Donne e conoscenza storica
       

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su www.ilarialapi.it è scaricabile il libro L'esecuzione, altri documenti e notizie anche sul film. Il sito si propone di documentare e raccogliere le notizie spesso inascoltate sulle giornaliste e i giornalisti e come si afferma la libertà di stampa. Oltre che presentare notizie e documenti che riguardano il caso e la vita di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Ilaria Alpi. Il giorno più crudele, un film, alcuni libri, un sito
di Donatella Massara

 

Capire il come se non è possibile comprenderne le ragioni, il perchè o trasmetterne il sentimento. Questa posizione descrittiva, minuziosamente descrittiva è servita per fare storia delle catastrofi, la Shoah, per la quale l'immaginazione non sa render conto alla ragione.
La morte di una donna e di un uomo che l'aveva sostenuta e aveva creduto in lei corrisponde secondo me a una configurazione di eventi e di sensazioni uguale a quell'altra. L'omicidio di Ilaria Alpi, giornalista bravissima e ostinata, piena di passione e di audacia, e di Miran Hrovatin, il cameraman freelance che faceva le riprese e aveva visto con i suoi occhi quello che probabilmente aveva visto Ilaria non ha apparentemente niente a che vedere con la morte di sei milioni di ebree e di ebrei durante la seconda guerra mondiale. Ilaria e Miran sono stati uccisi perchè erano testimoni validissimi incorruttibili e che stavano per divulgare notizie che avrebbero sconvolto i 'sacri' ordini costituiti. Questo dice il film, sceneggiatura di Marcello Fois, Ilaria Alpi. Il giorno più crudele, Italia, 2003, regia di Ferdinando Vicentini Orgnani, attrice protagonista: Giovanna Mezzogiorno. Il film, definito una finzione e nonostante l'invito a mantenerlo tale dello sceneggiatore usa i nomi veri e i fatti narrati e ricostruiti in tre libri.
(Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari, Ilaria Alpi. Un omicidio al crocevia dei traffici, Postfazione di Luciana e Giorgio Alpi, Baldini & Castaldi, Milano, 2002, i giornalisti di Famiglia Cristiana hanno ripreso in mano le fila spezzate dell'inchiesta nella quale risulterebbe che un traffico di rifiuti tossici in cambio del rifornimento di armi avveniva attraverso le navi della Shifco regalo della cooperazione italo-somala al governo somalo per il mercato del pesce. Giorgio e Luciana Alpi ... et al., L' esecuzione: inchiesta sull'uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Milano, Kaos, 1999, i genitori di Ilaria con l'aiuto di altri ricostruiscono i quattro anni di vita e di lavoro che hanno preceduto la morte della figlia e di Miran Hrovatin. E' su questo libro che si fonda la ricostruzione del film. Un altro libro sull'argomento è di Roberto Cavagnaro, Franco Fracassi, Gabriella Grasso, Ilaria Alpi: vita e morte di una giornalista; con contributi di Alessandro Curzi e Maurizio, Roma, I libri dell'Altritalia, 1995.)

I testi dicono; ma soprattutto il film mette chi guarda di fronte a quello che nessuna prova definitiva è riuscita a dimostrare. Il film non può dire e non dire come fanno le parole, può solamente autodefinirsi una finzione. E' quello che fa lo sceneggiatore, il quale per sottolinearla ha anche introdotto una figura 'quasi' di fantasia, dice, un 'fidanzato' di Ilaria, collocato nelle alte sfere, che le avrebbe passato le notizie più scottanti. E' una nota che un pentito avrebbe raccontato a Romanelli procuratore di Milano, per averla sentita dire, così è scritto nel libro sul caso pubblicato nel 2002. La finzione è tale sopratutto perchè il caso per la giustizia italiana non è stato chiarito. Nonostante che la controinformazione con la documentazione di Barbara Carazzolo e degli altri giornalisti sia stata ampia di prove e conferme.

Passati nove anni l'inchiesta sul duplice omicidio non sa chi condannare; ma al di là dell'aspetto punitivo, la giustizia sa riconoscere (note sulla sentenza d'appello del 24.11.2000) solo parzialmente la storia, le ragioni, il sentimento, insomma la verità denunciata nella inchiesta di Barbara Carazzolo (op.cit.). Sì, perchè si rischia di perdere anche il sentimento quando la verità non è riconosciuta. E allora è come se questa in-giustizia rimandasse al senso profondo delle cose, quello che sta sotto le leggi ed è meno evoluto e che dice la morte di una donna e di un uomo è uguale a quella di un popolo se per entrambi non si riesce a immaginarne le ragioni e se queste sono sempre e comunque troppo banali. Hannah Arendt e 'la banalità del male' come non citarla. E in questa sfera succede anche questo che l'esecuzione di una donna e un uomo a cui non è stata resa verità assomigli all'annientamento degli ebrei.
Ilaria e Miran sono stati ammazzati per difendere interessi, persone coinvolte, intrecci, magari anche e soprattutto politici. Questa ragione così sottintesa in noi che non crediamo più alla finzione delle favole però salta, non si riesce ad accettarla.

C'è una donna - sì nessuno sguardo anche se neutro, razionalista credo accetti che di fronte alla violenza siamo tutte e tutti uguali - che simbolizza e guida il punto di vista; a me fa vedere vicino quanto è apparenza di lontananza in anni luce di sconfinata crudeltà e durezza. E' questa la verità. Il film con una brava attrice interpreta questo sguardo; richiama
all' immaginario cosa significa essere una giovane donna e la ritroviamo nelle fotografie e nei particolari: gli orecchini, lo scialle in testa, il viso simpatico e l'espressione attenta; ci fa spostare lo sguardo sull'amore per la giustizia e per il lavoro, vissuto con alto senso morale, che guidava Ilaria. Non una persona, ma una donna; è questo che il film insieme ai fatti ci mette in presenza.