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sta in Il Nuovo 14. 11. 2002

Una figlia di Iside, la colpa di essere donna


Come una donna egiziana ha sfidato il destino e i totem integralisti e alla fine ha vinto la sua battaglia per il riconoscimento pieno dei diritti delle donne.
di Lavinia Capritti

 

MILANO - Lei è egiziana e "nel 1937, quando aveva solo sei anni, tutte le bambine venivano circoncise. Nessuna che vivesse in un villaggio o in città, in una famiglia povera o ricca poteva esimersi. Così venne accerchiata da 4 donne imponenti. La presero mani e piedi, come dovessero crocifiggerla come il Messia era stato crocifisso". Lei come la coetanea Mariam: "un giorno la daya si avventò sulla copta Mariam, recidendole il bazar in mezzo alle gambe. Nessuna sfuggiva a questo destino, né la bambina che credeva in Gesù, né quella che credeva in Allah", come Nawal.

Nawal El Saadawi: così si chiama l'autrice di Una figlia di Iside , nata femmina e dunque destinata a differenza dei maschi a diventare sposa a undici anni e a sfornare bambini all'ombra del marito. Ma la sua testardaggine, una madre amorevole e un padre illuminato che "prepara l'insalata e lava le stoviglie" faranno di lei un medico e poi una scrittrice famosa. Nell'autobiografia, pubblicato in Italia dalla casa editrice Nutrimenti, la scrittrice racconta la sua adolescenza, ma non le battaglie che l'hanno resa famosa e scomoda in un Egitto a tutt'oggi maschilista. Forse è solo pudore, ma nella copertina troviamo scritto quello che lei umilmente non dice: il suo primo libro Woman and sex le costò nel 1972 la cacciata dal Ministero della Sanità e la persecuzione delle autorità religiose. Nel 1981 è arrestata per le sue denunce sulla condizione femminile e sulla clitoridectomia; nel 2001 la richiesta da parte di un avvocato integralista di procedere a un divorzio coatto, contro la volontà sua e del marito. Infine un tentato processo per apostasia.

La figlia di Iside spiega in 300 pagine come una ragazzina abbia sfidato il destino che l'aspettava e abbia vinto la sua battaglia per l'indipendenza a dispetto del sesso disgraziato. Raccontando di un padre che prima ripone tutta la sua fiducia nel figlio maschio, ma che poi di fronte alle bocciature ripetute di lui e alla bravura della figlia femmina, sceglie lei. Perché è quella che lo renderà più orgogliosa, a dispetto della tradizione e di un Egitto in parte retrogrado.
Sono tanti gli aneddoti, i ricordi, le amarezze, ma anche le soddisfazioni che apprendiamo leggendo il libro di Nawal, figlia di Iside perché da bambina è scelta proprio per interpretare la Dea in teatro. La scrittrice, dottore ad honorem all'Università dell'Illinois, ricorda il primo amore che suonava il liuto, ma anche tutti i disperati tentativi per sottrarsi al matrimonio per lei previsto. Denti neri ottenuti mangiando melanzane crude, passo traballante sui tacchi, e per grazie di Allah -come pensa lei - la tazzina del caffè che un giorno cade miracolosamente sul possibile marito. Ecco, l'ha scampata, lui fugge via spaventato da una ragazzina così poco femminile. E come lui tanti altri, fino a quando i genitori non insistono più e vedono per lei un futuro da dottoressa, la dottoressa Nawal.

Tutta l'autobiografia ruota attorno alla famiglia della scrittrice descritta nel modo più amorevole possibile: con la madre che difende sempre la figlia e la incita con la frase "butta Nawal nel fuoco e lei ne uscirà indenne" e il padre che ha fatto la rivoluzione e che lotta contro la corruzione. Intorno ai genitori e al fratello, le zie che non hanno la grazia dei familiari: "Perché mi guardi in quel modo Ni' mat? Non sono abbastanza bella per te?" - dice l'una. "Esattamente, Fahima" - risponde l'altra. "E come sorella mia, sono sicuramente meglio di quanto potrai mai essere tu"- aggiunge l'una. "In che senso sei meglio? Sei solo una zitella piagnona con tanto di basette", controbatte l'altra. Poi l'affondo della cara sorella" Meglio zitella che divorziata". Su tutto, tra amiche studentesse o insegnanti, e presidi, spesso crudeli e ingiuste, emerge la figura di Allah, che incuriosisce, spaventa Nawal, divisa tra fervore religioso e dubbi. Un rapporto controverso con la fede che fa parte da sempre della vita della scrittrice, anche oggi che vive in una casa affacciata su Duke Forest, in un "mare di verde", in Carolina. Lontana dalla sua valle del Nilo, ma vicina vicinissima come testimonia il suo libro.