Donne e conoscenza storica

 

 

 

Testo di discussione per un convegno nazionale sulla storia a ottobre a Milano

"Cambia il mondo, cambia la storia - La differenza sessuale nella ricerca e nell'insegnamento"

 

Il testo è formato dalla
rielaborazione degli appunti presi alla riunione preparatoria per il Convegno del 19 maggio 2001 al Circolo della Rosa di Milano con qualche considerazione aggiuntiva delle scriventi

stampato di Alessandra De Perini, corsivo di Donatella Massara

La "storia delle donne" esiste da trent'anni, anche se ci sono donne (per es. le storiche dell'Ottocento) che raccontano di donne ancora prima. Ci sono oggi in Italia alti livelli di ricerca storiografica (c'è un patrimonio cui attingere: 700 testi di ricerca storica dal '95 ad oggi), ma pratiche arretrate o non nominate. Questa è una forte contraddizione.
La pratica è determinante. La ricerca universitaria che nei casi della ricerca femminile è di alto livello, giace nell'oscurità iperuranica per chi abita il mondo. Nonostante l'invito a iscriversi e frequentare le università sia in gran voga nell'economia onnipresente del mercato e nonostante i congressi miliardari si svolgano fra le sue austere aule, il mondo della ricerca universitaria viaggia fra riviste di settore e soprattutto è sostenuta su pratiche ignote alla maggioranza delle donne e degli uomini che studiano e amano i saperi.
Non si sa chi e come vince i concorsi per i dottorati di ricerca e per le cattedre, con chi e come pubblicare una ricerca, e le donne da questo punto di vista oltre a lamentare la scarsa presenza femminile, gli ostacoli messi alla carriera universitaria dalle fratrie, non agiscono affatto questa contraddizione. Le donne occupano la percentuale massima nei posti di ricercatrice e quella minima nei posti di alto livello ma quale pratica coinvolge le donne nella ricerca? Una pratica rivolta alle donne per le donne decisa a cambiare il modo di pensare di studiare e quindi di stanziare i fondi e diffondere i saperi oppure ancora la pratica dei maschi che fanno carriera, degli studiosi che lavorano protetti da altri 'padri' o 'fratelli'?

La "Società delle storiche" ha recentemente stilato un protocollo di intesa con il Ministero delle Pari Opportunità. Nessuna risposta è stata data a Tullio De Mauro sulla riforma dei cicli né a Buttiglione riguardo alla proposta di introdurre nei programmi la storia del Cristianesimo né è stata presa una forte posizione in occasione del dibattito pubblico e delle polemiche tra destra e sinistra sulla parzialità dei testi scolastici di storia.
Un documento di protesta firmato da alcune donne della commissione per la Riforma dei cicli è girato su Internet senza che queste studiose abbiano coinvolto le altre donne a protestare insieme a loro per il fatto che neppure una parola ha segnalato - nel documento dell'allora ancora ministro De Mauro - che esiste una storiografia femminile; oltre a un desiderio delle donne e anche di alcuni uomini di insegnarla nelle scuole di ogni ordine e grado
Il femminismo è spaccato in due. Il femminismo delle pari opportunità a cui si richiamano alcune donne che insegnano e fanno ricerca in Università, fa delle bellissime ricerche sulla 'storia di genere' ma è completamente subalterna al modo indicato più sopra tipico della università. Non è un caso che la storia si definisca pudicamente di 'genere' quando la tradizione femminista degli ultimi trent'anni circa - che ha aperto la pratica 'intellettuale' dello studio delle donne - è avviata dall'idea straordinaria e forte di differenza sessuale.
Mentre il concetto di 'genere' è importato dagli studi americani e inoltre come specifica una sua illustre interprete la storica Joan W.Scott dopo Pechino ormai la sua menzione è all'interno di Programmi d'Azione <<largamente innocui>>, spesso sostituisce semplicemente la parola "donne". (Joan W.Scott, Preface to the Revised Edition, Gender and the Politics of History, rev.ed., Columbia University, 1999).

