Donne e conoscenza storica  

 


Ipotesi di interpretazione sulla relazione madre figlia all'inizio dell'età moderna

Milagros Rivera in Nominare il mondo al femminile (pag. 28) spiega la 'grazia divina', luogo di enunciazione esibito dalle donne del XVI secolo per giustificare la loro autorità di parola dalle accuse di plagio di libri di uomini:

Progressivamente la <<grazia divina>> come luogo originario e autorizzato del corpo e della parola si trasformò in un codice femminile che le autrici usarono ripetutamente soprattutto in situazioni di conflitto con il potere dell'ordine patriarcale: la grazia è allora l'unità di misura e di significato di un ordine simbolico differente.
Nessuno tuttavia sembrava attribuire qualcosa alla propria madre: nè la vita, nè la parola, nè la memoria. Si direbbe che Antigone continua a essere fatta sparire

 

Luisa Muraro in Le amiche di Dio (pag.102) spiega il movimento teologico che scaturisce nelle beghine, in questo caso in Margherita Porete. Esso aveva incontrato qualche decennio prima Guglielma la Boema e - come spiega in altre pagine - la letteratura cortese <<che aprì infatti alla mistica beghinale. Quest'ultima adottò il linguaggio cortese per discorrere di Dio e con Dio>>

La dirompenza culturale di questo movimento teologico, è dovuta, secondo me, prima che ai suoi contenuti, al fatto della scrittura della lingua materna, che vuol dire catturare e far rivivere nella comunicazione tutto quello che è associato alla relazione materna, in primis l'eco della voce della madre.[...]

Fu un terremoto teologico che fece crollare o minò alcune venerande costruzioni, fondate sul regime linguistico di lingua scritta/lingua parlata, e su una tradizione di cultura dotta esclusivamente maschile. L'epicentro del terremoto, ripeto, io lo vedo nell'emergere della relazione femminile con la madre e quindi in un cambiamento del senso dell'autorità, che voleva dire anche il senso dell'ortodossia.