La sentenza d'appello
del 24.11.2000 ha riconosciuto non colpevole un giovane somalo arrestato
e in prima istanza condannato poi scarcerato nel 1999 in quanto che
il giovane non avrebbe fatto parte del commando assassino perchè
in quei giorni si trovava in un'altra località. La corte sul
movente del delitto ha riconosciuto che la località dove si
erano recati Miran e Ilaria, Bosaso, non era stata scelta casualmente
essendo una località relativamente al riparo della guerra e
inoltre non operativa per le truppe dell'UNOSOM. Vale a dire che il
viaggio a Bosaso di cui erano a conoscenza vari colleghi di Ilaria
presupponeva motivi importanti e professionali.
La sentenza riconosce che:
appare senz'altro
verosimile che la giornalista e l'operatore non abbiano limitato
il loro interessamento alle questioni attinenti al ritiro dei militari
italiani od ai compiti delle forze UNOSOM ma si siano altresì
occupati della generale situazione della Somalia all'esito dell'intervento
dei militari italiani nonché dei risvolti sociali e di quant'altro
avesse una qualche connessione con fatti ed avvenimenti che in quel
momento o in tempi di poco precedenti avevano suscitato allarme
od un qualche interesse (per es. traffici di armi o di rifiuti tossici).
e:
destituita di
qualsivoglia fondamento appare l'ipotesi di una matrice fondamentalistico-isiamica
delle uccisioni, peraltro solo ventilata e mai effettivamente sostenuta
con convinzione da alcuno. In Somalia all'epoca non vi era traccia
di formazioni terroristiche ispirate dal fondamentalismo islamico
né spazio per gruppi ed attività con esse collegate;
la Alpi, anche per il suo atteggiamento di profondo interesse per
il mondo arabo, non rappresentava peraltro un obiettivo da colpire
né un simbolo negativo da abbattere.
Cade quindi il movente che al momento del fatto era stata comunicato
al pubblico e alla quale molti disinformati continuano a credere.
Cadono anche le ipotesi che includono la variante della casualità.
E' stato confermato che l'agguato per come è stato condotto
riguardava solo ed esclusivamente Ilaria Alpi e il suo accompagnatore.
Quindi la sentenza dice che la dinamica dell'attentato
gestito con una squadra di sette membri conferma che:
l'obiettivo
era precisamente individuato ed inoltre che esso era stato scelto
non già per attuare una azione dimostrativa ma per perseguire
altri precisi scopi. E che questi scopi siano da individuarsi
nella eliminazione e definitiva tacitazione della Alpi e di chi
collaborava professionalmente con la giornalista perché divenuta
costei estremamente "scomoda" per qualcuno è ipotesi
non seriamente contestabile alla luce non solo di quanto sopra
argomentato ma anche degli elementi e delle considerazioni che seguono.
[...]
Concludendo
in ordine ai risultati medico-legali-balistici, questa Corte vuole
sottolineare come il risultato degli accertamenti tecnici - che
si è ritenuto di privilegiare e condividere - non si ponga
in contrasto con quella individuazione del movente che si è
più sopra prospettata; ed invero una aggressione condotta
secondo le modalità sopra descritte, con raffiche di colpi
esplosi da armi micidiali quali i fucili automatici o semiautomatici
del tipo indicato dai periti, senza la possibilità (per la
presenza di un solo uomo di scorta, per la preponderanza di uomini
e mezzi dei commando assalitore, per il prevedibile atteggiamento
di sola difesa da parte dei presenti sul luogo) di una effettiva
e rilevante reazione degli aggrediti o in favore di essi, rendeva
certi in ordine al raggiungimento del fine proposto - la eliminazione
e definitiva tacitazione di Ilaria Alpi e del suo accompagnatore
- pur senza ricorso a colpi di pistola esplosi a contatto.
La Corte che -
oltre l'esemplificazione già citata - non dice nulla dei motivi
dell'indagine in Somalia dichiarano altresì attendibili e non
implicati direttamente l'autista e la scorta che accompagnarono Ilaria
e Miran a Bosaso e li riportarono a Mogadiscio.
E' a questo punto che l'indagine istituzionale va a scontrarsi con
la controinformazione giornalistica. Barbara
Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari in Ilaria Alpi.
Un omicidio al crocevia dei traffici, postfazione di Luciana e Giorgio
Alpi (Baldini e Castoldi, 2002), uno dei libri
pubblicati a proposito, hanno liberamente seguito le piste che
li hanno portati a ordinare i fatti. Troppe morti sospette, precedenti
anche a quelle di Ilaria e Miran fanno parte di questo guazzabuglio
di traffici che riguardano i paesi poveri. In Somalia è la
guerra civile il retroscena come affermano i giornalisti a conclusione
dell'inchiesta (pag.206, op.cit.) <<Ecco che la <<zona
bianca>> del commercio lecito delle armi (cioè legittima,
come cooperazione militare fra Italia e Somalia) diventò grigia,
all'inizio della guerra civile. E infine nera, assolutamente illegale.
Molti elementi, tuttavia, parlavano chiaro della contropartita: i
potentati somali non avevano denaro per pagare queste armi, perciò
offrivano l'unica cosa rimasta, il territorio. Armi in cambio di rifiuti.
O meglio, della possibilità di scaricare, sotto terra e in
mare, materiale pericoloso. Pattumiera Somalia, nel mattatoio Somalia.>>