Il negazionismo
è prima di tutto un fenomeno doloroso. Una legge che lo vieti come risarcimento
è meno di niente. La storia è però una scienza e la condanna
di chi, in suo nome, diffonde falsità è doverosa. Alla fine della
guerra, la gente, ci mise anni per riuscire a parlare della scomparsa di sei milioni
di ebrei, donne, uomini, bambini, vecchi; per anni tacquero le persone sopravvissute
che non riuscivano a superare il senso di colpa di essere in vita, né volevano
rielaborare i fatti vissuti fino a poterne parlare e le testimonianze che intendevano
trasmettere il loro tragico lascito alla gioventù furono rifiutate dagli
editori. Nel 1948 Se questo è un uomo fu giudicato inappropriato. Una verità
così faticosa da accettare ci sarà chi potrà farla sparire
? e solo perché non esistono i documenti scritti che provano le camere
a gas ? Le testimonianze viventi, molti documenti, migliaia di lavori storiografici
non sono già le prove inamovibili su cui si fonda la ricostruzione dello
sterminio ? Nella
storia delle donne ci sono prove che disdegnerebbe la storia di un governante,
di un ambasciatore o di un monarca eppure è proprio lontano dai documenti
ufficiali, dalle scritture celebrative e dalle menzogne che spesso raccontano
gli stati che noi questa storia la stiamo scrivendo.
E' mantenendo vive le ragioni forti, scottanti, anche terribili della storia che
la verità diventa ragione pratica. Faccio un esempio. Chi passa da Piazza
Fontana si trova di fronte alle targhe collocate nell'aiuola in mezzo alla piazza.
Commemorano la morte di Giuseppe Pinelli. Una è più vecchia, di
metallo, lo ricorda <<ucciso innocente>>; l'altra nuova, di marmo,
parla di <<innocente morto tragicamente>>; si rifà alla sentenza
definitiva del giudice D'Ambrosio che nega il suicidio non provando, però,
l'omicidio. Qui la posizione cosiddetta negazionista è ostinarsi a pensare
l'innocente Pinelli ucciso dalla polizia di stato e non improvvisamente scivolato
da una finestra come un panno che scappa dalle mani della donna delle pulizie.
Questa targa firmata dai democratici, il Comune non l'ha tolta.
Ci
sono ragioni che fanno il corso storico mantenendo viva, giusta e necessaria una
memoria. Verso la Shoah -un evento riconosciuto e che però molti e molte
vorrebbero pure cominciare a dimenticare - valgono le invenzioni: un pensiero
al giorno, magari per un solo minuto e non delegabile a una legge, a un monumento,
a un'onorificenza, quei simulacri del potere che la storia delle donne non ha
mai avuto, aiuterebbe a tenersela vicina come fonte di riflessione, confronto
e monito.