La storia è uno dei capisaldi del patriarcato. C'è un filone storico maschile che ignora completamente la storia delle donne. Tutta la storia rimane così scandita dalla guerra e dalle lotte di potere. E' quindi difficile fare storia con il "taglio" della differenza. Occorre andare a vedere i livelli di resistenza femminili, resi opachi dalle interpretazioni storiografiche, le vite di donne impostate a scelte e strategie di libertà, sotterrate dal peso di interpretazioni simboliche fuorvianti e riduttive. Occorre trovare interpretazioni secondo il senso libero della differenza, modificare radicalmente i criteri epistemologici, altrimenti le donne nella storia continueranno ad essere svalutate e sottoposte ai tentativi di "rieducazione" e inclusione.
Noi siamo per un nuovo paradigma storiografico. La nostra è una storia per il presente, una storia che parte da una scommessa politica sul presente. Solo una attenta lettura del presente può secondo noi illuminare e guidare la ricerca del passato. Al tempo stesso andiamo al passato per tentare un'interpretazione imprevista del presente. Facciamo storia perché ne vediamo la necessità politica. La storia è approfondimento del presente, ricerca di radici, di forza e creatività femminile. Eretiche rispetto al paradigma egemonico, non c'è per noi dicotomia tra storiografia e politica, ma doppio movimento del fare storiografia e fare storia, fare ricerca storica e determinare concretamente il contesto in cui siamo immerse, dare senso alla realtà in cui ci troviamo a vivere. Dalla nostra pratica di relazione è nata la teoria e il nostro modo di fare storia.
Come scrive Luisa Muraro, nell'Introduzione a Le amiche di Dio. Scritti di mistica femminile, M.D'Auria, 2001, (a cura di Clara Jourdan):

<<In generale, oltre a condividere quello che insegnano l'antropologia e la psicoanalisi, che la differenza sessuale è un significante di primaria importanza per la cultura umana, condivido anche la tesi della sua storicità. Ma tutto questo non dà luogo ad una storia delle donne. La formula esiste e non è priva di senso, tuttavia non esiste una storia delle donne neanche relativamente indipendente da quella degli uomini; i tentativi fatti per scriverla sono stati illuminanti proprio perché, ottimi in tutto, hanno fallito l'intento principale.
Il viceversa è ben più vero; esistono, infatti, una storia ed una storiografia fatta da uomini che hanno potuto ignorare tutto o quasi dell'altro sesso: tale è la storia che si studia a scuola e all'università, come ha messo in evidenza la critica femminista. Gli studi femministi, d'altra parte, finora non hanno potuto correggere quest'asimmetria, perché, nonostante la loro riconosciuta buona qualità, non riescono ad interagire con la storiografia di tipo tradizionale, quella dominata, negli argomenti come nei linguaggi, nei punti di vista e nei criteri di vero, falso, dalla storia degli uomini. Lo costata una studiosa che a quegli studi si dedica da decenni:<<E' evidente, per esempio, che in gran parte degli attuali sviluppi della storiografia, dalla storia politica a quella economica, alla storia della cultura e della vita quotidiana, non c'è traccia, se non in misura molto ridotta, né delle donne come oggetto di studio né delle donne che si occupano professionalmente di storia, né delle femministe impegnate nella storia delle donne>> (8). (nota 8: Paola Di Cori (cur.), Altre storie. La critica femminista alla storia, Clueb, Bologna, 1996, p.17 Le parole citate sono tratte dall'Introduzione, della stessa Di Cori). Questa situazione, ovviamente, può cambiare in futuro e fin d'ora è lecito chiedersi se non sia una risposta difensiva, l'evitamento di un'alterità non integrabile nel proprio orizzonte.
Ebbene, proprio da questo punto di vista la tradizione mistica occidentale, dal sec. XII-XIII in avanti, costituisce un caso a parte e degno di nota. C'è in essa, infatti, una presenza femminile da cui né i protagonisti maschili né gli studiosi, poi, hanno potuto prescindere interamente. […]
Detto alla buona, nella rappresentazione della storia del genere umano, gli intellettuali sono riusciti a mettere sistematicamente tra parentesi l'altro che è donna (10) (nota 10: Questa formula, l'altro che è donna, traduce esattamente il sottotitolo del più celebre libro di Luce Irigaray, Speculum. De l'autre femme.,Minuit, Paris, 1974 che in italiano abbiamo tradotto con <<l'altra donna>> (Speculum, Feltrinelli, Milano, 1976). Ma non si è potuto fare lo stesso quando si è trattato di raccontare la storia dei rapporti tra il genere umano e Dio; mi riferisco ai rapporti diretti e personali, ossia a tutto ciò che si mette sotto il titolo di mistica o di spiritualità non alla religione né alla teologia>>
( l'Introduzione ampiamente stralciata sta in http://www.url.it/donnestoria/testi/sommario.htm)

