Capire il come
se non è possibile comprenderne le ragioni, il perchè
o trasmetterne il sentimento. Questa posizione descrittiva,
minuziosamente descrittiva è servita per fare storia delle
catastrofi, la Shoah, per la quale l'immaginazione non sa render conto
alla ragione.
La morte di una donna e di un uomo che l'aveva sostenuta e aveva creduto
in lei corrisponde secondo me a una configurazione di eventi e di
sensazioni uguale a quell'altra. L'omicidio di Ilaria Alpi, giornalista
bravissima e ostinata, piena di passione e di audacia, e di Miran
Hrovatin, il cameraman freelance che faceva le riprese e aveva visto
con i suoi occhi quello che probabilmente aveva visto Ilaria non ha
apparentemente niente a che vedere con la morte di sei milioni di
ebree e di ebrei durante la seconda guerra mondiale. Ilaria e Miran
sono stati uccisi perchè erano testimoni validissimi incorruttibili
e che stavano per divulgare notizie che avrebbero sconvolto i 'sacri'
ordini costituiti. Questo dice il film, sceneggiatura di Marcello
Fois, Ilaria Alpi. Il giorno più crudele, Italia, 2003,
regia di Ferdinando Vicentini Orgnani, attrice protagonista: Giovanna
Mezzogiorno. Il film, definito una finzione e nonostante l'invito
a mantenerlo tale dello sceneggiatore usa i nomi veri e i fatti narrati
e ricostruiti in tre libri.
(Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano
Scalettari, Ilaria Alpi. Un
omicidio al crocevia dei traffici, Postfazione di Luciana
e Giorgio Alpi, Baldini & Castaldi, Milano, 2002, i giornalisti
di Famiglia Cristiana hanno ripreso in mano le fila spezzate dell'inchiesta
nella quale risulterebbe che un traffico di rifiuti tossici in cambio
del rifornimento di armi avveniva attraverso le navi della Shifco
regalo della cooperazione italo-somala al governo somalo per il mercato
del pesce. Giorgio e Luciana Alpi ... et al., L'
esecuzione: inchiesta sull'uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin,
Milano, Kaos, 1999, i genitori di Ilaria con l'aiuto di altri
ricostruiscono i quattro anni di vita e di lavoro che hanno preceduto
la morte della figlia e di Miran Hrovatin. E' su questo libro che
si fonda la ricostruzione del film. Un altro libro sull'argomento
è di Roberto Cavagnaro, Franco Fracassi, Gabriella Grasso,
Ilaria Alpi: vita e morte di una giornalista; con contributi
di Alessandro Curzi e Maurizio, Roma, I libri dell'Altritalia, 1995.)
I testi dicono;
ma soprattutto il film mette chi guarda di fronte a quello che nessuna
prova definitiva è riuscita a dimostrare. Il film non può
dire e non dire come fanno le parole, può solamente autodefinirsi
una finzione. E' quello che fa lo sceneggiatore, il quale per sottolinearla
ha anche introdotto una figura 'quasi' di fantasia, dice, un 'fidanzato'
di Ilaria, collocato nelle alte sfere, che le avrebbe passato le notizie
più scottanti. E' una nota che un pentito avrebbe raccontato
a Romanelli procuratore di Milano, per averla sentita dire, così
è scritto nel libro sul caso pubblicato nel 2002. La finzione
è tale sopratutto perchè il caso per la giustizia italiana
non è stato chiarito. Nonostante che la controinformazione
con la documentazione di Barbara Carazzolo e degli altri giornalisti
sia stata ampia di prove e conferme.
Passati nove anni
l'inchiesta sul duplice omicidio non sa chi condannare; ma al di là
dell'aspetto punitivo, la giustizia sa
riconoscere (note sulla sentenza d'appello del 24.11.2000) solo
parzialmente la storia, le ragioni, il sentimento, insomma la verità
denunciata nella inchiesta di Barbara Carazzolo (op.cit.). Sì,
perchè si rischia di perdere anche il sentimento quando la
verità non è riconosciuta. E allora è come se
questa in-giustizia rimandasse al senso profondo delle cose, quello
che sta sotto le leggi ed è meno evoluto e che dice la morte
di una donna e di un uomo è uguale a quella di un popolo se
per entrambi non si riesce a immaginarne le ragioni e se queste sono
sempre e comunque troppo banali. Hannah Arendt e 'la banalità
del male' come non citarla. E in questa sfera succede anche questo
che l'esecuzione di una donna e un uomo a cui non è stata resa
verità assomigli all'annientamento degli ebrei.
Ilaria e Miran sono stati ammazzati per difendere interessi, persone
coinvolte, intrecci, magari anche e soprattutto politici. Questa ragione
così sottintesa in noi che non crediamo più alla finzione
delle favole però salta, non si riesce ad accettarla.
C'è una donna - sì nessuno sguardo anche se neutro,
razionalista credo accetti che di fronte alla violenza siamo tutte
e tutti uguali - che simbolizza e guida il punto di vista; a me fa
vedere vicino quanto è apparenza di lontananza in anni luce
di sconfinata crudeltà e durezza. E' questa la verità.
Il film con una brava attrice interpreta questo sguardo; richiama
all' immaginario cosa significa essere una giovane donna e la ritroviamo
nelle fotografie e nei particolari: gli orecchini, lo scialle in testa,
il viso simpatico e l'espressione attenta; ci fa spostare lo sguardo
sull'amore per la giustizia e per il lavoro, vissuto con alto senso
morale, che guidava Ilaria. Non una persona, ma una donna; è
questo che il film insieme ai fatti ci mette in presenza.