Donne e conoscenza storica
       



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Madame Yevonde (Londra, 1893 - 1975)

Nata in una famiglia della classe media del sud di Londra, frequentò con sua sorella Verena una scuola moderna e progressista. A sedici anni prosegue i suoi studi in Belgio ed è qui, e più tardi a Parigi, dove scopre il Movimento Suffragista, partecipandovi attivamente e con passione.

Con la convinzione che "essere indipendente è il meglio della vita", iniziò a cercar lavoro. A diciassette anni un annuncio sul giornale che in cui si cercava un aiutante per uno studio di fotografia le fece prendere la decisione di diventare fotografa.

Nel 1932 comincia a sperimentare nel campo del colore, scoprendo il processo color Vivex, una variante del processo di trasferimento di pigmento, che le permette di creare tutti i tipi di effetti. Soprattutto le piacciono gli azzurri che così si producono, probabilmente perché le ricordano i cianotipi.

È nella decade degli anni Trenta che realizza un'impressionante opera a colori nell'ambito della pubblicità, del documentario e del ritratto, tra cui si evidenzia la sua collezione di Dee. Composta da 23 fotografie, questa collezione mostra varie donne, che Yevonde scelse e abbigliò per esprimere le qualità di diverse dee. I suoi ideali suffragisti furono, senza dubbio, una motivazione forte per il suo lavoro, in cui esplora i ruoli sociali e sessuali delle donne.

Yevonde credeva nella fotografia a colori in un'epoca in cui predominava lo scetticismo riguardo al suo interesse come mezzo artistico e sulla sua durata. Abbandona le sue attività con l'inizio della Seconda guerra Mondiale, dovendo dovette chiudere il suo studio con l'inizio della Seconda guerra Mondiale.

Madame Yevonde (Londres, 1893-1975)

Nacida en una familia de clase media del sur de Londres, asistió junto a su hermana Verena a una escuela moderna y
progresista. A los dieciséis años sigue sus estudios en Bélgica y es aquí, y más tarde en París, donde descubre y se interesa
por el Movimiento Sufragista, participando activa y apasionadamente en él.
Con la convicción de que “ser independiente es lo mejor de la vida”, empezó a buscar trabajo. Un anuncio de periódico
demandando un ayudante para un estudio de fotografía la decidió con diecisiete años a hacerse fotógrafa.
En 1932 comienza a experimentar en el campo del color al descubrir el proceso color Vivex, una variante del proceso de
transferencia de pigmento, que le permite crear todo tipo de efectos. Sobre todo le gustan los azules que se producen,
posiblemente por recordarle los cianotipos.
Es en la década de los años 30 cuando realiza una impresionante obra en color en el ámbito de la publicidad, el documental
y el retrato, destacando su colección de Diosas. Compuesta de 23 fotografías, esta colección muestra a varias mujeres a
las que Yevonde eligió y disfrazó para expresar las cualidades de distintas diosas. Sus ideales sufragistas fueron, sin duda,
una motivación fuerte en su trabajo, en el que explora los roles sociales y sexuales de las mujeres.
Yevonde creía en la fotografía en color en una época en la que predominaba el escepticismo sobre su interés como medio
artístico y su durabilidad. Abandona sus actividades al tener que cerrar su estudio con el inicio de la Segunda Guerra
Mundial.