La nostra idea di storia è legata ad un itinerario, procede per contesti. E' storia intermittente non progressiva. Abbiamo aperto le porte della disciplina, superato il pregiudizio che la storia la fanno solo le storiche di professione e rimesso in un altro ordine le cose. Abbiamo messo insieme competenti della disciplina e incompetenti appassionate di storia, senza sentirci in colpa rispetto all'accademia. Il conflitto aperto con le storiche dell'uguaglianza (quelle che considerano le donne protagoniste solo dal '700 con la lotta per i diritti e l'accesso all'istruzione) riguarda il taglio dell'interpretazione.
Il nostro è un altro modo di fare storia. E' il contesto che rende "scientifica" la ricerca storica.
In questa apertura il prima e il dopo non stanno più tranquillamente ordinati dove sicuramente molti uomini sono convinti stiano. La storia si mette di mezzo fra noi e l'eterno presente, le relazioni sono i luoghi materiali di questa verifica del tempo e quindi conservano e producono storia; è un'utile mediatrice, la storia, per fare circolare la ricchezza che le relazioni espongono. E quindi la storia si scrive certamente a partire da queste relazioni.

Alcune ne hanno parlato all'incontro tenuto al Circolo della Rosa a maggio.
Anna Di Salvo ha portato l'esempio del libro di Gisella Modica 'Falce e martello. Cuore di Gesù'recentemente discusso in incontri pubblici a Catania..
L'autrice ha raccontato la sua esperienza di incontro con le donne delle occupazioni di terre di fine anni '40. Mentre il partito domandava di fare un'inchiesta fra le donne per sapere cosa era successo negli scontri e con i carabinieri, lei si era accorta che queste donne spostavano la domanda sulle derrate. Dopo riflessioni varie lei ha capito che questi erano esempi di libertà femminile che negli anni del partito non era in grado di riconoscere.
Le cose cambiano a partire da una pratica di relazione.
Il mio desiderio - ha detto Anna - è di trovare espressione di una originalità delle donne.
Certo c'è difficoltà quando una pratica non è raccontabile, la pratica del simbolico ci siamo chieste a Catania: è virtuale?
La risposta di Anna è cercare il dato originale sulle artiste, l'aspetto sessuato: molte artiste restituiscono la relazione, l'intensità dei loro rapporti.
Per esempio Berthe Morrisot dipinge sempre lei e la figlia
Alessandra De Perini ha detto - fra l'altro:<< Se non avessi avuto un vincolo nel presente non avrei avuto quella capacità di dare un taglio più libero alla mia esposizione e lettura della storia che vuole salvare il passato
Con questo approccio ho convinto altre che dalla storia delle donne viene forza ed è grande.
Con questo mi aspetto dal convegno una precisazione migliore sull'eresia (della quale si parla nell'articolo di Marirì su Via Dogana) nella quale ci troviamo>>.
Graziella Bernabò che sta scrivendo la vita della poeta Antonia Pozzi, riconosce la ricchezza che le è venuta dalle osservazioni e spunti avviati dalle donne durante un incontro al Circolo.
Lei ha visto che una relazione fondamentale per capire Antonia Pozzi con la sig. Elvira Gandini che era stata sua amica e oggi ha novantaquattro anni adesso ma è molto disponibile all'amicizia con lei. Graziella dice che è stata immergersi nel contesto in cui vivevano. E così è avvenuto con altre donne vicine a Antonia e a sua madre. Il risultato è stato prezioso e ha prodotto un cambiamento di sguardo sulla poeta sollecitata dalle critiche delle donne del Circolo a frequentare questa signora. Ha continuato a leggere la Pozzi ma ha cercato di vederla con gli occhi della sig.a Gandini, lunghe conversazioni con lei per e su una relazione fondamentale qual'era stata quella con la madre.
Dice Graziella <<Questa relazione mi sta fornendo elementi per ricostruire una biografia, condivido il rigore però anche la ricerca di spazi di originalità sul contesto degli anni '30
Donatella Massara ha auspicato che non siano una 'magia ulteriore', queste relazioni, riferendosi soprattutto a sé medesima.

