Connessioni nel dibattito femminista
La
sintesi dell'intervento con cui Giovanna Providenti ha partecipato al seminario
di Pisa su femminismo e non violenza (Femminismi e nonviolenza
v. links) mi ha fatto fare qualche pensiero che vado qui a esporre.
Anzitutto
alcune connessioni: il nesso femminismo e non violenza non è ovviamente
necessario, è presente adesso perché un pensiero lo sollecita. Non
a caso. Segnalo: il dibattito in corso ospitato sul sito della Libera Università
delle Donne (v. links) che ha avuto inizio come commento
al saggio di Anna Bravo. La studiosa di storia interrogava e traeva conclusioni,
discutibili a guardare la maggioranza delle risposte, proprio sul nesso politica
della sinistra negli anni '70 e violenza e arguiva che il femminismo avendo praticato
e sostenuto anche simbolicamente la libertà di aborto, non ne era estraneo.
Maria Schiavo ha detto bene rispondendole. <<Quando evoco quel periodo per
me il concetto di rivoluzione è ancora vivissimo ma non è associato
ad alcuna idea di fucili e di spari. Rivoluzione mi evoca la forte tensione di
cambiamento che ci attraversò, che in quegli anni ci apparve innanzi, nitida,
insistente, come una visione che l'atmosfera di fluidità, di estrema mobilità
dell'epoca rendeva ancora più imperiosa. Fu il tentativo di cambiare noi
stesse, di chinarci a meditare anche sulla violenza che era in noi, oltre che
nell'altra/o, di rivoluzionarci, di "convertire" la nostra vita. Fu
il desiderio fortissimo, che ancora dura, di provare a costruire insieme un mondo
migliore.>> (Volevamo cambiare il mondo a partire da noi
v. links)
Giovanna senza fare riferimento a quel dibattito però
entra nel merito e disfa la possibilità di inferire l'atteggiamento violento
della sinistra in generale, includendovi le donne che presero un'altra direzione
separata e a volte anche opposta a quella dei maschi.
Per quanto riguarda me,
negli anni '70 sono stata dentro a questa vicenda. La violenza non è stato
il tema che mi ha visto abbandonare con altre donne e un omosessuale un gruppo
della sinistra extraparlamentare. Il dissidio e la contrapposizione nacque sul
tema del personale è politico. Noi donne vedevamo una proliferazione astratta
di ideologia, nella sinistra (parlo sempre di quella a sinistra del P.C.I che
invece non era interlocutore neppure attraverso le donne che a quel partito partecipavano).
Criticavamo una pratica politica in cui non mettevamo più insieme il desiderio
e la conoscenza. Tentammo degli accorgimenti, creare gruppi di donne separati
che parlassero della crisi della politica invece che dei compiti femminili per
la presa del potere del proletariato. Addirittura inventammo l'alleanza fra giovani
e donne pensando che c'era in comune questa propensione a mettere in primo piano
i nostri bisogni. Ma presto ci accorgemmo che era una scelta fittizia, una recita
inconcludente. Invece dopo essere state a Pinarella (il secondo incontro, quello
avvenuto nel 1975) con lo sguardo aperto su un mondo che non era più quello
in cui pensavamo di stare, insicure e appassionate ci siamo buttate in questa
nuova stagione. Il taglio non è stato indolore per nessuno, né per
le donne che lo praticarono e lo avviarono, né per l'altra parte, tagliata
via: i maschi e quello che facevano - e sto parlando di situazioni personali e
politiche: lasciammo con un documento e una discussione politica di chiusura avvenuta
con il vertice dell'organizzazione di cui eravamo state partecipanti attive.
La
non violenza apparteneva e appartiene alla nostra storia. Avevo dedicato le mie
riflessioni alle differenze sociali e al conflitto a cui non portano e qualche
anno fa avevo scritto un saggio pubblicato su questo sito. (Le
differenze sociali ci sono e 'non' si risolvono in conflitti v. links)
La
non violenza non è il mio riferimento simbolico e non lo trovo abituale
fra le donne. Va detto. Non posso fare finta di avere studiato e anche amato Gandhi
o Capitini quando studiai e tenni a riferimento Marx, Lenin e MaoTzeTung !!! Poi
c'è stata la scoperta di una politica che per me era superiore, una concomitanza
di idee, pratiche e scelte concrete che diventavano praticabili. La politica femminista
entrata in crisi quell'altra, e avendola vista nei suoi limitati orizzonti universalistici,
la sostitutiva con una forza e una bellezza terrifica (mi consento l'aggettivo
il cui senso va trovato nell' attuale origine inglese del significato (terrific:
splendido).
Ecco
farsi avanti una 'strana' formazione nei fatti organizzata, nelle parole libera
e spontanea - la filosofia delle donne - che era ed è stare nel mondo nella
relazione con altre, sempre e comunque, fare movimento, praticando la disparità
- differenza di età, passioni, vocazioni e talenti- e riconoscendo nei
fatti l'autorità femminile, invece di quella maschile. La sostituzione
ripeto non è in-differente. Per Giovanna è anche una riorganizzazione
del rapporto maggiore - minore. Lo definisce riassunzione del proprio punto di
vista dove vince il personale e anche il valore della scelta propria, extra-schema,
extra-convenzionalità acquisite. Lo definisco uno sguardo che dall'essere
maggioranza diventa minoranza senza stare al tracciato che queste definizioni
iscrivono nella società. E quindi una grande rilettura del simbolico, una
grande rivoluzione.
Ma
proseguo con le connessioni. In uno scritto di Carla Turola dell'associazione
Identità e Differenza che racconta l'incontro con la ex sindaca Graziella
Borsetti trovo questo punto di vista, fra gli altri in sintonia con quanto abbiamo
detto. Scrive Giovanna Providenti << Il femminismo ha contribuito a fare
affiorare la necessità, di sempre più uomini e donne, di una integrazione,
a partire da quella tra impegno sociale nel pubblico e rinnovamento delle proprie
modalità di essere nella vita privata: sconfessando radicalmente la "doppia
morale" maschilista. >>
Dice Carla riprendendo Graziella <<L'ha
aiutata molto la non pretesa di rappresentare tutto il paese, ma di esserne una
parte, la consapevolezza che la diversità è relativa, che non c'è
il bene da una parte e il male dall'altra, ma semplicemente ci sono sguardi diversi
che vanno rispettati. Ma non transige sulla coerenza: non si possono fare i girotondi
per la pace e poi agire i conflitti più distruttivi nei partiti e nelle
istituzioni.
Nel suo governo ha fatto agire un'autorità femminile che
ha detto agli uomini: "..sii felice, perché puoi vivere anche qualcosa
di diverso da te..">> (Il Palazzo e la Città
Incontro con Graziella Borsatti v. links)
Aggiungo
ancora un riferimento. Il numero di Primavera della rivista femminista americana
Signs è dedicato a Feminism and Antiglobalization Movement, è
un altro il discorso ma allo stesso tempo non lo è. Non posso dire molto
a proposito, la sto leggendo. Però ho visto un bisogno di mettere in rapporto
una politica con un'altra, quella femminista e quella dei movimenti che nel 1999
aprirono la protesta no global contro il WTO; riconoscere la separatezza e vedere
due sfide diverse e dove le donne, come soggettività, in proprio agiscono
e connotano la politica, de-neutralizzandola.