Donne e conoscenza storica

 

 

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querelle de femmes

la querela delle donne in Spagna e in Italia

Gisela Bock. Le donne nella storia europea

Ginevra Conti Odorisio, patriarcalismo e ginocrazia in Jean Bodin.

Caterina von Hemessen, Autoritratto, 1527-1566

 

La 'grazia divina' luogo di enunciazione delle autrici

In che modo dunque le partecipanti alla Querela dicono che sono autrici, che hanno autorità e parola per dire la realtà, ciò che non è nominato, l'<<inaudito>>?
Teresa ricorre a Dio nella solitudine della sua mancanza di comunicazione, in modo diretto, senza mediazione sacerdotale
<<Ed io così lo dico, ma secondo questo, ben appare che l'industria e grazia sovrana eccedono le forze naturali e maschili, poichè quello che un grande esercito di uomini armati non potette fare lo fece l'industria e la grazia di una sola donna. E l'industria e grazia chi le considera piccole preminenze se non chi non sa che cosa sono? Certamente sono due cose così singolari che colui al quale Dio vuole darle, che sia maschio o femmina, meravigliose cose comprenderà e opererà con esse se le vuole esercitare e non le affida ad ozio o negligenza. Se Dio negò allo stato femmineo grazia e industria per fare cose difficili che soverchiano la forza della sua naturale condizione come gli negherà la grazia affinchè con essa e mediante essa sappiano e possano fare qualcun'altra cosa più facile o leggera da fare per il sesso femmineo? Poichè è manifesto che viene più alla mano alla femmina essere eloquente che non essere forte e più onesto le è essere dotta piuttosto che audace, e le sarà cosa più lieve usare la penna piuttosto che la spada. Così che devono notare i prudenti maschi che Colui che diede industria e grazia a Giuditta per fare il tanto meraviglioso e famoso atto, ben può dare industria o intelligenza e grazia a qualcun'altra donna per fare ciò che altre donne, o per sorte qualcuno dello stato maschile, non saprebbe>>

Sostenendo che la grazia divina poteva essere ricevuta indistintamente da donne e da uomini, da ricche e da poveri e che la sua elargizione era personale e individuale, indifferente, quindi al sesso e alla classe sociale, Teresa riconobbe una dimensione infinita dentro di sè e con essa aprì un cammino di accesso diretto all'inaudito. Dio è la dimensione infinita che ella scopre dentro di sè, uno spazio sgombro nel quale riflettersi, un mediatore nel suo dialogo con se stessa che la gente della sua epoca poteva accettare non senza difficoltà, un mediatore che scompare quando lei arriva al culmine del suo cammino: diventare lei stessa Dio: <<Il mio Dio si fece carne - aveva scritto Angela da Foligno nel XIII secolo - per fare me stessa Dio>>