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Il danno dipendeva
dal fatto che non sapevo togliermi d'attorno le occasioni cattive: i
confessori poi mi aiutavano poco. Se m'avessero avvertita del pericolo
che correvo e mi avessero detto che ero obbligata a rompere quelle amicizie,
l'avrei fatto, credo, senza dubbio, perchè, se me ne fossi accorta,
in nessun modo avrei potuto soffrire di rimanere in peccato mortale
un solo giorno.
Tutti questi sentimenti di timore di Dio mi vennero dall'orazione, ma
i più profondi erano suscitati dall'amore, perchè il pensiero
del castigo mi si presentava mai. Per tutto il tempo che fui ammalata
ebbi molta cura della mia coscienza quanto ai peccati mortali.
Ma oh mio Dio!...desideravo la salute per meglio servirvi, ed essa invece
fu la causa di ogni mio danno!
5. Quando, dunque, vidi lo stato in cui mi avevano ridotto i medici
della terra e, come, ancor giovane fossi già quasi tutta paralizzata,
determinai di ricorrere ai medici del cielo e domandare ad essi la sanità,
perchè quantunque sopportassi quel male con tanta gioia, desideravo
anche di guarire. Alle volte, a dir vero, pensavo che se la sanità
avesse dovuto essermi causa di dannazione, sarebbe stato meglio per
me il rimaner sempre in quello stato, ma insieme mi immaginavo con la
sanità di poter servire meglio il Signore.
Purtroppo, questo è uno dei nostri inganni, non volere cioè
rimetterci in tutto nelle mani di Dio che sa meglio di noi quello che
ci conviene.
6. Incominciai a far celebrare messe e a recitare orazioni approvate.
Non fui mai portata a quelle certe devozioni che praticano alcuni, specialmente
donne, nelle quali entrano non so quali cerimonie che io non ho mai
potuto soffrire e che a loro piacciono tanto. In seguito si conobbe
che non erano affatto convenienti e che sapevano molto di superstizione.
Io, invece, presi per mio avvocato e patrono il glorioso S.Giuseppe,
e mi raccomandai a Lui con fervore. Questo mio Padre e Protettore mi
aiutò nella necessità in cui mi trovavo e in molte altre
più gravi in cui era in giuoco il mio onore e la salute dell'anima
mia.
Ho visto chiaramente che il suo aiuto fu sempre più grande di
quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo pregato
di alcuna grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che
fa veramente meraviglia il ricordare i grandi favori che il Signore
mi ha fatti e i pericoli sì di anima che di corpo da cui, per
l'intercessione di questo Santo, mi ha liberata. sembra che ad altri
santi Iddio abbia concesso di far grazie soltanto in questa o in quell'altra
necessità. Il glorioso San Giuseppe invece - e io lo so per esperienza
- estende il suo patrocinio sopra qualsiasi bisogno. Il Signore vuol
farci intendere con ciò, che a quel modo che era a lui soggetto
in terra, dove come padre e custode gli poteva comandare, così
faccia ancora in cielo quanto gli domanda. Questo, d'altronde, han riconosciuto
per esperienza anche altre persone che dietro il mio consiglio si raccomandarono
al suo patrocinio, e sono molte le anime che si sono fatte da poco sue
devote per aver sperimentato questa verità.
7. Procuravo di celebrare la sua festa con la maggior solennità
che mi fosse possibile. A dir vero, ci mettevo più di vanità
che di spirito, perchè mi compiacevo molto nel cercare che ogni
cosa fosse fatta bene e con fasto: però con buona intenzione.
Ma avevo questo di cattivo, che appena il Signore mi faceva grazia di
intraprendere qualche cosa di buono, lo frammischiavo subito con molte
imperfezioni e mancanze. il Signore mi perdoni se per il male, le vanità
e le curiosità io usavo tanta industria e diligenza!
Per la grande esperienza, dunque, che io ho dei favori che S.Giuseppe
ottiene da Dio, vorrei persuadere tutti ad essergli devoti. Non ho conosciuta
persona che gli sia veramente devota e che pratichi in suo onore qualche
particolare devozione che non faccia notevoli progressi nella via della
virtù. Le anime che si raccomandano a lui sono aiutate in una
maniera tutta particolare. E' già vari anni che nel giorno della
sua festa io gli domando una grazia speciale: Egli mi ha sempre esaudita.
