Donne e conoscenza storica
     

torna al sommario di L'eredità del Femminismo

torna a Fonte e principi di un nuovo diritto

pagine 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8

 

Quando la Costituzione è stata stesa e approvata, le donne erano mute quanto alla libertà femminile (forse identificandola con quella maschile) e all'inviolabilità del corpo. Si può quindi affermare che il patto costituzionale non è stato sottoscritto dalle donne. Vero è che queste hanno successivamente compiuto degli atti, come partecipare alle elezioni e accedere ai pubblici uffici, che possono apparire come una forma di adesione. Questa però era condizionata, nel senso che si esprimeva nelle forme e negli ambiti determinati dal diritto e dalla politica maschile, come se esse dicessero: accettiamo di esprimerci con le parole che ci avete dato, ma solo nei limiti delle parole che ci avete dato. Tant'è vero che hanno (abbiamo) decisamente rifiutato la rappresentanza di sesso non votando di preferenza per le donne.

In questo modo si rifiuta lo strumento principale offerto dalla democrazia borghese per difendere i propri diritti. Tale rifiuto risponde a una ragione profonda e cioè che la differenza sessuale è un fatto qualitativo, non riducibile ai numeri, come le quote di rappresentanti in Parlamento e in altri organismi, enti, o istituzioni.

Le femministe non si sono contate per fare le loro scelte, per prendere decisioni, per conquistare nuovi ambiti di esistenza sociale. Si sono mosse e si sono regolate secondo il proprio desiderio e progetto spesso individuale o quasi, o ascoltando in questo desiderio quella che il più delle volte si è rivelata una ragione profonda, condivisa da molte ma ancora inascoltata. Così esse hanno evitato di sottostare allo schiacciamento della maggioranza, seguendo piuttosto l'andamento dei rapporti d'amore, d'amicizia e familiare, dove non si vota e dove le cose vanno bene se vince la libertà.

Non sappiamo assolutamente né vogliamo suggerire la forma che potrà avere la costituente delle donne perché abbiamo orrore della fissazione delle forme politiche. Abbiamo perfino esitato ad usare la parola "costituente" nel timore che le politiche di professione se ne impadroniscano come slogan senza una pratica adeguata. Siamo però in grado di affermare che la Costituzione italiana è messa in questione e che dovrà aprirsi ai principi fondamentali del diritto femminile.

Il pensiero politico e giuridico maschile si è incagliato sul rapporto uguaglianza-differenze, sul funzionamento della democrazia numerica, sull'estensione dei diritti senza la capacità di pensare gli strumenti e gli istituti per attuarla, cosicchè le proclamazioni del diritto non hanno alcun inveramento. La discussione, quindi, è più che aperta e l'elaborazione giuridica delle donne sarà preziosa per gli uomini come per le donne.
.