Donne e conoscenza storica
         

 

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Per la Libreria delle Donne. Osservazioni sulla vendita dei libri, quella capitalista e quella no.

di Donatella Massara

 

Le nuove librerie (capitaliste) che si possono frequentare a Milano non sono belle. Sono aggressive e umilianti. Per esempio sono aggressivi i gadget che accolgono chi entra o viceversa accompagnano l'uscita della clientela con il suo libro acquistato in mano, ricordandogli che se avesse più denaro in tasca ci sono anche CD, DVD, giochi, magliette, pupazzi, quaderni e manifesti in vendita e che non disturbano affatto il godimento della lettura anzi la allieterebbero. E' umiliante che il settore tascabile stia visibilmente in separata sede su tre banconi che espongono libri di brutta carta ristampati a caratteri piccolissimi cinque, sei, dieci, duecento anni dopo la prima edizione. E' ancora più umiliante, quasi vergognoso, che questi pockets costino un po' più della metà dello stesso libro in brossura, di quando era appena uscito e che comunque questa edizione economica costi pur sempre sedici, ventimila vecchie lire, in rarissimi casi ottomila. Cifre alte, pur sempre meno alte delle prime edizioni, però praticamente irraggiungibili per chi guadagna meno di due milioni di lire al mese.
E' stupido che per vendere oggi i libri siano esposti - oltre che su decine di tavoli - in scansie basse e sempre visibili, raggiungibili anche ai ripiani più alti. Ancora più stupido che l'offerta estesa e aggiornatissima allo stesso tempo non esibisca alcuni titoli, presenti invece in altre librerie.

Nonostante questa superbia ingiustificata le librerie capitaliste fanno pensare che alle loro spalle ci sia il lavoro raffinato di relazioni, che i libri arrivino quasi direttamente in vendita senza passare attraverso la distribuzione, accolti fra le parole che si scambiano redattori e esercenti, assai prima di diventare un oggetto di consumo. Fanno pensare quello che non è, essendo invisibili, in queste situazioni, spesso e non sempre, invece e proprio: esperienza, conoscenza e cultura caratteristiche del vecchio mercato librario.

E' così difficile gareggiare con queste gite di un'ora che offrono le librerie rampanti, allettanti svaghi per passare il tempo così che neanche un grosso sconto mi invoglierebbe a cambiare il mio itinerario e ripiegare sulla vecchia libreria - pur militante - cinquanta metri prima anche se un vistoso 30% di sconto richiama i clienti?
Deduco che non sentirsi troppo osservate è motivo di svago; come ovviare al fatto che se si lavora in una libreria non capitalista questa prevede solo la possibilità di farti uscire a bere il caffè per lasciare la clientela in solitario godimento dei libri?

Ecco alcune idee per una libreria che non conosce la vendita dei libri in modo capitalista.

Gli scaffali girevoli hanno il grande vantaggio che anche in una cartoleria di dieci metri per tre ti fanno sentire sola con il libro, nascosta e con i libri che ruotano sotto la mano. I tascabili dello scaffale girevole potrebbero essere offerti accompagnati di sconto; così che chi li compra non si senta umiliata perché non può permettersi la novità. Anzi è come se la libreria dicesse se li vuoi ti abbasso ancora il prezzo.
Novità in consultazione, incipit dei libri esposti, articoli di recensioni esibiti, l'intero catalogo accessibile in versione cartacea equilibrano l'insuccesso e la scontata scomodità degli scaffali sempre più alti.

L'amicizia con una redattrice editoriale, poi, non dovrebbe richiedere un corso di psicologia comportamentale; sapere in anticipo quali novità sono in uscita è importante, prepara a entrare sul nuovo ingresso con l'aria di averlo già letto. E purtroppo anche il grande sito di Alice non è così aggiornato sui libri delle donne; per esempio manca parecchio di informazione sulla storia delle donne.


Sono convinta, come tante, che una libreria specializzata non può che perfezionarsi sulla definizione che si dà, non solo supplendo alle carenze dei megastores anche non lesinando sulla presenza di tutti i titoli di cui destino vuole vada fregiandosi.
Tuttavia perché, pur ampliando, eventualmente, il catalogo, allo stesso tempo, non aumentare, invece, l'esclusiva su libri che solo la libreria non capitalista è in grado di vendere?
Per esempio alla Libreria delle Donne di Milano (una cooperativa di donne, azienda quindi non capitalista perché senza scopi di lucro) si trovano centinaia di libri introvabili in altre librerie, introvabili anche per il vecchio prezzo al quale si possono acquistare.
I libri sono inseriti in scaffali alfabetici di dieci metri, però è possibile arrampicarsi sulle sicure scale e scoprire autrici dimenticate.

La Libreria delle Donne offre una grande scelta di libri e riviste irrecuperabili per altre librerie Il motivo è fra i più inscrutabili. Però, per esempio: a Milano Approfittare dell'assenza della Comunità Diotima, editore Liguori di Napoli, questo libro importantissimo di filosofia, scritto a più mani nel corso del 2000 e poi rivisto per la pubblicazione nel 2002 non si trova nei megastores Feltrinelli; alla Libreria delle Donne di via Calvi 29 - libreria-cooperativa di donne: invece sì. Alcuni libri sono una merce preziosa che ha pochissimi posti di vendita. E' l'esclusività che ci attira, di solito, nei rapporti umani, sapere che qualcuna/o è per noi; questa dedizione può succedere anche per i libri, come quello delle Madres della Plaza de Majo; si trova solo alla Libreria delle Donne, a Milano, a un prezzo bassissimo.

Una sfida letteraria e politica, allora, potrebbe essere capire quali libri hanno questa esclusiva, quella di essere come se qualcuna li avesse scritti proprio per noi e solo per noi. La magia sta anche nell'averci creduto, una volta, e continuare, magari, a crederci.