Donne e conoscenza storica
         

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Cristina Trivulzio e la rivoluzione del '48

Chi era Cristina Trivulzio di Belgioioso?

 


Il ritorno in Italia e il ripensamento in politica

Appendici:

La rivoluzione del 1848 in Italia

A Venezia
A Milano
A Roma

La rivoluzione del 1848 in Europa

Il saggio sulla Rivoluzione Italiana del 1848

Strumenti

Nel febbraio del 1856 ricomparve in Lombardia e, grazie a questo atto di sottomissione, le fu possibile riavere tutti i suoi beni. Tutto, dentro di lei, era tornato al suo posto: la religione come scelta primaria, la storia come percorso precario e difficile al quale, però, si doveva pensare con fiducia, e la politica come problema di forze oggettive in cui non c'era spazio per le ideologie sentimentali, puntualmente schiacciate. Nel 1860, dopo la pubblicazione de "L'histoire de la maison de Savoie", la Belgiojoso, che era diventata una convinta sostenitrice della politica di Cavour, continuò a collaborare alla milanese "Perseveranza". Nelle "Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenire", uscite nel 1868, la sua esplicita sconfessione "dei bei discorsi e delle belle imprese del '48", delle "funeste assurdità rivoluzionarie" riceveva una più argomentata motivazione: occorreva guardare ai problemi concreti, pensare a ferrovie, banche popolari, a eliminare le piaghe come l'analfabetismo e l'omertà, a difendere i contadini dagli affittaioli, a combattere "gli intrighi di certi capitalisti" e a tenere a bada tutte le forze che minacciavano l'unità nazionale da poco raggiunta. A tali considerazioni si accompagnavano elogi a Napoleone III ("un amico fedele"), espressioni di postuma gratitudine per Carlo Alberto, critiche alle idee del "contumace Mazzini ,e condanna dell'eversiva indisciplina di Garibaldi negli episodi di Aspromonte e Monterotondo, quasi "indegno di far parte di un consorzio civile". Dall'involuzione delle sue posizioni precedenti si salvò la costante attenzione che la Belgiojoso continuò a riservare ai problemi sociali, sicuramente un lascito del suo passato sansimoniano. In questa ottica va letto il saggio del 1866 "Della presente condizione delle donne e del loro avvenire", peraltro moderato nei toni rispetto all'impegno che la stessa Belgiojoso aveva espresso nella sua vita. Mai antisocialista, rimase sempre sostanzialmente convinta di quel che nel 1853 aveva scritto a Thierry: "per parte mia, vedo le cose in modo del tutto diverso: non temo nulla per la società che è vecchia quanto il mondo e quanto questo durerà; io credo che certi progressi debbano essere compiuti'.