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PRESENTAZIONE:
Il senso delle relazioni
SOSTENERE L'AZIONE E L'INTENZIONE
GENNAIO: Isabella I di Castiglia (raffigurazione)
LE
CARRIERA, PITTRICI CON LUCE PROPRIA
FEBBRAIO: Rosalba
Carriera
(autoritratto)
LE RELAZIONI CREATRICI DI CIVILTÀ:
MARZO:
La colazione delle dame, Scuola di A. Bosse,
L'EMERGERE DEL
MONDO INTERIORE
APRILE:
Ritratto di Anne, Emily e Charlotte Brontë dipinto dal fratello
Branwell verso il 1834.
SEGUIRTI CON
IL MIO VOLO
MAGGIO:
Ritratto di Carolina Coronado del pittore Madrazo
IL PREMIO ELLEN
RICHARDS
GIUGNO: Ritratto
di Nettie M.Stevens, 1909
LA
STORIA DELL'ANIMA
LUGLIO:
Ritratto
dell' Asociación Femenina de Educación Cívica
VERSO D LEI
AGOSTO: Ritratto di
Anna Achmatova e
Marina Cvetaeva
A PARTIRE DA
ME. LE RELAZIONI CHE SOSTENGONO LA VITA
SETTEMBRE: Ritratti
e quadri di Remedios Varo e Leonora Carrington
SALKA
E GRETA. ESTERNO. GIORNO
OTTOBRE: Greta
Garbo e Salka Viertel a Kloster, alla fine degli anni sessanta
MUJERES
LIBRES E IL FECONDO ESERCIZIO DELLA LIBERTA' OTTUAGENARIA
NOVEMBRE:
Frontespizi
della rivista Mujeres Libres degli anni 1936-1938
I
NOSTRI CORPI, NOI STESSE
DICEMBRE: Collettivo
del libro della Salute delle Donne di Boston
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OTTOBRE:
Greta Garbo e Salka Viertel a Kloster, alla fine degli anni sessanta
SALKA E GRETA.
ESTERNO.GIORNO
Erano solite passeggiare a lungo per la spiaggia di Santa Monica.
Salka Viertel (Salomea Sara Steuermann, 1889-1978) era una neoarrivata
a Los
Angeles. Di origine polacca, si era stabilita in questa città
con suo
marito, l'autore e regista Berthold Viertel, per cercarsi un posticino
nell'industria del cinema.
Greta Garbo (Greta Louisa Gustafsson, 1905-1990)
era lì da più tempo. Venuta da Stoccolma, era diventata
una stella di fama
mondiale. Tutte e due erano attrici e tutte e due straniere. Quando
si
conobbero, Salka aveva visto solo uno dei suoi film, La leggenda
di Gosta
Berling (Maurice Stiller, 1923) e ricordò che "quando
il meraviglioso viso
della giovane Greta Garbo apparve sullo schermo, il pubblico trattenne
il
fiato"[1]. La grande attrice era
contenta che avesse visto solo questo
film, perché tutti gli altri che aveva interpretato non le piacevano.
Adesso Salka, camminando sulla sabbia, aveva quel viso di fronte a lei,
oltre alla sua voce: "Perché non scrivi? - mi chiese Greta.
- Perché non
sono una scrittrice. Sono un'attrice temporaneamente senza lavoro"
[2].
In quel periodo offrirono a Salka una parte insieme a Greta in
Anna Christie (Jacques Feyder, 1930). Durante le riprese lesse
una
biografia della regina Cristina di Svezia, pubblicata in Germania. Greta,
che sapeva molto su Cristina, fu d'accordo con lei che si trattava di
un
personaggio affascinante e, di nuovo, insistette perché scrivesse.
