Donne e conoscenza storica
         

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Cristina Trivulzio e la rivoluzione del '48

Chi era Cristina Trivulzio di Belgioioso?

 

Topo di biblioteca o un' intellettuale colta ed acuta osservatrice?

Appendici:

La rivoluzione del 1848 in Italia

A Venezia
A Milano
A Roma

La rivoluzione del 1848 in Europa

Il saggio sulla Rivoluzione Italiana del 1848

Strumenti


Cristina di Belgioioso ebbe molteplici interessi culturali. Alla passione per la lettura accompagnò il gusto per la scrittura. La produzione dei suoi scritti è varia e abbraccia diversi generi. Si dedicò alle traduzioni ma anche alla stesura di saggi, alla attività giornalistica e alle analisi di costume.


Attività giornalistica
Saggi
Scritti Politici
Traduzioni
Analisi sociali e di costume.

 

 

 

 

 

Attività giornalistica


A Parigi, arrivò in condizioni economiche disastrose. "E' modestamente alloggiata in uno dei quartieri meno frequentati di Parigi," scriveva un informatore della polizia austriaca a Milano, "non frequenta quasi mai i teatri, ma si reca regolarmente alle sessioni della camera e alle prediche sansimoniane". Le venne data la possibilità di lavorare presso un giornale parigino, il "Constitutionel", con articoli riguardanti la situazione italiana; questa esperienza le permise di risolvere i suoi problemi economici e di scoprire le sue autentiche vocazioni: il giornalismo e in particolare la pubblicistica politica.

Dall'estate del 1845 la Belgioioso creò, sempre a Parigi, un suo periodico, "La gazzetta italiana", di cui divenne direttrice; era un foglio bisettimanale che si proponeva di dibattere i problemi italiani. Il fatto che un giornale politico fosse diretto da una donna spiacque ad alcuni intellettuali, tra cui Terenzio Mamiani, che lo trovarono scandaloso. Il giornale fu sostituito l'anno dopo dal mensile "Ausonio", che, dal settembre del '47 al febbraio del '48, uscì in lingua francese.
Nella "Gazzetta italiana" e nell' "Ausonio" la principessa scrisse più volte sulla condizione dei contadini lombardi.
Le sue pagine sono di grande interesse perchè si allontanano dalla tradizionale immagine idilliaco-arcadica delle campagne e rivelano un panorama pacato di miseria e di malattia. Nel periodico vi erano anche alcuni articoli dedicati alla condizione della donna scritti sempre di suo pugno; larga parte della "Gazzetta", era riservata al panorama politico italiano. Si dedicò inoltre, al giornalismo in una attività di osservatrice sociale e di costume. Fu collaboratrice della "Revue deux des mondes" e assunse la direzione della "Gazzetta italiana".

Il 18 aprile 1848, cominciò ad uscire "Il Crociato" diretto dalla Belgiojoso che si impegnò in un'opera di propaganda a favore della fusione della Lombardia con il piemonte. La principessa contestava le posizioni conservatrici assunte dal governo provvisorio milanese. Nel settembre e nell'ottobre del 1850 comparvero, sul "National" di Parigi, le lettere all'amica Caroline Jaubert scritte dalla Belgíojoso dopo la partenza da Roma. Furono subito raccolte in un volume sotto il titolo "Souvernir dans l'exil".

 

Traduzioni


Nel 1843 tradusse in francese la "Scienza Nuova" del Vico, dandone una interpretazione che correggeva la teoria dei corsi e ricorsi del filosofo napoletan
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Analisi sociale e di costume


Grazie al suo viaggio in Oriente, Cristina riuscì a definire il senso della condizione femminile tramite gli incontri con altre donne. La principessa scoprì il funzionamento ed i meccanismi interni dell'harem, poiché ne entrò in contatto diretto chiamata per dare pareri di carattere medico. Attraverso i tre racconti contenuti in "Scènes de la vie turque", l'autrice volle sottolineare le disparità tra uomo e donna in relazione ad un legame affettivo, le diversità del loro destino determinato dalla condizione sociale. Le donne dell'harem sono vittime sia delle leggi della società sia di quelle dettate all'interno dell'harem stesso. In uno dei suoi ultimi saggi, Cristina scrisse di ricordare le sofferenze e le umiliazioni subite dalle donne nel corso della storia, poiché anch'esse hanno contribuito, anche se solo parzialmente a percorrere la via della felicità.