Da una serrata ricerca delle donne per le donne arrivano grandissimi risultati come da indagini straordinarie quali quelle di Carolyne Walker Bynum sull'importanza del cibo e delle pratiche femminili, comuni e sante, oppure le ricerche sulle streghe e le mistiche di Luisa Muraro. In particolare la prima, per la risonanza che ha avuto, ha cambiato il modo di vedere e interpretare il Medioevo sia maschile che femminile.
L'approccio di queste storiche indica la libertà che proviene dal riferirsi a una comunità femminile e dal desiderio di interpretare i comportamenti delle donne del passato avvertendone la libertà anzitutto. O come si dice in certe letture: la soggettività.
Questa c'è se è vero - come già dicevano le filosofe del XVII secolo - che la libertà è una parte di noi e sta dentro di noi e non è completamente misurabile all'esterno.
Mara Montesano ha individuato molto chiaramente che attraverso le relazioni ognuna cambia il ruolo con cui entra in rapporto con le cose.<< Io non capivo la filosofia adesso ho una relazione d'amore con lei perché parlandone con Luisa Muraro me l'ha fatta amare>>.

Per questo parliamo a tutte e a tutti di quali pratiche adottiamo per guardare e alimentarci alla storia.
La storia è integrata nelle nostre società. Nella cultura massmediatica anzitutto e negli abitanti maschi e femmine di un pianeta a alto tasso di istruzione. Nonostante il livello altissimo della ricerca storica il prodotto massmediatico è sempre più ignorante. Bisogna dirlo. C'è chi acquista i CD di storia che si vendono nelle principali riviste italiane e si accorge che a fianco a errori di 'stampa' (?) sparsi per l'opera continua diffondersi l'annalistica della storia maschile ricopiata e ricucita per l'uso, fra immagini e tecnologie sempre più spedite e facilmente fruibili. La divulgazione è distantissima dalla ricerca. E l'assenza delle donne è il primo segnale di questa sfasatura fra cultura specialistica e cultura divulgata.
Pensare con attenzione alle pratiche di relazione è una epistemologia molto seria e rigorosa; è questa che ci consente un'interpretazione storica più fedele dei fatti e delle figure del passato. Ma in essa non si può ignorare che ci sono le donne e gli uomini.

