Donne e conoscenza storica  

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Ipotesi di interpretazione sulla relazione madre figlia all'inizio dell'età moderna

 

 

Sofonisba Anguissola, Ritratto della madre


La relazione madre e figlia e le relazioni fra donne non sono un aspetto della pratica 'femminista' aggiunto alla ricerca.

Come dice Luisa Muraro, riprendendo il pensiero di Luce Irigaray:

<<Il rapporto tra madre e figlia, infatti, non è riducibile per la donna a un semplice rapporto familiare come sono gli altri, con il marito con i figli maschi. Quel rapporto è portatore della marca simbolica che rende significativa per una donna l'appartenenza al genere femminile. Tutto questo si pone a livello simbolico, torno a dire. Insisto per via della confusione affettiva e delle interpretazioni psicologiche. Nelle società patriarcali, i rapporti fra donne sono non pensati e quindi lasciati al caso>> (L.M. La folla nel cuore pag. 22)

Anche nella storia queste relazioni si sciolgono come neve al sole. Non c'è nel pensiero neutro e dominante un indicatore il quale agganci le relazioni femminili al continuum storico.
Invece nei racconti delle donne dell'età moderna non manca la relazione femminile. Essa parla dai dialoghi di Moderata da Pozzo pseudonimo Fonte o dall'utopia politica della Città delle Dame di Christine de Pizan. E' il centro delle preoccupazioni di Lucrezia Marinelli autrice del saggio Sul merito e l'eccellenza delle donne.
E' troppo ovvio precisare, come si sono precipitate a fare alcune studiose, che non si tratta di 'femminismo' perchè la parola non esisteva nel XVI e XVII secolo. Anche se a una studiosa di rilievo come Ginevra Conti Odorisio si deve il primo studio italiano sull'origine dell'idea femminista individuata esattamente nei libri di Moderata Fonte, Lucrezia Marinelli, Arcangela Tarabotti.

Vorrei ancora citare Luisa Muraro per un rapporto con il presente 'femminista' che sveli le distanze dal passato e il pensare politico delle donne.
Nella lezione che ho citata invita a vedere la famiglia come un luogo che non va concepito come un mondo chiuso in sé;

<<Il primato della relazione madre-figlia domanda in effetti di uscire dall'ambito familiare […] All'interno dell'ambito familiare, realisticamente, non è ancora possibile oggi una significazione adeguata della relazione genealogica femminile. Questa domanda, domanderà sempre ma oggi specialmente, l'opera di riparazione e avvaloramento e potenziamento delle comunità omosessuali femminili, che danno il massimo spazio possibile alla relazione madre-figlia in senso simbolico.
[…] Non c'è dunque soluzione di continuità tra la famiglia e il sistema dei rapporti sociali. Una donna può passare senza rotture dai rapporti familiari alla vita sociale. Il ponte, la continuità, gliela offrono quelle donne che non sono inserite nella famiglia e che preferiscono, per sé, vivere in relazione sociale con una o altre donne senza legami coniugali e senza maternità.
Queste donne illustrano per tutte il primato della relazione genealogica femminile e aiutano quindi le altre a ristrutturare l'insieme dei rapporti familiari in un senso favorevole alla libertà femminile>> (id. pag.23-24)

In questi studi è precisamente la commistione di strati differenti di donne a indicarci un tessuto sociale di scambi femminili. Differenti per status e per grado di parentela. Ci sono padrone e serve e madri e figlie che si scambiano saperi e trasmettono affetti e convenzioni.

L'identità biologica ha identificato per secoli le donne come vergini, madri e donne non più in grado di procreare.
All'inizio dell'età moderna Il corpo femminile avrebbe avuto la prevalenza su altre identità dettate dal lavoro e dalla condizione sociale.
La linearità dello scambio sociale fra donne le contiene in un universo semplice ma circolarmente molto attivo e interagente.

E' una situazione femminile che differenzia le donne dal tessuto sociale maschile e dalla tendenza di questo ad aggregare per gruppi separati. In questa politica degli uomini "se ci guadagna uno ci perde l'altro": un aspetto derivato dall'organizzazione per gruppi separati fatto rilevare in un articolo di Alessandra Nannei in Via Dogana 'La questione maschile, 1995.
La linearità dello scambio sociale nei secoli dell'età moderna è necessariamente sostenuta dall'esclusione delle donne dai beni di proprietà: l'eredità paterna e quella del marito. Le donne in età moderna circolano proprietarie di un minimo di beni economici. La dote o in alcuni casi l'eredità del marito che ritorna in loro mani con la vedovanza è in realtà un recupero della famiglia paterna perchè di essa loro non possono disporre. E nel caso dell'eredità del marito sono beni che dovrà consegnare ai discendenti.

Nella linearità dello scambio femminile da donna a donna la disparità sociale è presente interagendo con fenomeni di circolarità dei guadagni e delle perdite anche immediatamente economiche. Questa circolarità è riconoscibile per esempio in età moderna nell'uso delle balie. La maternità si spartisce fra due donne, anche se come terzi ci sono i mariti che stipulano il contratto. L'economia domestica diretta dal marito 'contabile' è spartita fra donne.
La relazione è semplice all'interno di una stratificazione sociale dove prevale il corpo sullo status però è attiva e visibile. Le situazioni famigliari di avanguardia fanno vedere che c'è spazio di esercizio della maternità in quanto trasmissione di un progetto fra più generazioni. E' il caso delle sorelle Nogarola che ricevono per volontà della madre una educazione umanistica. E' un riferimento prezioso.

C'è una linearità dello scambio femminile; ancora nel nostro tempo.
Mi è già capitato di notare, essa annulla la piramide verticale degli uomini, sostituendola con una figura solida: a due basi; una tendenza femminile rivelata da alcuni studi di sociologia e di linguistica.