Donne e conoscenza storica
         

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Cristina Trivulzio e la rivoluzione del '48

Chi era Cristina Trivulzio di Belgioioso?

 

La partecipazione agli eventi e la ricerca di alleanze politiche

 

Nel febbraio del 1848, a Napoli, tra la folla che festeggiava la pubblicazione della Costituzione, la raggiunse la notizia che Carlo Alberto aveva concesso lo Statuto. L'ultimo rapporto inviato a Vienna della polizia milanese, segnalava come essa praticasse l'odio e la crociata contro l'Austria e come ora stesse facendo la sua subdola propaganda a Napoli. Essa appoggiava l'ala radicale del liberalismo napoletano nella richiesta dell'abolizione della Camera dei Pari, di nomina regia.

Appendici:

La rivoluzione del 1848 in Italia

A Venezia
A Milano
A Roma

La rivoluzione del 1848 in Europa

Il saggio sulla Rivoluzione Italiana del 1848

Strumenti

Raggiunta dalla notizia dell'insurrezione di Milano, arruolò un corpo di volontari e tornò in Lombardia. Il 6 aprile, con circa duecento napoletani che l'avevano seguita, fece il suo ingresso a Milano, sventolando una bandiera tricolore. Quando, chiamata al balcone di palazzo Marino, provò a parlare alla folla, si coprì la faccia e scoppiò in lacrime. Nella lettera indirizzata a Thierry racconta delle manifestazioni di gioia ricevute al suo arrivo "nella libera città di Milano". Alla vittoria delle forze insurrezionali milanesi e lombarde aveva fatto seguito l'entrata in guerra dei piemontesi contro l'Austria. La Belgiojoso ritenne che fosse necessario assicurare un completo appoggio a Carlo Alberto e quindi procedere alla fusione della Lombardia con il Piemonte; anzi, se si voleva l'unità d'Italia occorreva puntare sulla monarchia sabauda. In uno degli opuscoli che stampò e diffuse a Milano in quel periodo, sottolineò che la monarchia era solo uno strumento provvisorio di cui ci si doveva servire. Ma, detto questo, la Belgiojoso si scontrò nuovamente con i moderati. Dalle colonne del "Crociato", il giornale politico da lei fondato, la principessa si impegnò in un'azione di propaganda a favore della fusione tra Lombardia e Piemonte e di contestazione del governo milanese. Essa fu costretta ad assistere alla fine progressista dello slancio rivoluzionario lombardo e infine fu l'epilogo della guerra a farle comprendere che la sua fiducia verso Carlo Alberto era stata un errore, in una lettera a Thierry dell' 8/8/48 denuncia il tradimento di Carlo Alberto. Preoccupato che un'estrema resistenza democratica contro gli Austriaci portasse al potere i repubblicani, il re piemontese, ripiegando il 6 agosto le sue truppe a Milano, restituì la città agli Austriaci. Cominciò cosi il secondo esilio della Belgiojoso: da Grenoble si affrettò a scrivere a Cattaneo, esprimendogli tutta la sua amarezza per il triste epilogo delle vicende politiche che lei aveva tanto incoraggiato. Ora tutto dipendeva dall'aiuto della repubblica francese, ma quel sperato intento si era fatto del tutto improbabile; in concreto non si poteva sperare in una benevola azione, a livello diplomatico, dopo che l'Austria aveva accettato la mediazione francese. Da parte sua la Belgiojoso cercò di mettere a frutto ogni relazione personale. Infine, riuscì a far comparire nella stampa francese alcuni suoi articoli che intendevano differenziare le responsabilità della popolazione lombarda da quelle della classe dirigente che l'aveva condotta al disastro. Nel 1849 i tentativi di mediazione anglo-francesi falliscono e la Belgiojoso decide di partire e di rientrare in Italia. Dopo gli incarichi che il governo le impose nominandola direttrice generale delle ambulanze militari, dovette fuggire con la figlia Maria, rimasta sempre con lei per tutti quegli anni. Si imbarcò a Civitavecchia per poi raggiungere Costantinopoli, voltando le spalle all'Europa e al proprio passato, alla Lombardia e alla Francia. Infatti, la spedizione francese contro la Repubblica Romana era stata per lei, tra le cose accadute fra il '48 e il '49, probabilmente la più bruciante. Nel settembre e nell'ottobre del 1850 comparvero, sul "National" di Parigi, le lettere alla Jaubert scritte dalla Belgíojoso dopo la partenza da Roma. Furono subito raccolte in un volume sotto il titolo "Souvernir dans l'exil".