Di
questi anni chi scriverà la storia è
il titolo di una delle più conosciute e belle poesie di Gabriella
Lazzerini. La poeta chiede quali donne, quali uomini scriveranno
la storia degli anni che stiamo vivendo e intanto con parole incisive
e leggere, svolge il suo pensiero definendoli: voraci, ignoranti,
affannati e via dicendo. In questa interrogazione c'è prima
di ogni altra considerazione l'attimo di paura che ci accompagna di
fronte al tempo dove noi siamo. Ci sgomenta esserne il centro, meglio
pensarci oltre, accanto e non determinanti del presente, piuttosto
del futuro. Invece la rivoluzione femminista appartiene al presente.
Potremmo indicare una data della sua nascita insieme alla modernità,
fra il XV e il XVI secolo, ma è dubitabile anche questa, perché
ancora più indietro religiose, mistiche e beghine indicano
comportamenti e parole di libertà e di significato per la differenza
femminile. Una lunga strada dunque ci ha portato fino a qui.
Noi che siamo
determinanti del tempo secondo il giudizio di molte non siamo presenze
attese per spiegare i cambiamenti avvenuti. Eppure la poeta dice:
ma ogni goccia è una e dentro porta l'iride / di questi
anni velati chi scriverà la storia. Dunque nella percezione
della poeta il tutto e la parte non hanno confini tracciabili; la
lacrima, il simbolo, è il segno del corpo ma, rovesciando i
modi consueti che legano al tutto la parte, la goccia, concretezza
evanescente, rivela il lutto non per evocazione dell'intero ma nominandolo
direttamente, perché racchiude l'occhio-corpo, e ancora quindi
la storia. Il simbolo rotola nel mondo predisposto a significare cosa
è accaduto, ed è già elaborazione, in questo
caso dolorosa perchè è di questi anni velati chi scriverà
la storia. E' una constatazione che fa vedere una modificazione conosciuta,
forse avvenuta, certo progettata e inventata. Il dolore si porta con
sè il corpo sessuato e interprete attivo di quanto avviene.
Le parole delle donne sono come questa goccia, lacrima distinguibile
nella storia, e allo stesso tempo indistinguibile perchè porta
in sé l'intero. Non sono le nostre parole segni di una parte
ma simboli che racchiudono l'organicità di un tutto che è
avvenuto e che siamo noi: occhi come corpi.
La poeta ha spiegato che le donne sono determinanti della storia con
quel minimo di traccia che l'autocoscienza femminile ha attribuito
alla differenza femminile. Nonostante questa percezione di sé
che noi abbiamo, nonostante sappiamo come la storia del femminismo
sia intervenuta cambiando nella vita privata la posizione dei due
sessi, non si capisce perché il femminismo, nella sua accezione
più vasta di cambiamento epocale che ha coinvolto molte donne,
molte di più di quelle che partecipavano ai gruppi femministi,
non sia nominato con il senso che potrebbe avere per spiegare le modificazioni
avvenute.
Siamo arrivate
a questo punto quando ci siamo trovate per parlare della storia e
delle donne. A quanto avevamo detto ho aggiunto la poesia di Gabriella
e anche una interpretazione che adesso spiego. Giudico che la nascita
e la crescita dell'opinione pubblica sia una delle più visibili
modificazioni prodotto dei due secoli successivi al XIX secolo e all'espandersi
della rivoluzione industriale. La possibilità per molte persone
di entrambi i sessi di fare sapere la propria opinione e di contare
per la pressione che possono esercitare attraverso i giornali, i mass
media, la propria fisica presenza, è un grandissimo cambiamento.
La rivoluzione femminista affianca questo cambiamento producendo effetti
che -come dicevo prima- riferendo pareri comuni fra le donne, invece
non sono considerati visibili.
Anzi. la non presenza
delle donne nelle manifestazioni dell'opinione pubblica, il non essere
intese come un gruppo di pressione quando avvengono le decisioni politiche
è stato per molti anni e lo è tuttora visto come segno
di indipendenza e di scompaginamento della post-modernità,
perdita di un centro rispetto al quale le donne sono già distanti
per scelta e vocazione.
Assumendosi pienamente
il problema della comunicazione a altri e a altre, Le
Città Vicine hanno scelto di essere presenze attive
nelle città dove le/i partecipanti vivono, interloquendo le
une con le altre e gli altri sul comune progetto di non restare opache
presenze ai luoghi in cui passiamo l'esistenza. La rete di relazioni,
a leggere i testi prodotti in questi anni, è il tessuto che
loro pensano essere stato il regalo più prezioso che questa
politica ha offerto. Gli entusiasmi che ha portato la comune frequentazione
politica vanno a confluire sul senso della bellezza, sulla restituzione
della felicità e del segno estetico a città dove passiamo
la nostra vita. In questo crescere di capacità e di consenso
nella politica delle Città Vicine ho visto un modo di fare
politica che ha come proposta la relazione ma anche il lavorare per
modificare quello che abbiamo a noi di fronte.
Questa delle Città
Vicine è stata una scelta vincente, a leggere
le interpreti, le donne, e quegli uomini che ne sono gli interlocutori.
Ecco, questa politica tiene unite la pratica di libertà della
relazione femminile, vale a dire continuità della politica
femminista, e politica e storia del mondo.
Se prendiamo insieme politica femminista, visibilità e crescita
dell'opinione pubblica un'altra risposta ce la dà Internet.
La rete copre l'esercizio dell' opinione pubblica con uno spazio caratterizzato
per straordinaria crescita e diffusione, coinvolgendo molte più
persone di quante abitualmente leggono i giornali o sentono la radio
e la Tv. E in questo mondo virtuale che ancora per molte risulta strano
e disagevole ho visto che la politica femminista e quella politica
della modificazione che gli vedo praticare vanno insieme. Internet
è il luogo dove si esercita l' opinione pubblica e dove le
donne, attraverso i siti e la loro disseminata partecipazione, hanno
la sapienza di captarne i segnali d'intesa e di quella relazionalità
che modifica se stessi e il mondo.
Sentirsi interpreti
del proprio tempo se è un pensiero che leopardianamente spaventa,
con lo sguardo rivolto a chi siamo rivela una nota e una marcia in
più; quando accettarsi per chi si è vuole dire riuscire
a vedere sè, gli altri e le altre attraverso la profondità
di campo della storia.