Donne e conoscenza storica

 

Klapisch-Zuber Christiane, La famiglia e le donne nel Rinascimento a Firenze, Roma, Laterza, 1995

Margaret L.King
Le donne nel rinascimento
Laterza, 1991

Rinascimento al femminile, a cura di Ottavia Niccoli, Laterza, 199

per approfondimenti vai all'ipertesto

Donne all'inizio della storia moderna


Tre saggi per lo studio delle donne del Rinascimento.

Il libro di Klapisch-Zuber ha identificato la presenza delle donne nella Firenze di fine '300 e metà '500 paradossalmente attraverso un'assenza.
Le donne non ci sono nelle ricordanze dei libri di famiglia e dei genealogisti redatti dalla fine del '300. Queste scritture sono fra le attività preferite dei borghesi appartenenti alle ricche famiglie fiorentine in corsa per l'ascesa sociale.

Lasciare una memoria significa dare forza e potere alla propria casata e ribadire un'origine a volte inventata. Più remoto è l'inizio del casato e più si afferma il diritto di preminenza.
In queste genealogie è visibile l'insediamento di una classe ricca e ambiziosa. La presa di potere dei borghesi si afferma con la trasmissione ereditaria - esclusivamente maschile - attraverso le fratrie e i legami agnatizi, quindi fra maschi imparentati in linea diretta e collaterale.
L'esclusione delle donne dall'asse ereditario
- non abituale nel Medioevo - nell'età moderna apre un nuovo problema: la dote. E' un onere finanziario non indifferente la dotazione delle donne che consente di entrare in una nuova famiglia.

I recenti studi storici delle donne hanno mappato l'Italia individuando grosse differenze fra le zone. Se a Firenze - come dimostrano le ricerche di Christiane Klapisch Zuber - prevale fra '400 e '500 la famiglia agnatizia, in altre situazioni italiane come a Venezia esisteva la famiglia cognatizia. E ben diversa era la condizione patrimoniale delle donne. Nel primo caso le donne erano escluse dalla linea genealogica che era rigorosamente patrilineare; quindi non ereditavano perchè l'eredità andava ai maschi anche appartenenti ai rami collaterali. E solo a estinzione totale degli eredi maschi, anche cognati, entravano in possesso dell'eredità. Nel secondo caso la linea genealogica includeva anche le donne come agenti di costruzione della famiglia. La famiglia cognatizia era un progetto di parentela - parola usata in questi casi - che si apriva alle famiglie acquisite. Le donne, in questi casi, potevano disporre del testamento del marito.
I recenti studi hanno visto i due modelli intrecciarsi e suggeriscono che il modello agnatizio sia stato meno diffuso di quanto pensato negli studi originari di De Luca.

Queste scoperte non tolgono valore alle ricerche di Christiane Klapisch Zuber che mantenendosi in ambito toscano individua l'unico modello agnatizio; anche perchè la storica si spende in ricerche collaterali che individuano le tattiche di resistenza organizzate dalle donne che ci offrono un'immagine assai meno rigidamente identificata nel modello inverosimile di totale esclusione femminile.
La storia studiata dalle storiche attraverso le donne fa comparire una scena stimolata non esclusivamente dal protagonismo maschile nella lotta per il potere. Esistono
le strategie femminili.

La ricerca sulle strategie femminili identifica due versanti.

Il primo riguarda le fonti delle norme matrimoniali.
Una di queste fonti è il saggio dell'Altieri, autore fra XV e XVI secolo.
Lo scrittore racconta i riti matrimoniali nei quali era ancora riconoscibile il rispetto per le antiche tradizioni. E' in queste descrizioni arcaiche che le donne appaiono un po' rozzamente e ingenuamente descritte come un bene passivamente scambiabile fra due famiglie, nonostante la Chiesa avesse imposto la reciprocità del consenso dei coniugi perché un matrimonio avesse validità. La passività femminile acquista in questo sfondo, quindi, il carattere di una proiezione maschile. Siamo all'interno di una storiografia che si richiama alla mitologia e alla storia romana come referente di interpretazione dei fatti contemporanei. Il ratto delle Sabine spiegherebbe il brusco accoglimento della sposa nella famiglia del marito.

Altra visione della soggettività femminile delinea il filone di ricerca contemporaneo, attento alla lettura dei reperti.
I cosidetti donora, i doni che il marito già anticamente faceva alla moglie per il giorno delle nozze sono regali obbligati che ritornavano comunque all'interno della famiglia per essere venduti, dati in pegno o riciclati per nuove combinazioni matrimoniali. Tuttavia in questi regali è leggibile un legame, una richiesta e una resistenza femminile. Questi doni bilanciano la cospicua dote con la quale una donna si comprava un marito, il più delle volte di una condizione sociale inferiore alla sua. Sono la prova di un valore della donna e di un affetto, un'attrazione molto forte del marito verso la moglie

Anche le bambole sacre, le raffigurazioni di Gesù bambino trovate nell'elenco e nei reperti di corredi nunziali testimoniano una soggettività femminile originale e dotata di proprie modalità di elaborazione simbolica. Più che simboli sacri questi oggetti sono i pezzi di un gioco con le quali le giovani spose e o le monache esercitano il piacere del toccare, adorare l'infanzia e il Bambino Gesù assecondando l'entusiasmo mistico molto fisico così vivo fra le donne prima della Controriforma cattolica.

Nei saggi di Margaret L.King la ricerca indaga le identità di donne vissute in questi secoli e delle quali è rimasta la storia.
Il saggio di Margaret L. King è diviso in tre capitoli dedicati rispettivamente a Eva, Maria e alle "virago": alle mogli, alle vergini dedite alla religione e alle donne d'azione e intellettuali.
Molto interessanti questi lavori svelano - pur nella automoderazione della ricerca - l'intenzione di chi scrive a vedere le donne nella apertura di senso della differenza. Un saggio esemplare è dedicato da Margaret King a Cristine de Pizan.

Nel terzo libro, raccolta di saggi di autrici curato da Ottavia Niccoli, è raccontata la storia di donne vissute tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVII protagoniste note e sconosciute di una storia femminile nel Rinascimento. La scelta di un percorso fra le biografie individuali consente di vedere più precisamente le relazioni fra donne e come queste determinano la presenza femminile nel tempo.

Significativa al massimo di questi saggi è - a mio parere- la relazione madre-figlia che in alcuni casi è determinante per le scelte nelle quali le figlie hanno agito. E' il caso delle sorelle Nogarola e della educazione umanistica voluta per loro dalla madre. Oppure la relazione fra le sorelle Mendes. Ancora intrecci femminili determinanti si rivelano nella storia di Paola Antonia Negri, fondatrice dell'Ordine delle Orsoline e quelli assai meno noti - se le storiche non li andavano a ripescare dagli archivi - delle prostitute romane e di una giovane vedova.