Donne e conoscenza storica

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protestantesimo

In questo sito:

Donne all'inizio della storia moderna

Bibliografia ragionata su querelle des femmes e patriarcalismo nell'età moderna

Ginevra Conti Odorisio, Famiglia e Stato nella <<République>> di Jean Bodin, Giappichelli, Torino, 1999

Gisela Bock, Le donne nella storia europea. Dal Medioevo ai nostri giorni, Editori Laterza Fare l'Europa, 2001.

di Donatella Massara


Questo studio di Ginevra Conti Odorisio su alcuni aspetti dell'opera del filosofo giurista francese è una riedizione riveduta e ampliata. La prima edizione è del 1993.
Anzitutto che cosa è cambiato fra le due edizioni ? Nell'Appendice di quest'opera, Natura e Politica, la studiosa, ordinaria di Storia delle Dottrine Politiche a Roma, si confronta con le opere critiche pubblicate in questi anni, con un'evidente espressione di interesse per le donne.
Di queste opere segnala l'ignoranza del legame diverso che gli individui hanno <<rispetto al loro genere con la cittadinanza>> (pag.144), tale è lo studio di Simone Goyard-Fabre (1), benché questa autrice concordi sulla stretta connessione delle opere di Jean Bodin.
Il riferimento è alla <<République>> (2), alla Démonomanie (3). La prima edita nel 1576, l'altra nel 1580.
Alcuni studiosi avevano individuato una enorme diversità fra le due opere. La prima interpretata come l'opera del teorico dell'assolutismo e delle leggi di natura, inventore del principio di separazione fra Stato e governo, la seconda come esito addirittura di sclerosi della mente del grande e coltissimo magistrato, teorico del diritto. Infatti in Démonomanie si scaglia contro la stregoneria, individuata come un ostacolo messo dal diavolo contro lo Stato e verso il quale occorre la più ferma e violenta opposizione. L'opera è scritta dopo l'esperienza di Bodin in veste di magistrato nella giuria che condannò al rogo Jeanne Harvilliers. La magistratura è importante nell'esperienza personale di Jean Bodin, anche se <<la Couzinet nella sua nota biografica trascura questo aspetto della sua vita (4)>> (pag. 148).
Ginevra Conti Odorisio nel quarto capitolo spiega dunque la continuità fra le due opere. L'equivoco nasce perché Bodin - in epoca di lotte di religione - esprime nella Rèpublique un punto di vista tollerante verso le diverse fedi religiose. Di fronte alla tolleranza espressa nella République la studiosa si interroga: sul fondamentalismo, sulla convinzione integralista di Bodin in nome dei quali egli crede sia <<Meglio avere una religione, una qualsiasi, che non averne nessuna>> (pag.149).
La studiosa individua fra i testi di riferimento un giudizio sul quale parzialmente concorda. Come scrive L.Parinetto in Streghe e Capitale (5) anche Conti Odorisio dice che << Bodin vuole reprimere una volontà di potenza usurpata al maschio, cui egli la riserva, <<in quanto unico padre e padrone>>(Parinetto pag.238)>> differentemente da questo autore rifiuta di affermare che <<sull'antifemminismo prevale il fanatismo della monarchia assoluta>>(id.pag. 240)>> (pag.109)
L'aspetto centrale del pensiero di Bodin è - secondo l'autrice - la concezione patriarcalista della società <<troppo spesso confusa con l'ideazione che fa della famiglia la base della politica>> (pag.23)
Alla base di questo stato è la famiglia, in quanto espressione del potere dato da Dio al padre, preordinato, senza alcuna legittimazione, insieme al potere che esercita sulla donna; anzi Bodin lo dice chiaro: la famiglia non sostituisce né costituisce uno stato, ci vogliono, almeno per formarne uno, tre padri di famiglia.
<<L'importante è che esista la comunità familiare in cui il padre sia sovrano e la sovranità nella comunità pubblica […] Perché lo Stato è formato dai padri di famiglia ne consegue che l'essenza stessa della società è il potere dell'uomo sulla donna, anzi che il potere del marito sulla moglie, come lucidamente comprende lo stesso Bodin, "è la fonte e l'origine della società umana">> (pag.25)
Bodin tenta di separare da un punto di vista giuridico: pubblico e privato. E come ci riesce?
Azzerando il potere pubblico dei padri di famiglia, tutti uguali davanti al potere assoluto del principe. Contemporaneamente rafforza il potere privato dei padri sudditi in famiglia.
