|

Sofonisba
Anguissola:
Ritratto di Anna
d'Austria, regina di Spagna
1573
Approfondimenti
in rete
Le
Preziose:
Madame
de Lafayette (1634 - 1692,)
La Principessa di Cleves
Novella
D'Andrea
Luisa
di Savoia
Caterina
de Medici
Lo
studio di Caterina de' Medici al Castello di Blois,1550 c.
Maria
de Medici
Anna
d'Austria
Jeanne
d'Albret
Margherita
di Navarra
Mary
Tudor,
Jane
Grey
Elisabetta
I Tudor
Mary
Stuart
protestantesimo
In
questo sito:
Donne
all'inizio della storia moderna
Bibliografia
ragionata su querelle des femmes e patriarcalismo
nell'età
moderna
|
Ginevra
Conti Odorisio, Famiglia
e Stato nella <<République>> di Jean Bodin,
Giappichelli, Torino, 1999
Gisela
Bock, Le donne nella storia europea. Dal Medioevo ai nostri
giorni, Editori Laterza
Fare l'Europa, 2001.
di
Donatella Massara
Questo studio
di Ginevra
Conti Odorisio
su alcuni aspetti dell'opera del filosofo giurista francese
è una riedizione riveduta e ampliata. La prima edizione
è del 1993.
Anzitutto che cosa è cambiato fra le due edizioni ? Nell'Appendice
di quest'opera, Natura e Politica, la studiosa, ordinaria
di Storia delle Dottrine Politiche a Roma, si confronta con
le opere critiche pubblicate in questi anni, con un'evidente
espressione di interesse per le donne.
Di queste opere segnala l'ignoranza del legame diverso che gli
individui hanno <<rispetto al loro genere con la cittadinanza>>
(pag.144), tale è lo studio di Simone Goyard-Fabre (1),
benché questa autrice concordi sulla stretta connessione
delle opere di Jean Bodin.
Il riferimento è alla <<République>>
(2), alla Démonomanie (3). La prima edita
nel 1576, l'altra nel 1580.
Alcuni studiosi avevano individuato una enorme diversità
fra le due opere. La prima interpretata come l'opera del teorico
dell'assolutismo e delle leggi di natura, inventore del principio
di separazione fra Stato e governo, la seconda come esito addirittura
di sclerosi della mente del grande e coltissimo magistrato,
teorico del diritto. Infatti in Démonomanie si
scaglia contro la stregoneria, individuata come un ostacolo
messo dal diavolo contro lo Stato e verso il quale occorre la
più ferma e violenta opposizione. L'opera è scritta
dopo l'esperienza di Bodin in veste di magistrato nella giuria
che condannò al rogo Jeanne Harvilliers. La magistratura
è importante nell'esperienza personale di Jean Bodin,
anche se <<la Couzinet nella sua nota biografica trascura
questo aspetto della sua vita (4)>> (pag. 148).
Ginevra Conti Odorisio nel quarto capitolo spiega dunque la
continuità fra le due opere. L'equivoco nasce perché
Bodin - in epoca di lotte di religione - esprime nella Rèpublique
un punto di vista tollerante verso le diverse fedi religiose.
Di fronte alla tolleranza espressa nella République
la studiosa si interroga: sul fondamentalismo, sulla convinzione
integralista di Bodin in nome dei quali egli crede sia <<Meglio
avere una religione, una qualsiasi, che non averne nessuna>>
(pag.149).
La studiosa individua fra i testi di riferimento un giudizio
sul quale parzialmente concorda. Come scrive L.Parinetto
in Streghe e Capitale (5) anche Conti Odorisio dice
che << Bodin vuole reprimere una volontà di potenza
usurpata al maschio, cui egli la riserva, <<in quanto
unico padre e padrone>>(Parinetto pag.238)>> differentemente
da questo autore rifiuta di affermare che <<sull'antifemminismo
prevale il fanatismo della monarchia assoluta>>(id.pag.
240)>> (pag.109)
L'aspetto centrale del pensiero di Bodin è - secondo
l'autrice - la concezione patriarcalista della società
<<troppo spesso confusa con l'ideazione che fa della famiglia
la base della politica>> (pag.23)
Alla base di questo stato è la famiglia, in quanto espressione
del potere dato da Dio al padre, preordinato, senza alcuna legittimazione,
insieme al potere che esercita sulla donna; anzi Bodin lo dice
chiaro: la famiglia non sostituisce né costituisce uno
stato, ci vogliono, almeno per formarne uno, tre padri di famiglia.
<<L'importante è che esista la comunità
familiare in cui il padre sia sovrano e la sovranità
nella comunità pubblica [
] Perché lo Stato
è formato dai padri di famiglia ne consegue che l'essenza
stessa della società è il potere dell'uomo sulla
donna, anzi che il potere del marito sulla moglie, come lucidamente
comprende lo stesso Bodin, "è la fonte e l'origine
della società umana">> (pag.25)
Bodin tenta di separare da un punto di vista giuridico: pubblico
e privato. E come ci riesce?
