Donne e conoscenza storica
         
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La 'questione femminile' dall'Unità d'Italia a Giolitti

INDICE

Famiglia e condizione femminile

Diritti, dote e proprietà delle donne

Mondo agricolo e lavoro femminile

Famiglia-donna-lavoro Le donne che vanno a lavorare in città

Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni del lavoro femminile

Istruzione

-nuove professioni

Tutela e solidarietà femminile nel sistema produttivo



La legislazione protettiva

•La stampa femminile

•Le associazioni femminili e le protagoniste dei movimenti politici delle donne


Bibliografia e indirizzi internet.


LA CONDIZIONE GIURIDICA DELLA DONNA SPOSATA NEL CODICE CIVILE UNITARIO

G.BOMBARDELlA, Della condizione giuridica della donna maritata nel diritto italiano. Conferenza tenuta alla R.Scuola Superiore di Commercio di Venezia, Venezia 1905.

 

L'indole del matrimonio doveva ispirare al legislatore moderno norme serie e gravi che ne guarentissero il conseguimento delle altre finalità. Un perfetto accordo regnerà tra gli sposi, non una nube offuscherà l'orizzonte del loro consorzio e, sin dove la natura delle cose non lo consenta, vi sarà eguaglianza fra essi; la moralità e l'onestà presiederanno allo stringersi del vincolo matrimoniale e lo accompagneranno in tutto il suo svolgimento.
Questo concetto è affermato nel nostro diritto positivo e ne appaiono, quali effetti, le disposizioni che pongono gli impedimenti al matrimonio e determinano i casi di annullamento di esso, quando per varie cause, la morale o l'interesse dei coniugi e dei figli o l'onore della famiglia ne possano essere compromessi; quelle disposizioni che, imponendo da un acanto ai coniugi il dovere reciproco della coabitazione, della fedeltà e dell'assistenza, danno, all'altro, l'adito a far cessare la convivenza quando, per colpa dell'uno o dell'altro, essa non possa altrimenti conservarsi senza perturbazione della famiglia. […] Nell'intento di dare consistenza alla famiglia è determinato che la moglie assuma il cognome del marito e ne acquisti il domicilio e la cittadinanza. La sua maggior debolezza (mio corsivo) in confronto dell'uomo, dipendente da un organismo più delicato e da un carattere più sensibile, la pongono in una naturale condizione di dipendenza verso il marito. Non è però questa una soggezione assolute, è una dipendenza fondata sull'affetto e sulla protezione che è tenuto a prestarle il marito. Questi, come capo della famiglia, deve presiedere all'azienda domestica, provvedere al mantenimento della moglie e della prole e all'educazione di questa. E tale sua posizione dà origine a rapporti speciali tra i coniugi, sia riguardo alla persona che ai beni. […]
L'obbligo della fedeltà tutela il pudore muliebre, garantisce la dignità della famiglia e la sana educazione dei figli. "La violazione del pudore, osserva il Montesquieu, presuppone nella donna l'abbandono di ogni virtù".
La donna che ha violato le leggi del matrimonio è certo indegna di ancora partecipare alla famiglia. Il che non può dirsi del pari del marito, non essendo egli, sotto questo riguardo, il depositario dell'onore della famiglia, ed il suo adulterio non recando le identiche deleterie conseguenti. Così una disparità di trattamento, riguardo all'uno e all'altro dei coniugi, negli effetti della violazione di siffatto precetto, era dunque ragionevolmente richiesto. Per il che fu stabilito che se il marito può in ogni evento domandare la separazione della moglie, quando s'è posto in essere l'adulterio di lei, dall'altro canto perché la moglie possa esercitare simile azione fa d'uopo si avveri un evento che, per il proprio carattere scandaloso, conturbi l'ordine della famiglia; lacchè soltanto si verifica qualora il marito mantenga la concubina in casa o notoriamente in altro luogo, oppure concorrano circostanze tali che il fatto costituisca ingiuria grave per la moglie. […]
Appare dunque la nostra legge, nel determinare le condizioni della donna maritata, rispetto ai suoi rapporti personali col consorte, si sia ispirata a principi saggi e liberali. Essa, pur sottoponendola provvidamente alla dipendenza del marito, le assicura l'altronde una posizione dignitosa di fronte a lui, guarentendone la sicurezza e la tranquillità. Essa ancora, più favorevole di altre verso al donna, con scia della missione che questa deve esercitare nella famiglia e fiduciosa nella serietà degli intendimenti di lei, come madre la dichiara emancipata di diritto col fatto del matrimonio, e le affida la patria potestà sopra i figli, quando il marito abbia cessato di esercitarla per morte, per assenza, per condanna o per infermità di mente.
Un notevole progresso è dunque segnato in questa materia, e se esso non porta all'uguaglianza perfetta dei due sessi e all'indipendenza assoluta dei due coniugi, vagheggiate da molti, viene però ragionevolmente a contemperare il concetto moderno della libertà personale colle condizioni di natura e coll'esigenze della morale, elevando l'istituto del matrimonio al livello dei tempi nuovi. […] Della dote soltanto il marito ha l'amministrazione durante il matrimonio; egli solo ha il diritto di agire contro i debitori o detentori della stessa, di riscuoterne i frutti naturali e civili e di esigere la restituzione dei capitali che ad essa si riferiscono. Usando ripetutamente la frase il marito solo, volle la legge che fosse chiaramente espressa la sua volontà di negare alla moglie, in costanza di matrimonio, qualunque ingerenza nell'amministrazione della dote e l'esercizio di ogni azione concernente la stessa. […]
In forza del matrimonio si costituisce la famiglia, che è una ristretta società, ma che, come ogni altro consorzio, ha leggi proprie e un capo che la governa. Capo naturale della società domestica è il marito, perché la sua forza, la sua attività, la sua intelligenza prevalgono su quella della donna. Questa pertanto è soggetta all'uomo, in quanto ha rapporto col governo della famiglia e delle cose a questa spettanti: e solo in siffatta soggezione, di carattere meramente patrimoniale, fu riscontrata la necessità dell'autorizzazione maritale. […]
Il principio che stabilisce la necessità dell'autorizzazione maritale, dovendo essere posto d'accordo con l'altro, che la moglie non per pel fatto del matrimonio la capacità di contrarre e obbligarsi, ha indotto il legislatore a fissare in via tassativa i casi in cui l'autorizzazione è richiesta, ammettendo così implicitamente che la moglie possa compiere da sola altri atti, ivi non indicati. Il consenso del marito deve innanzi tutto intervenire nelle donazioni, escluso, come è logico, le manuali; nelle alienazioni e nelle ipoteche di beni immobili, implicando esse trasformazioni e vincoli patrimoniali: nei mutui passivi, onde impedire che la moglie inconsideratamente, con prestiti rovinosi o ingiustificati, depauperi il suo;nella cessione e nella riscossione di capitali, essendo opportuno, che la moglie sia sorvegliata e consigliata, qualora è in possesso di non indifferenti somme di denaro. L'autorizzazione maritale non è più necessaria quando il marito sia minore, interdetto, assente o condannato a più di un anno di carcere, durante l'espiazione della pena. [...]