Ma questa separazione dice l'autrice è un concetto fittizio - gli uomini partecipano di entrambe le sfere con vantaggi e privilegi. L'unica cosa che significa è l'esclusione della donna dalla sfera pubblica e <<privata>> delle facoltà più significative ed umane
Cita l'autrice le opere di quegli anni che volevano codificare la soggezione della donna al marito utilizzando il diritto romano, droit coutumier, diritto canonico.
Esisteva anche una corrente di pensatori di ispirazione razionalista e umanistica <<favorevoli all'emancipazione femminile>> (pag.43).
Cornelio Agrippa è uno dei più grandi nemici di Bodin, accusato nella Démonomanie di essere uno stregone. Giovanni D'Andrea ci viene confermato anche da Christine de Pizan essere stato un convinto assertore della necessità d'istruzione delle donne. Riprodotto da un'altra fonte è un episodio raccontato dall'autrice della Citè des Dames: il giurista bolognese aveva fatto studiare la figlia Novella e la mandava in cattedra ma nascosta da una tenda perché la sua bellezza non turbasse il pubblico.
Invece <<Qual 'è il principio che autorizza l'uomo al comando ? E' un principio di superiorità morale basato sulla dicotomia spirituale-materiale che si manifesta come contrasto tra ragione e passione e costituisce la base teorica di repressione femminile, identificando la donna con la fisicità, la passione, o per usare l'espressione bodiniana, "la cupidità bestiale">> (pag.45).
All'origine di questa tesi c'è il libro della Genesi citato in Bodin e ripreso in Filmer emule del francese nel sostenere il primato del potere maschile, un potere del marito sulla moglie che in Bodin <<doveva essere il più ampio e completo possibile, principio sul quale tutte le leggi umane e divine concordavano>> (pag.46). Bodin si autoidentifica nella figura del profeta e sostiene che il potere paterno <<è l'unico che proviene direttamente dalla natura, e che pertanto il padre "è la vera immagine del gran Dio sovrano, padre universale di tutte le cose" >> (pag.57). A questo potere - dice Bodin - doveva spettare il ripudio e il potere di vita e di morte sulla famiglia. La ragione di questa proposta è il ristabilimento dell'ordine sociale. La legge di Dio è pronta a giustificare altre norme: l'eredità alle figlie femmine negatagli a esclusivo uso dei maschi.
Nel terzo capitolo G. Conti Odorisio analizza la parte dell'opera di Bodin relativa a Natura del potere e ginocrazia.
Molte erano le donne fra il XVI e il XVII secolo salite al potere. In Francia si erano alternate le reggenti: Luisa di Savoia, Caterina de Medici, (1559, 1584)in ottemperanza alla legge salica. In seguito sono reggenti Maria de Medici fino al 1617, Anna d'Austria ((1643-61) C'erano state regine come Jeanne d'Albret, regina di Navarra, figlia di Margherita di Navarra, Mary Tudor, Jane Grey, Elisabetta I Tudor, regine d'Inghilterra, Maria Stuarda. Per citare solo alcune delle donne che direttamente o per altre vie avevano avuto posizioni di potere, in quegli anni.
Queste donne avevano sostenuto - grazie alla loro collocazione sociale - il protestantesimo, influenzando il marito, figli e figlie e l'ambiente sociale che le attorniava.
<<Le conseguenze della Riforma stessa, come la partecipazione delle donne alle questioni pubbliche, vennero considerate negative dagli stessi protestanti.>> <<Nella pubblicistica protestante […] attraverso la discussione sulla legge salica si chiedeva, al pari che in quella cattolica, l'esclusione delle donne dai diritti politici>> (pag.79). Manifestavano altre posizioni uomini come Thomas More che erudiva le figlie dando la stessa formazione umanistica che dava ai figli.
Bodin invece sosteneva che la ginocrazia è contraria alle leggi di natura. Esse hanno assegnato agli uomini la forza, la prudenza e le armi, mentre diceva <<le azioni virili sono contrarie al sesso, al pudore e alla pudicizia femminile>>(pag.81) La parola stessa ginocrazia indica in Bodin <<la degenerazione del potere in quanto gestito da una donna>> perché <<il potere di una donna significa il rovesciamento dell'ordine naturale>> (pag.82)
Coltissimo autore, Bodin, cita una vasta casistica storica a sostegno delle sue tesi sugli <<orrendi delitti compiuti dalle donne, ( tesi) isolate da ogni contesto storico e accumunate soltanto dal genere>> (pag.85)
<<Valga per tutte l'esempio di Semiramide che, secondo Bodin, avendo ottenuto dal re il potere sovrano per un solo giorno, ordinò di ucciderlo.