Azzerando il potere pubblico dei padri di famiglia, tutti
uguali davanti al potere assoluto del principe. Contemporaneamente
rafforza il potere privato dei padri sudditi in famiglia.
Ma questa separazione dice l'autrice è un concetto fittizio
- gli uomini partecipano di entrambe le sfere con vantaggi e
privilegi. L'unica cosa che significa è l'esclusione
della donna dalla sfera pubblica e <<privata>> delle
facoltà più significative ed umane
Cita l'autrice le opere di quegli anni che volevano codificare
la soggezione della donna al marito utilizzando il diritto romano,
droit coutumier, diritto canonico.
Esisteva anche una corrente di pensatori di ispirazione razionalista
e umanistica <<favorevoli all'emancipazione femminile>>
(pag.43).
Cornelio Agrippa
è uno dei più grandi nemici di Bodin, accusato
nella Démonomanie di essere uno stregone. Giovanni
D'Andrea ci viene confermato anche da Christine
de Pizan essere stato un convinto assertore della necessità
d'istruzione delle donne. Riprodotto da un'altra fonte è
un episodio raccontato dall'autrice della Citè des
Dames: il giurista bolognese aveva fatto studiare la figlia
Novella e la mandava in cattedra ma nascosta da una tenda perché
la sua bellezza non turbasse il pubblico.
Invece <<Qual 'è il principio che autorizza
l'uomo al comando ? E' un principio di superiorità morale
basato sulla dicotomia spirituale-materiale che si manifesta
come contrasto tra ragione e passione e costituisce la base
teorica di repressione femminile, identificando la donna con
la fisicità, la passione, o per usare l'espressione bodiniana,
"la cupidità bestiale">> (pag.45).
All'origine di questa tesi c'è il libro della Genesi
citato in Bodin e ripreso in Filmer emule del francese nel sostenere
il primato del potere maschile, un potere del marito sulla moglie
che in Bodin <<doveva essere il più ampio e completo
possibile, principio sul quale tutte le leggi umane e divine
concordavano>> (pag.46). Bodin si autoidentifica nella
figura del profeta e sostiene che il potere paterno <<è
l'unico che proviene direttamente dalla natura, e che pertanto
il padre "è la vera immagine del gran Dio sovrano,
padre universale di tutte le cose" >> (pag.57). A
questo potere - dice Bodin - doveva spettare il ripudio e il
potere di vita e di morte sulla famiglia. La ragione di questa
proposta è il ristabilimento dell'ordine sociale. La
legge di Dio è pronta a giustificare altre norme: l'eredità
alle figlie femmine negatagli a esclusivo uso dei maschi.
Nel terzo capitolo G. Conti Odorisio analizza la parte dell'opera
di Bodin relativa a Natura del potere e ginocrazia.
Molte erano le donne fra il XVI e il XVII secolo salite al
potere. In Francia si erano alternate le reggenti: Luisa
di Savoia, Caterina de Medici, (1559, 1584)in ottemperanza alla
legge salica. In seguito sono reggenti Maria de Medici fino
al 1617, Anna d'Austria ((1643-61) C'erano state regine come
Jeanne d'Albret, regina di Navarra, figlia di Margherita di
Navarra, Mary Tudor, Jane Grey, Elisabetta I Tudor, regine d'Inghilterra,
Maria Stuarda. Per citare solo alcune delle donne che direttamente
o per altre vie avevano avuto posizioni di potere, in quegli
anni.
Queste donne avevano sostenuto - grazie alla loro collocazione
sociale - il protestantesimo, influenzando il marito, figli
e figlie e l'ambiente sociale che le attorniava.
<<Le conseguenze della Riforma stessa, come la partecipazione
delle donne alle questioni pubbliche, vennero considerate negative
dagli stessi protestanti.>> <<Nella pubblicistica
protestante [
] attraverso la discussione sulla legge salica
si chiedeva, al pari che in quella cattolica, l'esclusione delle
donne dai diritti politici>> (pag.79). Manifestavano altre
posizioni uomini come Thomas More che erudiva le figlie dando
la stessa formazione umanistica che dava ai figli.
Bodin invece sosteneva che la ginocrazia è contraria
alle leggi di natura. Esse hanno assegnato agli uomini la forza,
la prudenza e le armi, mentre diceva <<le azioni virili
sono contrarie al sesso, al pudore e alla pudicizia femminile>>(pag.81)
La parola stessa ginocrazia indica in Bodin <<la degenerazione
del potere in quanto gestito da una donna>> perché
<<il potere di una donna significa il rovesciamento dell'ordine
naturale>> (pag.82)
Coltissimo autore, Bodin, cita una vasta casistica storica a
sostegno delle sue tesi sugli <<orrendi delitti compiuti
dalle donne, ( tesi) isolate da ogni contesto storico e accumunate
soltanto dal genere>> (pag.85)
<<Valga per tutte l'esempio di Semiramide che, secondo
Bodin, avendo ottenuto dal re il potere sovrano per un solo
giorno, ordinò di ucciderlo.