Alla
fine Salka le diede retta e, dopo un intenso lavoro di documentazione,
elaborò insieme a Margaret Le Vino la storia che sarebbe diventata
La
regina Cristina di Svezia (Rouben Mamoulian, 1933). Il progetto
fu
accettato dalla Metro grazie all'appoggio della Garbo, il film venne
girato
e uscì nelle sale ottenendo il plauso del pubblico. Salka dirà
che "il
successo fu dovuto soprattutto a Greta e alla sua personalità
unica, alla
sua arte e alla sua bellezza" [3].
Sceneggiatrice e attrice continuarono ad unire i loro talenti in vari
film - Il velo dipinto (Richard Boleslawsky, 1934), Anna Karenina
(Clarence
Brown, 1935), Maria Walewska (Clarence Brown, 1937) - e a preparare
altri
progetti sulla vita di donne che interessavano entrambe, come George
Sand,
Marie Curie, Giovanna d'Arco e Saffo, ma che non realizzarono.
Durante tutto questo tempo, Salka accolse nella sua casa buona parte
dell'intellighenzia europea che calava a Hollywood, guardando con
preoccupazione gli avvenimenti che avevano luogo nel Vecchio Continente.
Il
165 di Mabery Road, che è stato considerato il primo salotto
politico,
letterario e artistico nordamericano - per il quale passarono Alma Mahler,
Brecht, Huxley, Einstein, Murnau, Strawinsky, Eisenstein, tra molti
altri
nomi - servì alla Garbo come rifugio in cui trovar pace dall'inseguimento
dei giornalisti. L'interesse per la tranquillità dell'altra era
reciproco:
l'aiuto di Greta risultò decisivo perché la madre di Salka
potesse uscire
da Mosca quando i tedeschi invasero la Russia, e incontrarsi con la
figlia.
Dopo l'ultimo lavoro insieme, Non tradirmi con me (George Cukor,
1941), Greta decise di ritirarsi definitivamente dal cinema e Salka
ebbe
grandi difficoltà a continuare a lavorare: tutto quello che proponeva
era
continuamente rifiutato. Una guerra tormentava il mondo e, quando questa
finì, la Mecca del cinema si trasformò in un mare magnum
di accuse,
sospetti e diffidenze in cui amicizie e fatti del passato potevano essere
considerati "antiamericani".
Si è scritto molto sull'isolamento di Greta Garbo negli anni
in cui
si tenne lontana dalle luci della ribalta. C'è chi pensa che
la Divina -
come la chiamarono dopo il film La donna divina (Victor Sjöström,
1928) -
non volesse che nessuno la vedesse invecchiare. La verità è
che viaggiava
spesso e continuava a godere delle sue amicizie, una piccola cerchia
di
persone che sapeva come mantenere i contatti con lei. Una di queste
persone
era Salka. Nel libro di memorie che scrisse la sceneggiatrice, si racconta
con particolare affetto l'incontro che ebbero nel Natale del 1953. Salka
aveva appena perso il marito e non volevano darle il passaporto per
uscire
dal paese e andare in Svizzera, dove l'aspettava il resto della famiglia.
"Mi disponevo a passare la vigilia di Natale da sola [...]. In
quel momento
udii un colpo alla porta. Era Greta. Anche lei era sola. Improvvisai
rapidamente una cena e accesi le candele di un piccolissimo albero di
Natale. Era stato un anno molto amaro, ma i suoi giorni stavano per
finire.
Riempii di vodka i nostri bicchieri e ci dicemmo l'un l'altra skol'[4].
Anch'io brindo a loro.
ANA LOZANO VALVERDE
Bibliografia: Lizzie
Francke, Mujeres guionistas en Hollywood, trad. de
Emili Olcina i Aya, Barcellona, Laertes,1996, pag. 68.
Note:
[1] Salka Viertel, Los extranjeros de Mabery
Road, trad. de Nellie Manso de
Zúñiga, Madrid, Ediciones del Imán, 1995, pag.
172.
[2] Ibid., pag. 220.
[3] Ibid., pag. 296.
[4] Ibid., pag. 494.
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