Donne e conoscenza storica  

commento

 

Rinascimento al femminile
a cura di Ottavia Niccoli, Laterza, 1991.

Dall'Introduzione di Ottavia Niccoli
Isotta Nogarola, umanista e devota (1418-1466) di Margaret L. King
Paola Antonia Negri, monaca Angelica (1508-1555) di Massimo Firpo
Beatrice de Luna, vedova Mendes, alias Donna Gracia Nasi: un'ebrea influente ( 1510-1569 ca) di Maria Giuseppina Muzzarelli
Ginevra Gozzadini dall'Armi, gentildonna bolognese (1520/27 - 1567) di Gabriella Zarri
Gostanza da Libbiano, guaritrice e strega (1534- ?) di Silvia Mantini
Camilla la Magra, prostituta romana di Elisabeth S. Cohen
Angela Vallerani, vedova (1559 - 1600) di Claudia Evangelisti

La storia delle donne e degli uomini dei secoli successivi al medioevo rappresenta la culla della modernità. Ottavia Niccoli nell'introduzione a questi studi sottolinea - citando Lucien Febvre -
<<la lacerante distanza che ci separa dagli uomini e dalle donne del XVI secolo>>, proprio per questo arriva come <<liberante>> conoscere questo passato, luogo della diversità e del cambiamento.
Sono le biografie che nella storia rivolta alle donne del '500 ci vengono incontro per aggiornarci sul passato remoto. Dal punto di vista di storici come Laurence Stone fallito il tentativo di spiegare scientificamente le cause dei cambiamenti, il raccontare le vite e i sentimenti di generazioni passate ha senso . E' interessante e ancora di più rivolgersi a <<chi è povero e oscuro piuttosto che ricco e potente>>.
Detto questo la biografia femminile impone di contestualizzare l'antropologia mettendo in chiaro alcuni aspetti. Anzitutto la storia del variare del corpo femminile, non è affatto un dato immutabile della corporeità biologica. E' facile pensare che le vicende della biologia femminile producano una storia arcaica e consuetudinaria. In realtà la fisiologia si presenta come una variabile legata direttamente ad <<elementi storici e sociali; sappiamo che la regolarità delle mestruazioni dipende da una alimentazione sufficiente...quanto ai modi di partorire, sono differenziati secondo i tempi, le culture...>>
Quindi le storie delle donne che in questi saggi sono raccontate sono di donne precisamente individuate <<legate pienamente alle forme istituzionali, sociali. culturali del loro tempo>>.
Citando il noto saggio di Gianna Pomata 'Una questione di confine' , la studiosa ricorda che le donne sono <<"un gruppo silente", che tende a lasciar poca traccia di sè, e quindi a sottrarsi troppo facilmente alla storia (che spesso è costruita di parole)>>
Per poterle raggiungere un modo notevole è la scrittura. Un modo usato dalle donne del Cinquecento, in forme diverse. Anche dettando, per incapacità o per delega, le parole che si desidera comunicare.
Ci sono altri mezzi di mezzi di espressione delle donne: i gesti. Paola Antonia Negri - secondo la relazione di Gian Pietro Besozzi <<esprime la propria impazienza per la condizione di inferiorità femminile nella quale essa si trova rispetto alle questioni ecclesiastiche e della fede:

alzava le mani in modo di levare la messa, faceva segno con un dito che desiderava di havere quello che hanno i maschi per puotere dir messa, et ho inteso che alle volte si parava la messa et face atto di dirla

Fra le fonti di queste vite ci sono gli archivi giudiziari, usate largamente da questi studi - dice O.N.-
<<esse mostrano la minuziosità delle descrizioni di vite che come dice Arlette Farge (Il piacere dell'archivio, Verona, 1991) ci offrono l'evidenza <<della singolare ed efficace complicità esistente fra la donna e l'ambiente in cui vive>>.

Anche la vita religiosa è un tramite di espressione fondamentale per le donne della prima età moderna.
Secondo alcune il Rinascimento per le donne (D.H. Herlihy) è proprio sul piano della vita religiosa. Infatti se le donne con l'età moderna perdono in status, potere e visibilità rispetto al Medioevo, acquistano però carisma religioso, fino a che non arrivano più rigorosi controlli ecclesiastici tesi a colpire quando una donna <<pretende essa stessa di farsi tramite fra Dio e gli uomini e financo Dio e i preti>>

La conclusione della studiosa è che queste donne - per rispondere all'interrogativo di Margaret L. King se c'è stato un Rinascimento per le donne sono soggettività piene e inerenti al loro tempo; perchè, al di là della loro condizione <<di vedove, sposate, vergini, prostitute, le vite di queste donne sono tutte accomunate dall'essere state vite difficili, e, in un certo senso, dall'esser state tutte percorse anch'esse, a loro modo, da una <<brama ansiosa di una vita piena nella sua libera esplicazione>>
Le parole usate sono di Eugenio Garin che così spiega il Rinascimento e la renovatio alla quale tendeva. ( Il Rinascimento italiano, 1941)

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