In Christine de Pizan, invece, la figura di Semiramide viene
portata ad esempio della forza e della capacità guerriera
di una donna>> (pag.84)
Con un'espressione proverbiale dopo l'uso di Bodin, l'autore
cita i regni tombè en quenuille, caduti in mano alle
donne: il regno di Polonia, i regni di Svezia, di Norvegia
e di Danimarca, i regni di Castiglia, di Aragona, d'Inghilterra
e di Scozia. <<Tutti esempi che dimostrano invece il
contrario della tesi di Bodin sulla ginocrazia e come la pratica
del potere femminile fosse estesa in Europa>> (pag.86).
In alcuni casi considerata esempio di tolleranza come la reggenza,
durante al minorità di Carlo VIII e Luisa di Savoia,
di Anne de Beaujeu (1441-1522), figlia di Luigi XI .
Bodin identifica la causa dell'ingerenza delle donne nella sfera
pubblica, nella indebita estensione del diritto di successione
ai feudi. La République <<segna il passaggio
da una comunità pubblica di tipo feudale ad un'altra
accentratrice basata sulle gerarchie>>(pag.127).
Altri pensatori invece auspicavano un potere femminile.
Guillaume Postel - indicato in seguito in Bodin come uno
stregone alla pari con Agrippa - vedeva il potere superiore
maschile fonte di autorità e l'inferiore femminile fonte
di ragione. Oppure Brantome
usava un'originale comparazione fra il potere femminile e il
maschile per dedurre, in alcuni casi la superiorità delle
donne in prudenza e abilità che sarebbero state più
degne di comandare dei molti re fannulloni e tiranni loro padri
o fratelli.
Tutta la violenza repressiva di Bodin si riversa nella Démonomanie
sulla eliminazione fisica della stregoneria.
L'imbecillitè e la fragilitè del sesso femminile,
nelle analisi di un razionalista come Wier, non era unicamente
ragione di incapacità ma anche di non responsabilità,
per questa bisognava punire le donne in modo meno rigoroso che
gli uomini; in Bodin è la forza turpe delle donne, la
lascivia, l'hystera che vagava pericolosamente - come credeva
Galeno - a spingerle verso il male.
La concezione della natura di Bodin è che <<Dio
è libero di fronte alla natura e alle sue leggi e si
riserba quindi spesso di poter agire "contro le leggi della
natura">> . La polemica con Jean
Wier , per il quale era impossibile che accadessero in natura
<<fenomeni "contro natura">> (pag.139),
è esposta a questa divergenza.
A sostegno delle sue convinzioni Bodin ha una vasta raccolta
di testimonianze. Avverte la studiosa che la N. Jacques Chaquin
(6) sottovaluta le argomentazioni di Bodin chiamandole petit
histoires. Si tratta di resoconti e documentazione giudiziaria
utilizzata dall'autore il quale << scrive per combattere
la pusillanimità di certi giudici>> (pag.142)
In sintesi l'autrice afferma <<Uno dei legami più
profondi e costanti tra le due opere di Bodin è dunque
la visione antropologica della donna e l'ostilità verso
un suo eventuale potere, sia della donna- regina che della donna-strega>>
(pag.126)
E quindi conclude << In ogni caso, a mio parere è
importante tenere presente che il dibattito sui rapporti tra
i generi e quindi anche sul ruolo e la funzione della donna,
lungi dall'essere una querelle come generalmente viene considerata,
oziosa, letteraria, costituisce invece uno degli elementi fondamentali
del dibattito ideologico che accompagna ogni fenomeno di trasformazione
sociale ed è indispensabile per comprendere il modello
culturale su cui la società si fonda e i valori in cui
si identifica>> (pag.128)
Note
1) Simone Goyard-Fabre, Le magistrat de la République,
in Jean Bodin. Nature, histoire, droit et politique a
cura di Y.C Zarka, PUF, Paris, 1996.
2) Jean Bodin, Les six livres de la République,
J. de Puys, Paris, 1583
trad. it. I sei libri dello Stato, a cura di Margherita
Isnardi Parente, Utet, Torino, 1964, 1988, volumi 3.
3) Jean Bodin, Démonomanie des sorciers [1580],
Du Puys, Paris, 1582
trad.it. Démonomania degli stregoni, trad. di
Hercole Cato, Aldo, Venezia, 1587.
4) M.D. Couzinet, Note biographique sur Jean Bodin, in Jean
Bodin, Nature...
5) Luciano Parinetto, Streghe e politica, dal Rinascimento
italiano a Montaigne, da Bodin a Naudè, Istituto
Propaganda Libraria, Milano, 1983.
6) Nicole Jacques-Chaquin, La Démonomanie des sorcieres:
une lecture philosophique et politique de la sorcellerie
in Jean Bodin, Nature
|