In Christine de Pizan, invece, la figura di Semiramide viene portata ad esempio della forza e della capacità guerriera di una donna>> (pag.84)
Con un'espressione proverbiale dopo l'uso di Bodin, l'autore cita i regni tombè en quenuille, caduti in mano alle donne: il regno di Polonia, i regni di Svezia, di Norvegia e di Danimarca, i regni di Castiglia, di Aragona, d'Inghilterra e di Scozia. <<Tutti esempi che dimostrano invece il contrario della tesi di Bodin sulla ginocrazia e come la pratica del potere femminile fosse estesa in Europa>> (pag.86). In alcuni casi considerata esempio di tolleranza come la reggenza, durante al minorità di Carlo VIII e Luisa di Savoia, di Anne de Beaujeu (1441-1522), figlia di Luigi XI .
Bodin identifica la causa dell'ingerenza delle donne nella sfera pubblica, nella indebita estensione del diritto di successione ai feudi. La République <<segna il passaggio da una comunità pubblica di tipo feudale ad un'altra accentratrice basata sulle gerarchie>>(pag.127).
Altri pensatori invece auspicavano un potere femminile. Guillaume Postel - indicato in seguito in Bodin come uno stregone alla pari con Agrippa - vedeva il potere superiore maschile fonte di autorità e l'inferiore femminile fonte di ragione. Oppure Brantome usava un'originale comparazione fra il potere femminile e il maschile per dedurre, in alcuni casi la superiorità delle donne in prudenza e abilità che sarebbero state più degne di comandare dei molti re fannulloni e tiranni loro padri o fratelli.
Tutta la violenza repressiva di Bodin si riversa nella Démonomanie sulla eliminazione fisica della stregoneria.
L'imbecillitè e la fragilitè del sesso femminile, nelle analisi di un razionalista come Wier, non era unicamente ragione di incapacità ma anche di non responsabilità, per questa bisognava punire le donne in modo meno rigoroso che gli uomini; in Bodin è la forza turpe delle donne, la lascivia, l'hystera che vagava pericolosamente - come credeva Galeno - a spingerle verso il male.
La concezione della natura di Bodin è che <<Dio è libero di fronte alla natura e alle sue leggi e si riserba quindi spesso di poter agire "contro le leggi della natura">> . La polemica con Jean Wier , per il quale era impossibile che accadessero in natura <<fenomeni "contro natura">> (pag.139), è esposta a questa divergenza.
A sostegno delle sue convinzioni Bodin ha una vasta raccolta di testimonianze. Avverte la studiosa che la N. Jacques Chaquin (6) sottovaluta le argomentazioni di Bodin chiamandole petit histoires. Si tratta di resoconti e documentazione giudiziaria utilizzata dall'autore il quale << scrive per combattere la pusillanimità di certi giudici>> (pag.142)
In sintesi l'autrice afferma <<Uno dei legami più profondi e costanti tra le due opere di Bodin è dunque la visione antropologica della donna e l'ostilità verso un suo eventuale potere, sia della donna- regina che della donna-strega>> (pag.126)
E quindi conclude << In ogni caso, a mio parere è importante tenere presente che il dibattito sui rapporti tra i generi e quindi anche sul ruolo e la funzione della donna, lungi dall'essere una querelle come generalmente viene considerata, oziosa, letteraria, costituisce invece uno degli elementi fondamentali del dibattito ideologico che accompagna ogni fenomeno di trasformazione sociale ed è indispensabile per comprendere il modello culturale su cui la società si fonda e i valori in cui si identifica>> (pag.128)


Note


1) Simone Goyard-Fabre, Le magistrat de la République, in Jean Bodin. Nature, histoire, droit et politique a cura di Y.C Zarka, PUF, Paris, 1996.
2) Jean Bodin, Les six livres de la République, J. de Puys, Paris, 1583
trad. it. I sei libri dello Stato, a cura di Margherita Isnardi Parente, Utet, Torino, 1964, 1988, volumi 3.
3) Jean Bodin, Démonomanie des sorciers [1580], Du Puys, Paris, 1582
trad.it. Démonomania degli stregoni, trad. di Hercole Cato, Aldo, Venezia, 1587.
4) M.D. Couzinet, Note biographique sur Jean Bodin, in Jean Bodin, Nature...
5) Luciano Parinetto, Streghe e politica, dal Rinascimento italiano a Montaigne, da Bodin a Naudè, Istituto Propaganda Libraria, Milano, 1983.
6) Nicole Jacques-Chaquin, La Démonomanie des sorcieres: une lecture philosophique et politique de la sorcellerie in Jean Bodin, Nature