Donne e conoscenza storica

 

 

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Levina Terlinc, Jane Grey

Levina Terlinc, Elisabetta I, 1565

da Ginevra Conti Odorisio, Famiglia e Stato nella <<République>> di Jean Bodin, Giappichelli, Torino, 1999
Patriarcalismo e ginocrazia in Jean Bodin. pag.2



Nel terzo capitolo G. Conti Odorisio analizza la parte dell'opera di Bodin relativa a Natura del potere e ginocrazia.
Molte erano le donne fra il XVI e il XVII secolo salite al potere. In Francia si erano alternate le reggenti: Luisa di Savoia, Caterina de' Medici (1559, 1584)in ottemperanza alla legge salica. In seguito sono reggenti Maria de' Medici fino al 1617, Anna d'Austria (1643-61) C'erano state regine come Jeanne d'Albret, regina di Navarra, figlia di Margherita di Navarra, regine d'Inghilterra, Mary Tudor, Jane Grey, Elisabetta I Tudor, Mary Stuart. Per citare solo alcune delle donne che direttamente o per altre vie avevano avuto posizioni di potere, in quegli anni.
Queste donne avevano sostenuto - grazie alla loro collocazione sociale - il protestantesimo, influenzando il marito, figli e figlie e l'ambiente sociale che le attorniava.
<<Le conseguenze della Riforma stessa, come la partecipazione delle donne alle questioni pubbliche, vennero considerate negative dagli stessi protestanti.>> <<Nella pubblicistica protestante […] attraverso la discussione sulla legge salica si chiedeva, al pari che in quella cattolica, l'esclusione delle donne dai diritti politici>> (pag.79). Manifestavano altre posizioni uomini come Thomas More che erudiva le figlie dando la stessa formazione umanistica che dava ai figli.
Bodin invece sosteneva che la ginocrazia è contraria alle leggi di natura. Esse hanno assegnato agli uomini la forza, la prudenza e le armi, mentre diceva <<le azioni virili sono contrarie al sesso, al pudore e alla pudicizia femminile>>(pag.81) La parola stessa ginocrazia indica in Bodin <<la degenerazione del potere in quanto gestito da una donna>> perché <<il potere di una donna significa il rovesciamento dell'ordine naturale>> (pag.82)
Coltissimo autore, Bodin, cita una vasta casistica storica a sostegno delle sue tesi sugli <<orrendi delitti compiuti dalle donne, ( tesi) isolate da ogni contesto storico e accumunate soltanto dal genere>> (pag.85)
<<Valga per tutte l'esempio di Semiramide che, secondo Bodin, avendo ottenuto dal re il potere sovrano per un solo giorno, ordinò di ucciderlo.
In Christine de Pizan, invece, la figura di Semiramide viene portata ad esempio della forza e della capacità guerriera di una donna>> (pag.84)
Con un'espressione proverbiale dopo l'uso di Bodin, l'autore cita i regni tombè en quenuille, caduti in mano alle donne: il regno di Polonia, i regni di Svezia, di Norvegia e di Danimarca, i regni di Castiglia, di Aragona, d'Inghilterra e di Scozia. <<Tutti esempi che dimostrano invece il contrario della tesi di Bodin sulla ginocrazia e come la pratica del potere femminile fosse estesa in Europa>> (pag.86). In alcuni casi considerata esempio di tolleranza come la reggenza, durante al minorità di Carlo VIII e Luisa di Savoia, di Anne de Beaujeu (1441-1522), figlia di Luigi XI .
Bodin identifica la causa dell'ingerenza delle donne nella sfera pubblica, nella indebita estensione del diritto di successione ai feudi. La République <<segna il passaggio da una comunità pubblica di tipo feudale ad un'altra accentratrice basata sulle gerarchie>>(pag.127).
Altri pensatori invece auspicavano un potere femminile. Guillaume Postel - indicato in seguito in Bodin come uno stregone alla pari con Agrippa - vedeva il potere superiore maschile fonte di autorità e l'inferiore femminile fonte di ragione. Oppure Brantome usava un'originale comparazione fra il potere femminile e il maschile per dedurre, in alcuni casi la superiorità delle donne in prudenza e abilità che sarebbero state più degne di comandare dei molti re fannulloni e tiranni loro padri o fratelli.
Tutta la violenza repressiva di Bodin si riversa nella Démonomanie sulla eliminazione fisica della stregoneria.
L'imbecillitè e la fragilitè del sesso femminile, nelle analisi di un razionalista come Wier, non era unicamente ragione di incapacità ma anche di non responsabilità, per questa bisognava punire le donne in modo meno rigoroso che gli uomini; in Bodin è la forza turpe delle donne, la lascivia, l'hystera che vagava pericolosamente - come credeva Galeno - a spingerle verso il male.
La concezione della natura di Bodin è che <<Dio è libero di fronte alla natura e alle sue leggi e si riserba quindi spesso di poter agire "contro le leggi della natura">> . La polemica con Jean Wier , per il quale era impossibile che accadessero in natura <<fenomeni "contro natura">> (pag.139), è esposta a questa divergenza.
A sostegno delle sue convinzioni Bodin ha una vasta raccolta di testimonianze.
Si tratta di resoconti e documentazione giudiziaria utilizzata dall'autore il quale << scrive per combattere la pusillanimità di certi giudici>> (pag.142)

<<Uno dei legami più profondi e costanti tra le due opere di Bodin è dunque la visione antropologica della donna e l'ostilità verso un suo eventuale potere, sia della donna- regina che della donna-strega>> (pag.126)

Note



1) Jean Bodin, Les six livres de la République, J. de Puys, Paris, 1583
trad. it. I sei libri dello Stato, a cura di Margherita Isnardi Parente, Utet, Torino, 1964, 1988, volumi 3.
2) Jean Bodin, Démonomanie des sorciers [1580], Du Puys, Paris, 1582
trad.it. Démonomania degli stregoni, trad. di Hercole Cato, Aldo, Venezia, 1587.
3) Luciano Parinetto, Streghe e politica, dal Rinascimento italiano a Montaigne, da Bodin a Naudè, Istituto Propaganda Libraria, Milano, 1983.