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torna: Cristina Trivulzio e la rivoluzione del '48 Chi era Cristina Trivulzio di Belgioioso? Appendici: Le
correnti ideologiche La rivoluzione del 1848 in Europa Il saggio sulla Rivoluzione Italiana del 1848 Strumenti |
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La rivoluzione del 1848 a Venezia La determinata lotta
delle forze democratiche repubblicane contro gli austriaci ebbe inizio
nel Lombardo-Veneto sulla scia dei moti rivoluzionari di Vienna e della
sconfitta di Metternich. Il 17 marzo, a Venezia, vennero liberati Niccolò
Tommaseo e Daniele Manin che il 22 dello stesso mese, fu messo a capo
del Governo Provvisorio e il 29 instaurò la Repubblica dopo una
rivolta che vide protagonisti gli operai dellarsenale unitamente
ai marinai e agli ufficiali della marina asburgica, per la maggior parte
veneti.
Prima giornata (Sabato
18 marzo)
I democratici italiani
vissero la loro grande era a Venezia, in Toscana e a Roma. In generale
il loro programma si esprimeva soprattutto nella rivendicazione del
valore e delle possibilità della "guerra di popolo",
condotta con il ricorso diretto alle masse popolari e al volontariato,
e nella richiesta di più ampie libertà politiche nel quadro
di un costituzionalismo fondato al limite sul suffragio universale.
La loro base sociale era per lo più piccolo e medio borghese.
(Dal punto di vista delle condizioni internazionali, l'azione dei democratici
italiani si svolse in un quadro quanto mai sfavorevole, in conseguenza
dell'involuzione della repubblica francese e della ripresa del potere
monarchico e delle forze conservatrici in Germania e Austria). La Repubblica
Romana rappresentò indubbiamente il punto più alto della
resistenza democratica, in primo luogo per la coerenza della sua direzione
politica, nella quale Mazzini rivelò determinazione e notevole
abilità. In contrapposizione al tradizionale malgoverno pontificio,
i democratici repubblicani con la costituzione del 3 luglio 1849 proclamarono
la sovranità popolare, l'impegno dello stato nel promuovere il
benessere dei cittadini, l'autonomia delle amministrazioni locali, la
libertà religiosa, il suffragio universale, l'appartenenza di
tutti i cittadini alla Garanzia Nazionale e il carattere volontario
dell'esercito. Inoltre il governo progettò un inizio di riforma
agraria sulla base della ripartizione di beni ecclesiastici, che, se
non poté avere alcuna attuazione, rappresentò l'apertura
più avanzata della democrazia italiana del 1848-1849 sul piano
sociale. Ma il destino della repubblica era segnato. Pio IX si era rivolto
con successo alle potenze cattoliche per essere restaurato sul trono.
Luigi Napoleone, per ottenere l'appoggio dei conservatori del suo paese,
intendeva farsi campione della causa pontificia. Fu infatti l'esercito
francese comandato dall'Oudinot ad abbattere la repubblica. Anche il
re di Napoli e la Spagna inviarono truppe contro la repubblica. A difesa
di Roma erano giunti Garibaldi e volontari di tutta Italia. I Francesi,
sbarcati a Civitavecchia il 24 Aprile, furono arrestati e respinti da
Garibaldi dopo un attacco tentato il 30. I napoletani vennero anch'essi
battuti da Garibaldi a Palestrina e Velletri (9 e 19 Maggio). Ma il
3 giugno i Francesi investirono in forze la città, che solo dopo
un mese di eroica resistenza, cui contribuì la popolazione con
grande coraggio, fu costretta a cedere. Il 4 Luglio, un giorno dopo
che era stata votata la costituzione, il triumvirato ordinò la
resa. Garibaldi lasciò Roma con un gruppo di fedeli con l'intento
di proseguire la lotta a Venezia, che ancora resisteva agli austriaci,
ma fu costretto a rinunciare e a imbarcarsi in Toscana per l'America,
dopo che la moglie Anita era perita di stenti nella fuga e alcuni compagni
fuggiaschi erano stati catturati e fucilati dagli austriaci.
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