Donne e conoscenza storica

 

 

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Alcuni spunti di discussione in vista di un convegno nazionale sulla storia

di Marirì Martinengo

 

Quando ho fondato la Comunità di pratica e riflessione pedagogica e di ricerca storica, all'inizio degli anni novanta, il mio intento era di fare indagini nel passato - alla ricerca di figure femminili e dei contesti che le avevano viste protagoniste - da proporre nella scuola.

La Comunità era formata , in massima parte, dalle insegnanti che avevano partecipato, alla fine degli anni ottanta, al Seminario Progetto di pedagogia della Differenza sessuale; da qui ebbe origine la lunga titolazione della Comunità, che potrei definire storica, in quanto mirava a rendere manifesta l'intenzione di fare ricerca finalizzata soprattutto alla fruizione scolastica.

Con queste donne e altre che si sono allontanate e avvicinate, tuttora lavoro. Insieme, nei nostri incontri, parlavamo sempre della mia amata storia: come indirizzare la ricerca, cosa insegnare, come insegnare, passavamo al vaglio della critica la storia tradizionale, lamentavamo la mancanza di documenti sulla storia delle donne, la scissione e l'incomunicabilità tra ricercatrici e insegnanti ... .

A me è sempre piaciuto il medioevo, noi ci ritrovavamo per parlare al Circolo della Rosa di Milano, un luogo circoscritto. E così - fra un dibattito e l'altro - la nostra pratica ha trovato un riscontro, una corrispondenza, nei monasteri altomedievali, che sono diventati il primo oggetto comune di indagine; contemporaneamente allo studio e alla ricerca, abbiamo sempre tenuto d'occhio le relazioni politiche, promuovendo incontri e scambi con docenti, ricercatrici universitarie e altre insegnanti.

Durante questi lunghi anni di studio, abbiamo accumulato esperienza di pratiche e di sapere che vogliamo spendere nel confronto (e, perché no? in un conflitto costruttivo) con quelle di altre e altri.

Ultimamente questo desiderio di scambio mi ha spinto ad ampliare il raggio delle nostre conversazioni, invitando a parteciparvi quante e quanti io e le mie compagne conoscevamo interessate/i alla storia (come insegnanti, ricercatrici, appassionate e così via) così ho dato avvio, nel corso del 2000, a incontri periodici, denominati Tè storia e pasticcini (dopo gli emozionanti dibattiti, infatti, ci disalteravamo con torte e bevande varie, preparate con perizia e cura dalla nostra Rosy del Circolo).

Dalle discussioni collettive sono emersi temi che ritengo così importanti da essere sottoposti all'attenzione di un convegno nazionale sulla storia. Alcuni temi sono questi:

1) la storia che riguarda le donne è continua o ha carattere di intermittenza ? Figure e contesti, a signoria femminile, si affacciano alla visibilità in qualche luogo e per qualche tempo per poi rifluire e ricomparire altrove (per esempio, le corti delle signore feudali occitane, i già citati monasteri, i béguinages, le ruelles delle Preziose, i salons dell'Illuminismo francese e quelli risorgimentali italiani e così via); si potrebbe strutturare anche un percorso su queste scansioni;

2) i contesti relazionali sono storia autosufficiente: cioè rendono conto delle donne, degli uomini, delle relazioni interagenti tra loro, dell'ambiente e del tempo in cui esse ed essi hanno operato; per cui forniscono gli strumenti e le coordinate sufficienti e necessarie alla comprensione trascendentale del fluire del tempo e del modo di rapportarsi a sé, alle altre/i, alla realtà ;

3) il punto forte di una storia che mette le donne in primo piano è che essa non annulla gli uomini (come avviene nella storia tradizionale che cancella le donne o, ultimamente, le aggiunge), ma li rende vivi e partecipi attraverso la relazione che le donne intrecciano e da sempre hanno intrecciato con loro;

4) non sono state le conquiste di questi ultimi secoli - l'emancipazione, l'istruzione generalizzata, l'acquisizione dei diritti - a far entrare le donne nella storia: donne di alta statura, che si sentivano libere e che si situavano al di fuori dei cenacoli esoterici e delle università, hanno detto, anche nel lontano passato, parole che sono utili ancor oggi per noi tutti e tutte, e alle quali faccio costante riferimento; la libertà femminile non nasce dall'essere pari all'uomo, ma dall'individuazione e dall'ascolto del proprio autentico desiderio - che c'è oggi come c'è stato in passato - nel confronto con quello di altre donne; da tenere costantemente presente quanto tutte le donne, di ogni tempo e di ogni classe sociale, fanno e hanno fatto per la produzione, la continuazione e la protezione della vita, per l'erogazione di amore che fa nascere e crescere,per la tenuta del tessuto sociale, attraverso le relazioni;

5) In questi anni molte storiche hanno effettuato numerosissime ricerche (soprattutto sulle donne che hanno lasciato testimonianza di sé nell''800 e nel '900), con l'intento di colmare la lacuna e di offrire il materiale necessario per integrare la storia delle donne a quella degli uomini, raggiungere cioè la parità; le ricerche sono, dal punto di vista tradizionale, di ottimo livello, viceversa ritengo che sarebbe, più che opportuno, necessario mettere in discussione l'impianto epistemologico del sapere e della sua trasmissione all'interno dell'accademia: infatti l'ingresso massiccio delle donne, docenti e studenti, nell'università - la differenza sessuale in carne ed ossa - reca con sé elementi innovativi, propri appunto della differenza di essere donna: per esempio, il continuum, postulato imprescindibile della storiografia, ci corrisponde? è scientifica una storia che ha sempre escluso dal suo panorama l'apporto del pensiero e dell' esperienza di metà dell'umanità?

6) E' un'illusione pensare di poter fare una storia di uomini e di donne: noi, donne, non abbiamo contribuito a costruire la storia così come essa si presenta oggi; una storia delle donne sarebbe come un'ala non portante aggiunta a un vecchio edificio; affiancata a quella degli uomini, servirebbe solo a conservare una struttura che si è edificata sulla nostra cancellazione. Occorre creare altre categorie storiografiche, mettere in circolazione quelle già inventate da alcune donne e trovare altre mediazioni che ci corrispondano. Questi sono solo alcuni spunti che vorrei sottoporre all'attenzione e alla discussione di quante e quanti sono interessate/i alla costruzione di una memoria che sia alla nostra misura, in vista, come dicevo all'inizio, di un convegno nazionale. Tè storia e pasticcini.