Donne e conoscenza storica

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In Arsenico, terzo romanzo di Fiorella Cagnoni (20), ambientato a Milano e interpretato dalla investigatrice Alice Carta, la disparità sociale è, senza fraintendimenti mescolata all'eros lesbico; è essa la base di un delitto 'improprio'.

Due donne, Maria Longodente agiata liceale e poi ricca ricercatrice e Germana Parini, domestica e poi benestante maestra di ginnastica, sono al centro di una scena che si snoda su quarant'anni.
Odio, attrazione sessuale, differenze di cultura e di estrazione sociale sono i motivi di un'ossessione che dovrebbe placarsi in una inusitata vendetta se non intervenisse benefica l'intelligenza ostinata di Alice.

Incombe sulla scena del romanzo una filosofia elementare ma efficace. L'una, la padrona, ha goduto dei benefici dell'altra, la serva. Maria si scopre turlupinata per sempre dall'opera di seduzione di Germana, il desiderio è vendicarsi, uccidere la donna che ha osato umiliarla dandole il piacere e una scoperta di sè mai risolta fino in fondo. L'altra, la serva corruttrice, anch'essa umiliata per destino storico si è nutrita del desiderio di rivalsa e di riconoscimento.
Che cosa resta in questo romanzo, trama dello scambio sempre ineguale fra le due donne, del filo rosso della disparità sociale? E' ancora interpretabile nel tracciato delle differenze di classe? Di questa disparità resta poco e niente. Il luogo delle disparità diventa una catastrofe in quanto queste sono incolmabili, e la visibilità dell'irriducibile distanza è data dall'intrecciarsi all'eros lesbico.

L'accoppiata ridescrive le disparità dal punto di vista, mi permetto di dire, del paradigma dialettico e antimeccanicista. Il superamento mette in scacco l'idea che alle donne piaccia solamente il romanzo d'amore ma allo stesso tempo lo afferma. Maria è ossessionata dalla mancanza di decoro della sua relazione primordiale con Germana. E' la mancanza di una lingua dell'amore nella Germana del primo incontro che fa girare su se stessa Maria per decenni intorno al desiderio terribile di vendetta, desiderio vuoto di una nevrosi che si disperde con l'analisi, con la cura di sè e con il riincontro di Germana, ormai maestra di ginnastica.
Germana proletaria, bambina mai accarezzata e coccolata, batte nella tastiera della mente solo la lingua pornografica, peggio di un uomo che saprebbe fingere almeno sospiri e trovare le parole dell'amore, non sa nascondere quello che vede davanti a sè, l'equivalersi di ogni cosa nella simbologia sessuale.

C'è una descrizione delle disparità sociale in Pornografia di Michi Staderini che potenzia il discorso della differenza sessuale: donne e uomini sono impediti reciprocamente per via dei soldi di acquistare sesso o di avere amore.
Invece in Arsenico sono due donne a essere dispari per condizione sociale. La povertà esistenziale dell'una ne fa uno splendido soggetto erotico che va identificandosi con l'idea del male, e del vuoto dell'anima fino a procurare la nausea dell'asservimento del corpo.
La ricchezza materiale e civile dell'altra ne fa una nevrotica che è solo per la complicità di classe elargitale dalla detective amica pietosa che non sconta l'ergastolo, vuota anche lei di sentimenti che non scoppino in risentimento.
E' dal diaframma della sessualità che si rileggono le differenze sociali fra le donne, senza cadere in stereotipi paralizzanti e avviati preordinatamente allo scontro di classe o fra i sessi ridefiniti secondo la condizione economica.


La verità fra le donne fa irruzione sulla scena lasciando dietro di sè l'incommensurabilità dialettica di una disparità sociale.
Le donne non hanno bisogno di comprare amore e sesso, mentre gli uomini acquistano ciò di cui hanno bisogno: il corpo femminile. In Michi Staderini ci sono venditrici e acquirenti. Nel romanzo Arsenico le donne comprano amore e sesso, invece. E lo scambio perfetto non riesce, scivola sulle vite segnate dalle disparità sociali. Eppure in questo finale che scioglie il plot del giallo, è il suicidio dell'una che incolpa l'altra, un'altra vicenda è possibile, un legame arcaico dei corpi femminili, un patto non afflitto dal tempo nè dalla storia come solo l'inconscio ci sa suggerire.

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