Donne e conoscenza storica

 

 

ritorna al sommario

vai a pag 2

sulla querelle de femmes
vai a:

Maria-Milagros Rivera Garretas,
la querela in Spagna in Italia

la grazia di Dio come luogo di enunciazione femminile

 

Lavinia Fontana, Caterina Micaela Infanta di Spagna, 1585

 

Margaret King, Le donne nel Rinascimento: Donne potenti e illustri

La caccia alle streghe

da Ginevra Conti Odorisio, Famiglia e Stato nella <<République>> di Jean Bodin, Giappichelli, Torino, 1999


Patriarcalismo e ginocrazia in Jean Bodin.


<< In ogni caso, a mio parere è importante tenere presente che il dibattito sui rapporti tra i generi e quindi anche sul ruolo e la funzione della donna, lungi dall'essere una querelle come generalmente viene considerata, oziosa, letteraria, costituisce invece uno degli elementi fondamentali del dibattito ideologico che accompagna ogni fenomeno di trasformazione sociale ed è indispensabile per comprendere il modello culturale su cui la società si fonda e i valori in cui si identifica>> (pag.128)
E' ciò che afferma Ginevra Conti Odorisio a conclusione del suo studio.

L'opera di Jean Bodin non è stata contemplata in altri scritti dedicati alla querelle. Invece le convinzioni di questo autore analizzate da G. Conti Odorisio acquistano un senso non trascurabile a spiegazione del patriarcato. Neppure si può trascurare l'importanza e la diffusione che ebbe l'opera di questo autore. Annoverato di solito fra i filosofi e gli studiosi del giusnaturalismo, oltre che fra i fondatori del pensiero politico moderno le sue opere, considerate così diverse, rilette da una donna sporgono su un universo di pensiero determinante per capire il patriarcato
Les six livres de la République (1) e la Démonomanie (2) sono le opere principali di Jean Bodin. La prima edita nel 1576, l'altra nel 1580.

Alcuni studiosi avevano individuato una enorme diversità fra le due opere. La prima interpretata come l'opera del teorico dell'assolutismo e delle leggi di natura, inventore del principio di separazione fra Stato e governo, la seconda come esito addirittura di sclerosi della mente del grande e coltissimo magistrato, teorico del diritto.

Infatti in Démonomanie Bodin si scaglia contro la stregoneria, individuata come un ostacolo messo dal diavolo contro lo Stato e verso il quale occorre la più ferma e violenta opposizione.
In Bodin le donne regine o streghe usurpano il potere maschile l'unico concesso dal Creatore al genere umano.

L'opera è scritta dopo l'esperienza di Bodin in veste di magistrato nella giuria che condannò al rogo Jeanne Harvilliers.
Ginevra Conti Odorisio nel quarto capitolo spiega dunque la continuità fra le due opere. L'equivoco nasce perché Bodin - in epoca di lotte di religione - esprime nella Rèpublique un punto di vista tollerante verso le diverse fedi religiose. Di fronte alla tolleranza espressa nella République, la studiosa si interroga e conclude che Bodin è convinto sia <<Meglio avere una religione, una qualsiasi, che non averne nessuna>> (pag.149)
Come scrive L.Parinetto in Streghe e Capitale (3) anche Conti Odorisio dice che << Bodin vuole reprimere una volontà di potenza usurpata al maschio, cui egli la riserva, <<in quanto unico padre e padrone>> però l'autrice si rifiuta di affermare che <<sull'antifemminismo prevale il fanatismo della monarchia assoluta>>.


L'aspetto centrale del pensiero di Bodin è - secondo l'autrice - la concezione patriarcalista della società <<troppo spesso confusa con l'ideazione che fa della famiglia la base della politica>> (pag.23)
Alla base di questo stato è la famiglia, in quanto espressione del potere dato da Dio al padre, preordinato, senza alcuna legittimazione, insieme al potere che esercita sulla donna; anzi Bodin lo dice chiaro: la famiglia non sostituisce né costituisce uno stato, ci vogliono, almeno per formarne uno, tre padri di famiglia.
<<L'importante è che esista la comunità familiare in cui il padre sia sovrano e la sovranità nella comunità pubblica […] Perché lo Stato è formato dai padri di famiglia ne consegue che l'essenza stessa della società è il potere dell'uomo sulla donna, anzi che il potere del marito sulla moglie, come lucidamente comprende lo stesso Bodin, "è la fonte e l'origine della società umana">> (pag.25)
Bodin tenta di separare da un punto di vista giuridico: pubblico e privato. E come ci riesce?
Azzerando il potere pubblico dei padri di famiglia, tutti uguali davanti al potere assoluto del principe. Contemporaneamente rafforza il potere privato dei padri sudditi in famiglia.
Ma questa separazione dice l'autrice è un concetto fittizio - gli uomini partecipano di entrambe le sfere con vantaggi e privilegi. L'unica cosa che significa è l'esclusione della donna dalla sfera pubblica e <<privata>> delle facoltà più significative ed umane
Cita l'autrice le opere di quegli anni che volevano codificare la soggezione della donna al marito utilizzando il diritto romano, droit coutumier, diritto canonico.
Esisteva anche una corrente di pensatori di ispirazione razionalista e umanistica <<favorevoli all'emancipazione femminile>> (pag.43).
Cornelio Agrippa è uno dei più grandi nemici di Bodin, accusato nella Démonomanie di essere uno stregone. Giovanni D'Andrea ci viene confermato anche da Christine de Pizan essere stato un convinto assertore della necessità d'istruzione delle donne. Riprodotto da un'altra fonte è un episodio raccontato dall'autrice della Citè des Dames: il giurista bolognese aveva fatto studiare la figlia Novella e la mandava in cattedra ma nascosta da una tenda perché la sua bellezza non turbasse il pubblico.
Invece <<Qual 'è il principio che autorizza l'uomo al comando ? E' un principio di superiorità morale basato sulla dicotomia spirituale-materiale che si manifesta come contrasto tra ragione e passione e costituisce la base teorica di repressione femminile, identificando la donna con la fisicità, la passione, o per usare l'espressione bodiniana, "la cupidità bestiale">> (pag.45).
All'origine di questa tesi c'è il libro della Genesi citato in Bodin e ripreso in Filmer emule del francese nel sostenere il primato del potere maschile, un potere del marito sulla moglie che in Bodin <<doveva essere il più ampio e completo possibile, principio sul quale tutte le leggi umane e divine concordavano>> (pag.46). Bodin si autoidentifica nella figura del profeta e sostiene che il potere paterno <<è l'unico che proviene direttamente dalla natura, e che pertanto il padre "è la vera immagine del gran Dio sovrano, padre universale di tutte le cose" >> (pag.57). A questo potere - dice Bodin - doveva spettare il ripudio e il potere di vita e di morte sulla famiglia. La ragione di questa proposta è il ristabilimento dell'ordine sociale. La legge di Dio è pronta a giustificare altre norme: l'eredità alle figlie femmine negatagli a esclusivo uso dei maschi.

segue