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Prima del Patriarcato: La società delle madri

"Maschio sciovinista e patriarcale!":
in certe occasioni questa affermazione può avere il suo fascino, anche se, forse, suona un po' anni '70. Magari la vita frenetica ti ha impedito di saperne di più su quel tempo lontano e favoloso in cui le donne erano a capo del clan, cioè il matriarcato, o, meglio, il matrismo. In questo caso Woman Affairs ti viene incontro e ti riassume la teoria sul patriarcato come evoluzione relativamente "recente" della società umana. Il testo di riferimento è il saggio di Sara Morace: "Origine Donna. Dal matrismo al patriarcato, Prospettiva ed., 1997."

La ricerca sui reperti aggiunge continuamente nuove conoscenze sulla preistoria, ma per una conoscenza obiettiva di questi tempi lontanissimi è importante non dare per scontato che società di 50-60.000 anni avessero la stessa organizzazione di oggi.

Società delle madri

Nel periodo compreso tra il 100.000 A.C. (comparsa in Africa del primo homo sapiens-sapiens) al 5-4000 A.C. (limite estremo del periodo storico) il genere umano si era già dotato di strutture sociali, al fine di accumulare il cibo e conservarlo per sopravvivere. Il sistema migliore per procurarsi scorte e difendersi dai pericoli in agguato era senza dubbio la cooperazione degli individui.
Il collante sociale, che oggi è individuato nella famiglia nucleare (padre-madre-figli), doveva essere rappresentato allora dal rapporto madre-figli, che richiede un'educazione assai complessa, e quindi una vicinanza prolungata dei figli presso la madre.
Proprio la maternità, (attribuita magicamente solo alla donna, non essendo percepito un diretto legame tra sesso e riproduzione) era alla base dell'organizzazione in clan, cioè un gruppo di individui discendenti in linea materna dalle donne unite nella collaborazione.

Queste donne, impegnate collettivamente a procurare cibo con le prime forme di agricoltura e ad allevare figli, dovevano organizzare la vita sociale dei discendenti. Questo è il matriarcato, o meglio, il matrismo, perché la superiorità sociale della donna si basava sul suo ruolo e non su imposizioni, come suggerisce il verbo archeo (comandare) contenuto nella parola matriarcato.
Gli studi femministi, ripresi da Sara Morace, affermano che nella società matristica le donne guidano il clan e ne regolano le spinte conflittuali con una serie di divieti, come il tabù verso i rapporti sessuali tra due membri dello stesso clan. La sessualità è, nonostante i tabù appena menzionati, scelta e vissuta liberamente dalle donne, anche quando diventa più chiaro il coinvolgimento del maschio nella procreazione: l'attribuzione di paternità non fa cambiare la posizione sociale dei figli di un clan.

La nascita del patriarcato

Secondo un'interpretazione marxista, sostenuta con forza dall'autrice di "Origine donna" il passaggio a un'agricoltura su larga scala, con lo sfruttamento delgli animali, favorisce l'accumulo di viveri e il passaggio da un'economia di tipo cooperativo a un'autonomizzazione rispetto al clan. Dall'assenza di proprietà (i beni vengono prodotti collettivamente e distribuiti nel clan) si passa alla prima forma di proprietà privata: i viveri in più, gli animali, e anche i figli. Il padre comincia a rivendicare i figli perché alleati nell'accumulo e nella difesa delle proprietà. Per far questo ha bisogno di un contratto che gli assicuri il controllo sul corpo della madre: nasce la famiglia nucleare e patriarcale.
Ma come ha fatto la violenta organizzazione patriarcale a soppiantare la pacifica società delle madri? Sara Morace osserva che deve essere stata un transizione dolorosa, coincisa con conflitti tra popolazioni per il possesso di terre e animali. In un'epoca segnata dalla violenza le donne si si sono viste strappare il prestigio e la libertà , e hanno scelto spesso di far parte di una società sì patriarcale, ma che garantiva loro l'incolumità personale.
I miti (e i ritrovamenti) riguardanti le Amazzoni sembrano testimoniare di donne che si sono ribellate alla nuova organizzazione sociale e hanno proseguito una cooperazione ancora matristica, mentre i popoli vicini sostituivano perfino nel cielo le divinità maschili a quelle femminili.

Sara Morace conclude affermando che il sistema patriarcale, basato sul potere maschile e sul controllo del corpo femminile è ancora vivo, nutrito della cultura misogina che esso stesso ha elaborato. In effetti è strabiliante pensare che fino a poco tempo fa le leggi e le teorie scientifiche sulle donne sono state elaborate dagli uomini, e che solo negli ultimi vent'anni le donne abbiano potuto fare cultura e leggi su se stesse.
Se vediamo nella teoria di un matrismo primordiale un incoraggiamento a cambiare in meglio la società il nostro compito è proprio quello di riassegnare all'uomo la sua parzialità nella visione del mondo e rivendicare noi a noi stesse. E allora rivoluzioniamo la cultura!

La prima immagine è tratta dalla copertina di "Origine donna", mentre le altre raffigurano la cosiddetta "Venere di Willendorf", minuscola statua di pietra risalente al 24.000 - 22.000 A.C., forse simbolo della fertilità. La scultura è conservata al Naturalhistorisches Museum di Vienna.

September, 2000

Chiara Passani - Edi on Web. All rights reserved.
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