Donne e conoscenza storica
         
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La 'questione femminile' dall'Unità d'Italia a Giolitti

INDICE

Famiglia e condizione femminile

Diritti, dote e proprietà delle donne

Mondo agricolo e lavoro femminile

Famiglia-donna-lavoro Le donne che vanno a lavorare in città

Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni del lavoro femminile

Istruzione

-nuove professioni

Tutela e solidarietà femminile nel sistema produttivo



La legislazione protettiva

La stampa femminile.

•Le associazioni femminili e le protagoniste dei movimenti politici delle donne


Bibliografia e indirizzi internet.


PREGIUDIZI E OSTACOLI NELLA CARRIERA DELLE MAESTRE

[…]E venendo al suo scritto che ha ispirato questa mia lettera, trovo d'aggiungere che, non le sole operaie sono retribuite con una mercede inferiore a quella dei maschi; ma che c'è un'altra classe di donne, a cui si affida uno dei compiti più difficili, severi e delicati, le quali soggiacciono alla stessa ingiusta misura. Per queste, l'ingiustizia non è soltanto effetto di usanze inveterate, ma di legali disposizioni; ciò che caratterizza formalmente lo spirito del secolo, e ne sancisce gli erronei principi. Non è necessario il dire ch'io parlo delle pubbliche istitutrici, o maestre, come meglio si voglia chiamarle. Per esempio i programmi d'insegnamento stabiliscono gli stessi studi che per i maschi, col più dei lavori donneschi; gli esami delle une e degli altri vanno sottoposti alle stesse norme: le qualifiche dei loro attestati di abilitazione, si basano su eguali criteri: gli obblighi inerenti alla loro professione sono i medesimi: le ore d'insegnamento per tutte le classi della scuola sono eguali in quanto studio, ma ce n'è una giornalmente pel lavoro donnesco, a solo carico della maestra: per quest'ultima adunque una materia di più in cui abilitarsi, un aumento di un'ora giornaliera nell'istruzione, il 20% meno sull'onorario, aumenti quinquennali e sull'indennizzo dell'alloggio.
[…] Così pure lo è per quello che riguarda la differenza dell'onorario fra docenti maschi e femmine. Difatti, parve di poter asserire che una maestra non ha bisogno di una ricompensa eguale a quella di un maestro, perché essa non ha una famiglia da mantenere, perché ha meno occasioni di spender denari..Ma Le pare che questi siano ragionamenti validi a giustificare, o non piuttosto ad accusare? Chi vi dice, signori legislatori, che una maestra non possa aver una famiglia da mantenere? Sono forse i ricchi quelli che mandano le loro figlie ad arrolarsi nelle scuole, o non invece le famiglie che non hanno da spartire con esse una sostanza?[…] D'altronde, bisogna che Ella sappia che qui, in questa Trieste civile e liberale, ai docenti non è permessa la parola nei pubblici periodici, se non dietro espressa domanda, fatta di volta in volta alle loro preposte autorità. Veda dunque che la libertà di parola non istà qui di casa sua.
Anzi perché sappia anche questa, qui da pochi anni a questa parte si esercita un altro divieto, riguardante la partecipazione d'un diritto naturale; cioè s'impedisce alla maestra di contrarre matrimonio, in qualsiasi età a scanso di venir collocata in istato di riposo.[…] Ma riformate la natura, signori fautori del nubilismo magistrale[…] Ma fino a tanto che la natura segue gli antichi dettami, fino a tanto che trovate consiglievole e necessario, di accogliere nelle scuole come educatrici la donna, mettete da parte la legge del nubilismo; e di essa resti nella storia una pagina che ricordi il vostro errore. Sono idee e sentimenti, signora Beccari, che mi fanno fremere, e che m'han fatto rompere un silenzio forzato, perché non mi potevan più capire nell'anima.
Cornelia

Sulla disparità di stipendio tra maestri e maestre. Lettera aperta alla direttrice,"La donna", Bologna, 12 novembre 1886.