Capitolo 2
Crescere in casa e in collegio

Capitolo 3
Le letture

Capitolo 4
Finisce il collegio comincia l'insegnamento

Capitolo 5
Mamma Olimpia


 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo 2

Crescere in casa e in collegio

 

Passano gli anni la piccola Rosalda cresce, è ormai giunta l'ora di lasciare la sua grande casa di dare l'addio ai suoi cani, Flock, Moro e il vecchio Lupo.

Moretto era tanto affezionato alla sua mamma e per seguirla è stato buttato sotto al treno da viaggiatori impazienti. E' ora di dare l'addio ai suoi cavalli Bigio e Febo che tutte le mattine mettendo il muso sulla porta della cucina aspettavano un pezzo di pane che mamma Olimpia porgeva loro; è insomma giunta l'ora di andare in collegio.

Quella grande casa aveva una data di nascita nel posto più centrale degli archi attorno all'aia: 1883.

I cavalli erano grossi quadrupedi da tiro, erano massicci. Erano solo per i lavori grossi di campagna. Il cavallante prendeva i cavalli al mattino e li faceva uscire dalla loro stalla e loro uscivano e andavano a prendere il pane. Poi aspettavano che il cavallante li mettesse al carro. I cavalli capiscono tutto, quando li chiami si voltano.
<<Mio padre guai se qualcuno picchiava i cavalli. C'era il padre di uno che andava per la maggiore che picchiava forte i cavalli. La mamma era saltata fuori dalla cucina a fermarlo e a dirgli basta.>>

Questo salariato aveva risposto insultando mia nonna<<Ma cosa crede di essere perchè siete padrona di questi 4 muri marci>> E mio nonno lo aveva licenziato. L'uomo violento aveva una moglie invece che era molto buona.

Quando c'era il periodo del grano e del granturco già trebbiato questi prodotti li mettevano larghi sull'aia della Falabricca, il nome della cascina.

L'aia era di cemento e il grano allargato maturava bene. Mia mamma tornata dal collegio aveva il compito di stare a casa per girarlo con il rastrello, mentre gli altri ragazzi e ragazze figli del capostazione come mio papà andavano in giro, a spasso in bicicletta a Viverone.

Un altro compito era quello di guidare il cavallo tenendolo per la briglia mentre mio nonno raccoglieva il grano. Questo copriva tutta l'aia e si camminava su questi chicchi di grano già trebbiato. Doveva prendere aria e sole.

Mio nonno lo raccoglieva in mucchi e per questo lavoro mia mamma non poteva andare in giro con gli altri e le altre studenti in vacanza.

Se pioveva il grano veniva coperto con un grosso telo impermeabile. Dopo c'era una macchina il ventilatore che andava meccanicamente; girando una manovella puliva i chicchi.

Non si faceva niente con le macchine perchè in cascina non avevano l'elettricità. Bisognava fare tutto manualmente.

Rosalda ormai ha undici anni. E' giunta l'ora di andare alle scuole superiori e di andare in collegio. Con un po' di nostalgia e di rimpianto saluta tutti. E arriva al Convitto Magistrale Rosa Stampa di Vercelli. La sistemano appena arrivata in un banchetto accanto a una ragazza che la guardava in modo burbero e che poi è diventata la sua migliore amica. Antonietta era pratica sapeva tutto perchè aveva già fatto la quinta in collegio.

Lei, Rosalda, molto intimidita voleva comportarsi bene, doveva sopportare gli sguardi delle altre compagne che la guardavano in modo da farle pesare che era l'ultima arrivata. Perchè di solito quando arrivava una nuova tutte la squadravano. Questo era il modo solito delle allieve più anziane di accogliere la ragazza nuova che arrivava: con sguardo critico. Rosalda che era timida avrebbe voluto nascondersi sotto terra.

E questo era stato il primo impatto. In seguito fu avvicinata in modo gentile dalla sua prima compagna di banco l'Antonietta che le aveva chiesto il nome e che in seguito per tutti i sette anni che erano rimaste in collegio sono state grandi amiche. Amicizia seguita anche dopo, durante la giovinezza.

Antonietta era una studentessa molto intelligente e veramente modello. Le due ragazze studiavano insieme, preparavano le lezioni per il giorno dopo. Mentre Rosalda era propensa a chiacchierare invece che studiare, la compagna che era molto studiosa la redarguiva e a un certo punto diceva: <<Adesso basta continuiamo la lezione>> e non c'era piu' verso di farla parlare.

La vita di collegio

Sveglia al mattino alle sei. Ogni camerata aveva i suoi bagni. Nella camerata di Rosalda c'erano venti letti. Ogni bagno aveva almeno dieci lavabi. Tutte al bagno in fila , con l'asciugamano su un braccio e lo spazzolino da denti e la saponetta dall'altro, in attesa che si liberasse un lavabo.

