Donne e conoscenza storica  

 

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Premessa sul diritto ereditario dall'età medioevale alla moderna

La trasmissione ereditaria dei feudi: un modello per la borghesia da Gian Giacomo Ortu, famiglia e demografia in età moderna, Storia Moderna, Manuali Donzelli,1998
<<In Italia meridionale, ad esempio, in età tardomedievale la principale proccupazione della feudalità meridionale è di evitare la devoluzione dei propri beni feudali al demanio regio; una devoluzione che si verifica in mancanza di eredi maschi diretti. La minaccia di interruzione della linea maschile di discendenza incombe perciò su ogni famiglia feudale e rafforza la discrezionalità del potere regio. Un primo risultato importante della feudalità meridionale è in questo senso già l'ottenimento lungo il Trecento della facoltà di divisione degli "Stati feudali" nei singoli feudi che li costituiscono (singoli feudi che, comportando l'esercizio di diritti economici e giurisdizionali inscindibili restano indivisibili). Questa facoltà è infatti la condizione per attivare strategie matrimoniali che puntano a conservare la circolazione di tutti i beni feudali all'interno di un lignaggio più ampio e articolato, con la prospettiva di realizzarne una successiva riunificazione , nelle mani di questo o quell'erede, con un matrimonio o una serie di matrimoni paralleli ( ad esempio di una femmina ereditiera con un cugino di terzo o quarto grado) che saldano nuovamente le linee del lignaggio. Le altre condizioni perchè ciò sia possibile sono però sia l'abbandono della primogenitura (che prevede a ogni generazione il matrimonio di un solo figlio e quindi produce linee di successione isolate e fragili, esposte a ogni incerto), sia la facoltà di trasmettere i beni feudali anche per via femminile. Da qui le pressanti richieste al sovrano di consentire la successione feudale anche alle figlie e agli altri ascendenti ( e quindi ai discendenti sulle linee cugine).
Se nel primo '500, pochi decenni dopo l'instaurazione del dominio spagnolo, sono di fatto già saltate, per successive concessioni regie, tutte le restrizioni alla successione feudale, le opportunità matrimoniali che si aprono in coerenza con il nuovo regime dei beni feudali restano però in parte inscritte nel cerchio dei divieti canonici, che la nobiltà meridionale non esista peraltro a violare sistematicamente ( Delille)
Una volta ampliato il campo della trasmissione feudale, divenuto massimo negli anni settanta e ottanta del '500, e cessato il rischio dell'estinzione delle linee e della devoluzione dei feudi al sovrano, la successione femminile appare nuovamente un rischio, come anche la pratica della vendita dei feudi, diffusasi non solo per le difficoltà economiche di questa o quella famiglia, bensì anche per consentire il passaggio dei beni da una linea all'altra del lignaggio, all'interno quindi della medesima strategia di conservazione dei patrimoni.>>
In pochi decenni la feudalità opera un rovesciamento degli obiettivi per ovviare alla successione femminile, costringendo l'ereditiera la matrimonio con zii e cugini.
E' ripristinato l'istituto medievale della primogenitura (il maggiorascato) e viene adottata il fidecommesso (istituto giuridico di origine romana che stabilisce un passaggio di proprietà di padre in figlio (un solo erede) ordinato da un erede e impedendo l'utilizzo libero delle eredità. Il fidecommesso dopo la Rivoluzione Francese verrà vietato.

In Europa nel tardo medioevo convivono due tipi di lignaggio: "dinastico" strettamente da padre in figlio e "consortile" che prevede una pluralità di linee di discendenza da sors (sorte o eredità).
Entrambi sono per via maschile e il secondo prevale in ambiente urbano mentre il primo in ambito feudale.
Nelle città italiane la preoccupazione di tenere uniti i patrimoni fa adottare il fedecommesso e la primogenitura. La conseguenza è la riduzione della famiglia multipla e dei gruppi dei fratelli fino ad allora sullo stesso piano. E questo avviene a immagine dei lignaggi nobiliari del XII secolo. ( vai a Il nome rifatto)