da
Ginevra Conti Odorisio, Famiglia e Stato nella <<République>>
di Jean Bodin, Giappichelli, Torino, 1999
Patriarcalismo e ginocrazia in Jean Bodin.
<<
In ogni caso, a mio parere è importante tenere presente
che il dibattito sui rapporti tra i generi e quindi anche
sul ruolo e la funzione della donna, lungi dall'essere una
querelle come generalmente viene considerata, oziosa,
letteraria, costituisce invece uno degli elementi fondamentali
del dibattito ideologico che accompagna ogni fenomeno di trasformazione
sociale ed è indispensabile per comprendere il modello
culturale su cui la società si fonda e i valori in
cui si identifica>> (pag.128)
E' ciò
che afferma Ginevra Conti Odorisio a conclusione del suo studio.
L'opera di Jean Bodin non è stata contemplata in altri
scritti dedicati alla querelle. Invece le convinzioni di questo
autore analizzate da G. Conti Odorisio acquistano un senso
non trascurabile a spiegazione del patriarcato. Neppure si
può trascurare l'importanza e la diffusione che ebbe
l'opera di questo autore. Annoverato di solito fra i filosofi
e gli studiosi del giusnaturalismo, oltre che fra i fondatori
del pensiero politico moderno le sue opere, considerate così
diverse, rilette da una donna sporgono su un universo di pensiero
determinante per capire il patriarcato
Les six livres de la République (1) e la Démonomanie
(2) sono le opere principali di Jean Bodin. La prima edita
nel 1576, l'altra nel 1580.
Alcuni
studiosi avevano individuato una enorme diversità fra
le due opere. La prima interpretata come l'opera del teorico
dell'assolutismo e delle leggi di natura, inventore del principio
di separazione fra Stato e governo, la seconda come esito
addirittura di sclerosi della mente del grande e coltissimo
magistrato, teorico del diritto.
Infatti
in Démonomanie Bodin si scaglia contro la stregoneria,
individuata come un ostacolo messo dal diavolo contro lo Stato
e verso il quale occorre la più ferma e violenta opposizione.
In Bodin le donne regine o streghe usurpano il potere maschile
l'unico concesso dal Creatore al genere umano.
L'opera è scritta dopo l'esperienza di Bodin in veste
di magistrato nella giuria che condannò al rogo Jeanne
Harvilliers.
Ginevra Conti Odorisio nel quarto capitolo spiega dunque la
continuità fra le due opere. L'equivoco nasce perché
Bodin - in epoca di lotte di religione - esprime nella Rèpublique
un punto di vista tollerante verso le diverse fedi religiose.
Di fronte alla tolleranza espressa nella République,
la studiosa si interroga e conclude che Bodin è
convinto sia <<Meglio avere una religione, una qualsiasi,
che non averne nessuna>> (pag.149)
Come scrive L.Parinetto in Streghe e Capitale (3) anche Conti
Odorisio dice che << Bodin vuole reprimere una volontà
di potenza usurpata al maschio, cui egli la riserva, <<in
quanto unico padre e padrone>> però l'autrice
si rifiuta di affermare che <<sull'antifemminismo prevale
il fanatismo della monarchia assoluta>>.
L'aspetto centrale del pensiero di Bodin è - secondo
l'autrice - la concezione patriarcalista della società
<<troppo spesso confusa con l'ideazione che fa della
famiglia la base della politica>> (pag.23)
Alla base di questo stato è la famiglia, in quanto
espressione del potere dato da Dio al padre, preordinato,
senza alcuna legittimazione, insieme al potere che esercita
sulla donna; anzi Bodin lo dice chiaro: la famiglia non sostituisce
né costituisce uno stato, ci vogliono, almeno per formarne
uno, tre padri di famiglia.
<<L'importante è che esista la comunità
familiare in cui il padre sia sovrano e la sovranità
nella comunità pubblica [
] Perché lo Stato
è formato dai padri di famiglia ne consegue che l'essenza
stessa della società è il potere dell'uomo sulla
donna, anzi che il potere del marito sulla moglie, come lucidamente
comprende lo stesso Bodin, "è la fonte e l'origine
della società umana">> (pag.25)
Bodin tenta di separare da un punto di vista giuridico:
pubblico e privato. E come ci riesce?
Azzerando il potere pubblico dei padri di famiglia, tutti
uguali davanti al potere assoluto del principe. Contemporaneamente
rafforza il potere privato dei padri sudditi in famiglia.
Ma questa separazione dice l'autrice è un concetto
fittizio - gli uomini partecipano di entrambe le sfere con
vantaggi e privilegi. L'unica cosa che significa è
l'esclusione della donna dalla sfera pubblica e <<privata>>
delle facoltà più significative ed umane
Cita l'autrice le opere di quegli anni che volevano codificare
la soggezione della donna al marito utilizzando il diritto
romano, droit coutumier, diritto canonico.
Esisteva anche una corrente di pensatori di ispirazione razionalista
e umanistica <<favorevoli all'emancipazione femminile>>
(pag.43).
Cornelio Agrippa
è uno dei più grandi nemici di Bodin, accusato
nella Démonomanie di essere uno stregone. Giovanni
D'Andrea ci viene confermato anche da Christine
de Pizan essere stato un convinto assertore della necessità
d'istruzione delle donne. Riprodotto da un'altra fonte è
un episodio raccontato dall'autrice della Citè des
Dames: il giurista bolognese aveva fatto studiare la figlia
Novella e la mandava in cattedra ma nascosta da una tenda
perché la sua bellezza non turbasse il pubblico.
Invece <<Qual 'è il principio che autorizza
l'uomo al comando ? E' un principio di superiorità
morale basato sulla dicotomia spirituale-materiale che si
manifesta come contrasto tra ragione e passione e costituisce
la base teorica di repressione femminile, identificando la
donna con la fisicità, la passione, o per usare l'espressione
bodiniana, "la cupidità bestiale">>
(pag.45).
All'origine di questa tesi c'è il libro della Genesi
citato in Bodin e ripreso in Filmer emule del francese nel
sostenere il primato del potere maschile, un potere del marito
sulla moglie che in Bodin <<doveva essere il più
ampio e completo possibile, principio sul quale tutte le leggi
umane e divine concordavano>> (pag.46). Bodin si autoidentifica
nella figura del profeta e sostiene che il potere paterno
<<è l'unico che proviene direttamente dalla natura,
e che pertanto il padre "è la vera immagine del
gran Dio sovrano, padre universale di tutte le cose"
>> (pag.57). A questo potere - dice Bodin - doveva spettare
il ripudio e il potere di vita e di morte sulla famiglia.
La ragione di questa proposta è il ristabilimento dell'ordine
sociale. La legge di Dio è pronta a giustificare altre
norme: l'eredità alle figlie femmine negatagli a esclusivo
uso dei maschi.
segue