Donne e conoscenza storica

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Per la filosofia non esistono le classi, ma non per Jane Austen

In un breve saggio pubblicato qualche anno fa Laura Boella (4) in risposta alla domanda della redazione di Sofia spiega che cosa si intende per potere, come semplice 'io posso'. Richiama alla eredità culturale e all'immaginazione politico-morale, all'ispirazione di una <<politica dall'agenda elevata>> - come diceva Hannah Arendt - e alla considerazione del potere quale espressione del singolo nel mondo, potenziata dalla volontà di trasmettere il lascito politico e culturale. Esprimendosi a favore di una filosofia epigonale, Laura Boella nomina un progetto che potrebbe unanimemente coinvolgerci: perché <<il potere si è diffuso e differenziato nelle sue forme>> e la società non si organizza più <<in una struttura di posizioni di classe, di gerarchie, ruoli, professioni che conferiscono identità>>.
La filosofa sposta il punto di vista dalla oggettività delle condizioni materiali alla soggettività delle scelte culturali. Sono queste che ci definiscono e inseriscono nella tradizione filosofica di Hannah Arendt, Maria Zambrano, Simone Weil. L'autorità femminile delle filosofe staglia sull'orizzonte un destino - più che dato - convenuto con il quale fare comunità.
La storia personale si fa soggettiva, elaborata su una posizione filosofica e ha il compito epigonale di trasmissione del pensiero femminile.

Rossana Rossanda sintetizza criticamente un dibattito che parte dall'89 e converge sul 2000. Nel 1969 allorchè Berlinguer aveva opposto alla CGIL l'idea di produzione come un 'bene in sè' :

"la classe" non gli appare più portatrice di interessi generali. Con gli anni '80-'90, la 'rivoluzione tecnologica' induce la previsione che il lavoro conti sempre meno, che il salariato stia scomparendo e con ciò cade ogni valenza storico-sociale della 'classe' (5)

Hannah Arendt in 'Le origini del totalitarismo' (6) da una prospettiva molto diversa e non marxista ha avuto la indubbia percezione di quanto il '900 aveva prodotto. Le classi spariscono già agli inizi del secolo incorporate dai movimenti etnici, pangermanici e panslavi. Allo scoppio del primo conflitto cessano di funzionare i partiti, rispondenti al sistema classista delle classi e i movimenti assorbono il declassamento delle masse. La situazione viene descritta così dalla filosofa:

L'orientamento dell'uomo di massa non è determinato soltanto, o principalmente, dalla specifica classe a cui un tempo egli apparteneva, ma piuttosto dalle diffuse influenze e convinzioni che formano il bagaglio inarticolato di tutte le classi della società (7) .

Già la Donna Nuova, nella Belle Epoque di fine ottocento aveva rappresentato un tipo ideale oltre le classi:

una universalità del mutamento improbabile e impossibile se si cerca di rintracciarla nella realtà sociale. Poiché non ha definite radici sociali, la Donna Nuova non rappresenta né le classi femminili né le loro specifiche competenze: non rimanda quasi mai alla disparità di condizioni del vasto mondo delle donne (8).

L'idea di amore nelle scrittrici moderne, invece, fa sempre intreccio con la condizione sociale.
Sono le protagoniste di Jane Austen a metterci in contatto direttamente con l'attrazione erotica esercitata dal sesso maschile su quello femminile. In 'Senno e sensibilità' il sesso e la condizione sociale diventano due componenti inestricabili della relazione. La situazione economica in Jane Austen determina marxianamente chi si è ma anche come si è.
Virginia Woolf dice che sulla disparità fra gli esseri umani Jane Austen aveva sempre saputo la verità. Senza avere studiato, viaggiato sapeva tutto quello che conta. La ragazzina diciassettenne che scrisse i raccontini di 'Amore e Amicizia' sapeva quello che non sanno ancora le ragazzine della sua età:

che lady Greville, che fa l'altezzosa, e la povera Maria, da lei disprezzata, sono due personaggi permanenti di ogni sala da ballo. Ma Jane Austen lo sapeva dal giorno della nascita. Una di quelle fate che si racconta stanno attorno alle culle con i loro doni deve averla portato a fare il giro del mondo appena nata. E quando fu deposta di nuovo nella culla ormai sapeva com'era fatto il mondo (9).