Donne e conoscenza storica
         
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La 'questione femminile' dall'Unità d'Italia a Giolitti

INDICE

Famiglia e condizione femminile

Diritti, dote e proprietà delle donne

Mondo agricolo e lavoro femminile

Famiglia-donna-lavoro Le donne che vanno a lavorare in città

Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni del lavoro femminile


Istruzione

-nuove professioni

Tutela e solidarietà femminile nel sistema produttivo



La legislazione protettiva

La stampa femminile.

Le associazioni femminili e le protagoniste dei movimenti politici delle donne


Bibliografia e indirizzi internet.


Operaia Brill

Dalla manifattura alla fabbrica.


Le condizioni del lavoro femminile

LA DONNA LAVORATRICE E’ STATA UN PRODOTTO DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE PERCHE’DURANTE QUESTA TRASFORMAZIONE ESSA E’ DIVENTATA UN PROBLEMA PER LA SOCIETA”.
(Joan W.Scott, La donna lavoratrice nel XIX secolo)

LE IMPASTATRICI DI LIQUIRIZIA

Il documento riporta l'intervista fatta ad un'operaia del concio (la manifattura della liquirizia nell'agosto del 1864 dal prete, Vincenzo Padula, per conto di un periodico di Cosenza.
La pagina riportata ci permette di cogliere le condizioni di lavoro della manodopera femminile.

[…] Venimmo in desiderio di vedere le impastatrici, ed entrammo in altra stanza a terreno. Le donne erano venti, tutte in fila con avanti un favolello di noce, e ciascuna con un utello alla sua destra. Il capoconcaro scodellò nel mezzo del tagliere un pastone tuttavia bollente; le meschinelle si versarono sulle mani un filo di olio dall'utello, e con l'estreme dita spiccarono della pasta scottante, facendo siffatti versi col volto che si mossero il riso. Nessuna canzona, nessun motto arguto allegrava il lavoro; il fattore andava sossopra per ogni nonnulla, e punto che l'opera gli paresse abborracciata, e punto che una donna si disistancasse, egli era sempre lì a frugarle le spalle col suo maledetto legno. Quando la pasta fu mediocremente ammarezzata, le donne raddoppiarono il maneggio: i lombi, i polsi travagliarono con più lentezza, ma con forza maggiore; il dorso delle mani si fece turgido e livido, il sudore gocciò dalla fronte. Per ridurre allora la pasta più obbediente ed arrendevole vi sputarono sopra, si sputarono sulle mani, il che facendoci stomaco bastò a toglierci da quel luogo. Traversammo un'altra stanza dove il falegname incassava i bastoncelli, incartocciandoli in frondi di lauro, e montando per una scaletta fummo nelle stanze a torre, dove, separate dagli uomini, sogliono dormire le donne. Vi trovammo inferma sopra un povero saccone una giovinetta da Longobucco. "Oh! Le chiedemmo, siete dunque ammalata, buona donna?."Ma nei conci si può stare bene?" Ci rispose:"Guardate". E levando da sotto la coltre le mani ce le mostrò piene di setole, con la pelle rotta, magagnata, ricoverta di croste.E sfogliandosi quelle croste con l'ugne continuò: "Bisogna che la liquirizia si assodi a furia di sputarvi sopra, e di maneggiarla; bisogna che, come un pane biscottato, vada, cadendo a terra, in mille frantumi; e per condurla a tali termini si riechieggiono polsi di acciaio. Poi non vi è verso da far contento il fattore; quando i anellini non gli sembrano sodi abbastanza gli disfà e rimette nel caccavo, e liquefatti e bollenti vuole che si rimpastino. A non scottarci le mani le ungiamo di olio; ne avessimo almeno a sufficienza! Spesso dobbiamo comprarlo di nostro. La mattina ci si accorda un po' di tregua, e ci mettiamo al lavoro con due ore di sole alzato, e spendiamo quel po' di tempo a fare il pane, ora a lavare ed imbucatare i panni agli uomini nostri". "E se un concaro non ha moglie, chi gli fa il bucato'". "Una di noi e, per tutti sei mesi che dimoriamo qui, le dà 85 centesimi. Poi l'orologio ci chiama al favolello, e tranne cinque minuti che ci accordano a mezzodì per mangiare, non ci togliamo dal tagliere prima che il pastone scodellato dal capoconcaro non si sia ridotto a bastoncelli. E così lavoriamo a notte adulta, e spesso con la febbre addosso; perché il fattore è un cane, che non ci conta la giornata quando siamo malatelle".[…]Il concio è un lutto. […]

V.PADULA, Persone di Calabria, (a cura di C.Muscetta), Milano, Milano-Sera editrice, 1950.j

NELL'OTTOCENTO: IN FABBRICA…
[…] Vediamo quali furono i principali fattori che, nel corso dell'Ottocento, provocarono mutamenti del lavoro femminile, nelle sue espressioni extra agricole.
Fino dalla prima metà del secolo lo sviluppo del settore manifatturiero creò opportunità di lavoro nuove che coinvolsero soprattutto le donne giovani e nubili delle famiglie operaie e contadine. Due furono i fenomeni più importanti a tale riguardo: la crescita dell'economia di fabbrica in settori ad alto impiego di manodopera femminile e lo sviluppo, soprattutto nelle città, di laboratori di vario tipo, molti dei quali occupavano una decina di lavoratrici. Fra i principali settori coinvolti in questi processi vi erano […] quelli tessili e dell'abbigliamento. I due settori coinvolgevano donne nubili e giovani, provocando anche fenomeni estesi di migrazione femminile, per la prima volta non diretta verso una "sistemazione" di tipo familiare.Per le donne sposate questa organizzazione del lavoro, che comportava continuità e allontanamento da casa per molte ore al giorno, entrava in conflitto con gli impegni di cura nell'ambito domestico. Ciò non impediva, tuttavia, una presenza tutt'altro che rilevante nel lavoro extradomestico, ma rendeva più frequente il loro impegno nelle attività a domicilio e, laddove esistevano, nelle aziende familiari.[…] I dati pubblicati in un'Inchiesta ministeriale del 1903 sono molto eloquenti a tal proposito. Fra le 191.947 operaie di età compresa fra i 15 e i 55 anni censite nelle industrie manifatturiere italiane solo il 27,5% era coniugato.[…] Osserviamo infine la distribuzioni per settori, così come viene ricostruita nella tabella 11. Come si può vedere le industrie tessili sono, insieme alle meccaniche, quelle con minore presenza di coniugate. Poco superiore alla media è invece il settore dell'abbigliamento. Ma le informazioni per settore forniscono un altro dato interessante: riguarda la quota molto elevata di coniugate, addirittura il 59% del totale, nelle manifatture tabacchi. Questi grandi opifici ormai di proprietà statale, dove l'organizzazione delle lavoratrici è riuscita a ottenere condizioni di lavoro e di salario più favorevoli che negli altri comparti manifatturieri, costituiscono dunque una vistosa eccezione nel panorama che abbiamo individuato. Anche i tassi di fertilità sono molto alti.[…] Questi dati sono di grande interesse perché sembrano testimoniare che, laddove sono garantite migliori condizioni di lavoro e di salario, le donne tendono a non abbandonare il posto al momento del matrimonio e nemmeno alla nascita dei figli.
PALAZZI MAURA, Donne sole. Storia dell'altra faccia dell' Italia tra antico regime e società contemporanea, Milano, Bruno Mondatori, 1997, pp.141-144.