A causa delle donne è venuta meno la vecchia storiografia. Le pratiche di libertà femminile hanno stravolto il paradigma storico. La nostra è una storia svincolata dalla "storia di donne e uomini", "ha - dice Marirì Martinengo nel suo articolo su Via Dogana n.45 - la capacità e la forza di stare su da sola". Ci immergiamo nel contesto relazionale in cui vivevano le donne e da qui ricostruiamo le vicende e il percorso. Leghiamo insieme il rigore della ricerca e la creatività femminile. Facciamo emergere accanto alla libertà femminile anche gli aspetti di non libertà. Le figure di donne viventi sono "porte" per entrare nei diversi contesti. Attraverso i contesti si può fare un'altra storia, si può rifare la storia.
La storia è politica; la storia è storia dei contesti; la ricerca storica, la pratica di relazione e di insegnamento non possono essere separate, vanno tenute insieme: su queste tre affermazioni possiamo continuare a ragionare insieme.

Riguardo al Convegno (a fine settembre o i primi di ottobre) abbiamo scelto di privilegiare la pratica di insegnamento e di ricerca; ci interessano le narrazioni e il confronto di pratiche, i lavori fatti nelle classi. L'aspettativa comune è che le cose si svolgano per un avanzamento della politica "prima", al di là dell'ambito disciplinare.

Alcune domande emerse in contesto possono aiutare la riflessione:
· Cosa insegniamo a scuola quando insegniamo storia?
· Quali problemi, quali contraddizioni abbiamo nell'insegnare storia?
· Quanta e quale libertà ci prendiamo nell'insegnare la storia?
· Come ci regoliamo di fronte al dato di fatto che le donne ancora non esistono nei libri di testo?
· Quali sono le categorie che utilizziamo quando facciamo ricerca storica?
· Come si potrebbe scrivere la Storia dei nostri anni?
· Come aiutare le giovani generazioni ad avere un'esperienza positiva con la storia? Cosa vorremmo che sapessero della storia vivente, in gran parte orale della nostra generazione? Come far loro capire che possono intervenire, cambiare le cose, come renderle capaci di fare storia e politica?
· Quanto teniamo conto del "di più" che le donne vogliono?
· Come spieghiamo il "male di vivere" femminile?
· Su che cosa si fonda la nostra autorità quando facciamo ricerca o insegniamo?
· Come avviene una modalità nuova di fare storia?
· Come andiamo al passato?
· Come il passato ci aiuta a capire il presente e viceversa?
· Dove si riesce ad entrare in gioco con la differenza maschile?

Tutto quanto detto riguarda soprattutto la pratica dell'insegnamento, ma pratica è anche quella che riguarda la ricerca.
Sarebbe importante che venissero detti dalle studenti e dalle docenti e ricercatrici universitarie non solo i risultati di studi ma anche i problemi aperti e le domande aperte.
La nostra disaffezione a una figura di scienziata solitaria è confortata dalla esperienza non sempre felice delle donne che ci hanno preceduto.
C'è inoltre una crisi dell'epistemologia che riguarda non solo la storia.
Una risposta viene sicuramente dal pensiero della differenza sessuale, assecondando la forza femminile che proviene dagli scambi e dalla comunicazione. In questa prospettiva esiste il sito Donne e conoscenza storica: potrebbe essere un luogo di comunicazione e dibattito che getta lo sguardo su quanto avviene mentre avviene.
La proposta è di mettere in rete materiali passati e presenti, accogliendo l'ottica di una pratica di relazione che metta in discussione le questioni aperte e non già pronte e confezionate. Proprio perché nei momenti di crisi occorre molto rigore, questo è ottenuto e garantito quando esiste una comunità che però fa circolare liberamente la propria creatività e tiene sott'occhio la complessità e il divenire di una ricerca che non è più semplicemente individuale. Né di elites intellettuali e gruppi ristretti.

Alcune indicazioni utili per chi parteciperà al convegno:
1. E' stato chiesto l'esonero dall'insegnamento.
2. E' necessario che chi viene da fuori e ha necessità di pernottare a Milano confermi la partecipazione alle organizzatrici.
3. Le / i partecipanti portino il loro curriculum, testi e lavori multimediali in più copie.
4. Far pervenire al Circolo della Rosa un elenco di nomi e indirizzi di colleghe e colleghi a cui spedire l'invito
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