Se la grazia che gli chiedo non è tanto conforme alla gloria
di Dio, la raddrizza egli stesso e me ne fa ricavare un bene maggiore.
8. Se la mia parola potesse essere autorevole, ben volentieri
mi dilungherei nel narrare dettagliatamente le grazie che questo Santo
glorioso ha elargito sia a me che ad altre persone; ma non volendo varcare
i limiti che mi furono imposti, in molte cose sarò breve più
di quello che vorrei, e in altre, poi, più lunga del bisogno,
farò insomma come colei che nelle opere buone che deve fare agisce
sempre con poca discrezione.
Soltanto prego, per amore di Dio, che lo provi chi non mi crede e vedrà
per esperienza di qual vantaggio sia il raccomandarsi a questo glorioso
Patriarca e l'essergli devoti. Gli devono essere affezionate specialmente
le persone d'orazione, perchè io non so come si possa pensare
alla regina degli Angeli e ai grandi travagli ch'ebbe a soffrire col
Bambino Gesù, senza ringraziare S.Giuseppe che fu loro di tanto
aiuto.
Chi poi non avesse alcuno da cui imparare per fare orazione, prenda
per maestro questo Santo glorioso, e non sbaglierà.
Piaccia al signore che non abbia sbagliato io stessa nell'arrischiarmi
a parlare di lui. Io, a dir vero, gli sono molto devota, ma circa
il modo di servirlo e imitarlo, sono sempre piena di difetti. Egli,
però, ha agito da quegli che è, e mi ha dato di potermi
alzare da letto camminare ed essere libera dalla paralisi. Anch'io ho
agito da quella che sono, e l'ho ripagato con usar male della sua grazia
9. Ma chi avrebbe mai pensato che, dopo tanti favori di Dio, sarei tornata
ancora ad offenderlo? Dopo d'aver ricevuto tante virtù che m'incitavano
di per se stesse a servirlo? dopo d'essermi veduta già presso
alla tomba e in gran pericolo d'andare all'inferno? dopo d'esser risuscitata
anima e corpo con grande meraviglia di quanti mi videro? E cos'è
mai questo, o Signore? E perchè dovremo sempre vivere in mezzo
a tante occasioni di offendervi?
Nel mentre scrivo, però, mi pare di poter dire anch'io con la
vostra grazia e misericordia, come S.Paolo, sebbene non con la sua stessa
perfezione:<<non sono più io che vivo, ma sierte Voi,
o mio Dio, che vivete in me>>. Da
alcuni anni infatti a quel che posso io giudicare Voi mi avete già
aiutata, e così, per vostra grazia, vi sono riuscita.
Non amo il mondo,
nè qualunque cosa gli appartenga fuoori di Voi, non trovo contento
in alcuna parte: mi sembra, anzi, che tutto sia pesantissima croce.
Potrò benissimo ingannarmi, e forse questi miei sentimenti non
saranno sinceri; ma Voi ben vedete, o mio Dio, che ame non sembra affatto
di mentire. L'unica cosa che temo - e la temo con ragione - è
che Voi mi abbiate a lasciare. conosco bene fin dove arrivi la mia poca
virtù e valentia e cosa io possa fare se Voi non continuate a
infondermi fortezza ed aiutarmi acciocchè non vi lasci. e chi
sa, intanto, che non sia lontana da Voi anche in questo momento in cui
scrivo! Piaccia a Vostra Maestà che non lo sia! quello che ho
dettomi sembra che risponda averità.
non so come vi possa essere chi desideri tanto di vivere, giacchè
quaggiù tutto è così incerto! ...
Mi sembrava, o Signore,
che mi sarebbe stato impossibile abbandonarvi ancora!... ma siccome
vi ho abbandonato tante volte, così ora non posso lasciar di
temere, sapendo che bastava allora che Voi vi scostaste un poco da me
perchè io ruzzolassi subito per terra.
Ma siate Voi benedetto, o Signore! Mentre io vi abbandonavo, Voi non
mi abbandonavate msi completamente, stendevate, anzi, la mano affinchè
mi potessi subito rialzare. Invece di accettarla, io, molte volte, come
sto ora per dire, la rigettavo e non volevo intendere la vosdtra voce
che a più riprese mi chiamava.
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