Donne e conoscenza storica
         
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La 'questione femminile' dall'Unità d'Italia a Giolitti

INDICE

Famiglia e condizione femminile

Diritti, dote e proprietà delle donne

Mondo agricolo e lavoro femminile

Famiglia-donna-lavoro Le donne che vanno a lavorare in città

Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni del lavoro femminile

Istruzione

-nuove professioni

Tutela e solidarietà femminile nel sistema produttivo



La legislazione protettiva

•La stampa femminile

•Le associazioni femminili e le protagoniste dei movimenti politici delle donne


Bibliografia e indirizzi internet.


DIRITTO DELLA DONNA AL LAVORO E PARITA' SALARIALE

[…] Quando la donna fosse restituita al suo diritto di persona, essa non sarebbe tenuta, ancora come ora è, una cratura inferiore, e però retribuita con una mercede che l'avvilisce, che non le permette di mantenersi; che non le permette di mantenere coloro- i genitori vecchi e infermi, i fratellini minori, i figlioletti se vedova o di aiutare il marito- che essa ama e ai quali vorrebbe pur procurar il pane quotidiano. Essa, se considerata persona, sarebbe pareggiata all'uomo anche nel diritto alla mercede che ricompensi giustamente la sua fatica; allora l'infelice lavorerebbe meno e con minor fatica, diserterebbe meno il focolare domestico, avrebbe l'animo un po' tranquillo e potrebbe attendere all'educazione dei suoi figlioletti e aver qualche ora altresì, per darsi a buone letture che faciliterebbero il suo dovere di educatrice. Invece, ora come ora, la povera operaia quella specialmente che va alle fabbriche, quella che ha alle mani un lavoro che l'affatica, fruttandole un misero salario, vede assorbito tutto il suo tempo da un lavoro ingrato e che da ultimo non le fa portare alla famiglia se non un aiuto illusorio; il quale aiuto, paragonato al danno che deriva dal suo stare continuamente fuori casa, al buon governo di questa, all'educazione dei figlioli, è più che illusorio. V'ha poi un'altra conseguenza più terribile ancora cui conduce la poca mercede che riceve l'operaia al suo lavoro: la prostituzione.[…] Ammettiamo che l'operaia venga pareggiata nella mercede all'uomo, ma noi sappiamo come tale mercede sia scarsa anche per l'uomo; sappiamo per esempio come il povero giornaliero sudi dodici ore il giorno guadagnando appena pochi soldi. L'avvenire ci serba senza dubbio una soluzione a questo problema; la mercede dell'infimo tra gli operai deve essere portata a quel punto che egli sia in caso di mantenere colla stessa la propria famiglia;[…] Allora la virtù sarà meno difficile, non chiederà prove cui la fragilità umana non può a lungo resistere; la pace che deriva in gran parte dal pane quotidiano assicurato regnerà nelle famiglie degli operai.[…] Ma non basta riconoscere alla donna il diritto che ella ha a un'eguale mercede con l'uomo, a parità di lavoro, bisogna ancora riconoscerle il suo diritto al lavoro, ammettendola a quelle professioni cui fin qui non può darsi per vieti pregiudizi.[…]
Bologna, 14 giugno 1886.

G.A.BECCARI, Sul diritto della donna al lavoro, e sul suo diritto a una mercede eguale a quela dell'uomo, a parità di lavoro. Lettera aperta al Congresso XVI degli operai che si raccoglie in Firenze il 24-27 giugno, "La donna", Bologna, 25 giugno 1886.