C'erano anche le vasche da bagno che erano quattro o cinque. Il bagno era d'obbligo farlo una volta alla settimana.

Dopo la toilette mattutina ci si vestiva con il grembiulino in ordine. La divisa era il grembiule nero con i gradi blu' per le inferiori e rossi per le superiori, come per i soldati.
Questo collegio era di proprietà del Comune non era privato. Ogni anno premiavano un'alunna che si era comportata meglio e in regalo c'era un libro. Il premio era di 'bontà e gentilezza'. Un anno Rosalda era stata chiamata; non si sapeva prima, la direttrice non glielo aveva detto. Un'autorità del Comune veniva alla cerimonia e chiamava dal palco.

Ogni settimana arrivava il corriere con il pacco della mamma dove c'era biancheria pulita e stirata, oltre che biscotti e pastiglie. Ritirava il sacco della biancheria sporca e lo portava a destinazione. Era un corriere di Livorno Ferraris, per Rosalda e un'altra ragazza: Teresa.
Teresa era esageratamente timida e Rosalda la teneva sempre vicino. Non erano nella stessa classe, perchè l'altra ragazza faceva una classe in più. C'erano altre ragazze di Livorno in altri collegi di Vercelli e di Torino. I collegi erano tanti serviti tutti da questi corrieri.

La camerata era composta da due file di letti, in fondo a questa fila c'era la tenda dell'assistente chiusa con vetri smerigliati. Perciò se qualcuna parlava l'assistente da dietro diceva: <<Silenzio>>.

Nella camerata, il letto più in vista a chi entrava era proprio di Rosalda perchè la sua mamma l'aveva fornita di un corredo molto ricamato, come fosse una sposa. Il copriletto, il copricuscino tutti ricamati da una ricamatrice perchè era una cugina di famiglia e perciò faceva bella figura e dava bella impressione questo letto, così curato, in ordine e pulito.

E non era il primo, perchè aprendo la porta non si sarebbe visto, ma era il secondo che si vedeva bene invece. Rosalda se ne è accorta dopo ripensandoci, perchè non c'era nessuna che aveva un letto così curato. La nonna le aveva fatto un corredo di lino bellissimo.

<<Quando andavamo a dormire si passava per una specie di ballatoio coperto che aveva una finestra davanti a una casa privata dove c'era un ragazzo che si chiamava Pimpi. Suonava sempre il violino. Allora le ragazze per andare a vedere il Pimpi facevano la fila per passare tutte dal ballatoio, per guardare 'il suonatore'. Che sceme, non avevamo altro! .

Altro divertimento relativo ma insomma divertimento anche quello: qualche volta quando c'erano dei giorni di festa - perchè non andavamo a casa, stavamo sempre lì se non Natale e Pasqua -, allora ci concedevano di ballare nel corridoio piuttosto grande. Fra noi ovviamente. Però c'erano dei finestrini alti sul muro che davano sulla caserma dei vigili del fuoco. I giovani si arrampicavano sulle finestre per guardare oltre i vetri e vedersi lo spettacolo di queste educande che si divertivano ballando fra di loro. Figuriamoci che divertimento!

Alla data prestabilita giunge Carnevale. Già una settimana prima le assistenti erano affaccendate nel preparare i costumi per quelle che pagavano le stoffe, il lavoro lo facevano gratis. Le ragazze che non potevano spendere mettevano un foulard in testa, si arrangiavano. Dopo avere saltato, ballato, gridato e riso andavamo in giardino a immortalare questo costume con la fotografia. Quella volta, prima della guerra, era stata memorabile.>>

Il collegio dopo l'anno di maturità di Rosalda - il 1940 - era stato sequestrato e avevano messo gli uffici del Fascio. Per la maturità le ragazze si erano preparate. Dovevano dare quelli che allora si chiamavano esami di stato. Gli esami si sarebbero svolti all'Istituto Magistrale dove le collegiali frequentavano la scuola.

Era arrivato l'ordine quando stava per finire la scuola che gli esami di stato non ci sarebbero stati e valevano i voti del terzo trimestre. Per fortuna Rosalda non aveva insufficienze. E così torno' a casa senza avere fatto l'esame di stato. <<Prima ci hanno fatto ammazzare di studio per poterci preparare e poi l'hanno tolto!!! Allora in fretta e furia abbiamo preparato i nostri bauli. Il saluto è stato molto commovente non sapevamo se ci saremmo riviste ancora, scambiandoci però la promessa di rivederci. Poi ognuna era tornata alla casa dei genitori>>.