Donne e conoscenza storica
     

 

Forse la storia delle donne insegna qualcosa a proposito della legge europea sul negazionismo

febbraio 2007

di Donatella Massara

 
Il negazionismo è prima di tutto un fenomeno doloroso. Una legge che lo vieti come risarcimento è meno di niente. La storia è però una scienza e la condanna di chi, in suo nome, diffonde falsità è doverosa. Alla fine della guerra, la gente, ci mise anni per riuscire a parlare della scomparsa di sei milioni di ebrei, donne, uomini, bambini, vecchi; per anni tacquero le persone sopravvissute che non riuscivano a superare il senso di colpa di essere in vita, né volevano rielaborare i fatti vissuti fino a poterne parlare e le testimonianze che intendevano trasmettere il loro tragico lascito alla gioventù furono rifiutate dagli editori. Nel 1948 Se questo è un uomo fu giudicato inappropriato. Una verità così faticosa da accettare ci sarà chi potrà farla sparire ? e solo perché non esistono i documenti scritti che provano le camere a gas ? Le testimonianze viventi, molti documenti, migliaia di lavori storiografici non sono già le prove inamovibili su cui si fonda la ricostruzione dello sterminio ?

Nella storia delle donne ci sono prove che disdegnerebbe la storia di un governante, di un ambasciatore o di un monarca eppure è proprio lontano dai documenti ufficiali, dalle scritture celebrative e dalle menzogne che spesso raccontano gli stati che noi questa storia la stiamo scrivendo.

E' mantenendo vive le ragioni forti, scottanti, anche terribili della storia che la verità diventa ragione pratica. Faccio un esempio. Chi passa da Piazza Fontana si trova di fronte alle targhe collocate nell'aiuola in mezzo alla piazza. Commemorano la morte di Giuseppe Pinelli. Una è più vecchia, di metallo, lo ricorda <<ucciso innocente>>; l'altra nuova, di marmo, parla di <<innocente morto tragicamente>>; si rifà alla sentenza definitiva del giudice D'Ambrosio che nega il suicidio non provando, però, l'omicidio. Qui la posizione cosiddetta negazionista è ostinarsi a pensare l'innocente Pinelli ucciso dalla polizia di stato e non improvvisamente scivolato da una finestra come un panno che scappa dalle mani della donna delle pulizie. Questa targa firmata dai democratici, il Comune non l'ha tolta.

Ci sono ragioni che fanno il corso storico mantenendo viva, giusta e necessaria una memoria. Verso la Shoah -un evento riconosciuto e che però molti e molte vorrebbero pure cominciare a dimenticare - valgono le invenzioni: un pensiero al giorno, magari per un solo minuto e non delegabile a una legge, a un monumento, a un'onorificenza, quei simulacri del potere che la storia delle donne non ha mai avuto, aiuterebbe a tenersela vicina come fonte di riflessione, confronto e monito.