Donne e conoscenza storica
       
Vivere Vivere Vivere: donne dai luoghi dei conflitti

di Maria Inversi

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Evi Dilara- Kurda,membro del partito delle donne libere curde, rappresentante in Italia, profuga

Per noi, la natura è la donna: "Jin" = vita = donna, che in Kurdo è lo stesso sostantivo poiché la natura senza donna, non ha vita. La trasmissione della cultura e della lingua nel Kurdistan era femminile, aspetto della nostra società che non era messo in discussione. Quando, di fronte ad un atto violento, la donna gettava il proprio fazzoletto a terra, la violenza si arrestava. Ora, questo gesto, non ha più potenza. Le donne lottano due volte contro il marito e contro gli invasori; contro i padri delle guerre e contro la malavita e deve insegnare le modalità per la costruzione della pace. Se la guerra è fatta di uomini, la vita è fatta d'amore. La sofferenza della donna non ha confronti con quella dell'uomo perché oggi, essa, partorisce sulle mine. La forza della donna sta nell'essere soggetto d'amore perché l'amore può diventare cemento. Molte giovani donne hanno scelto la lotta clandestina sulle montagne perché essa era e rimane luogo della libertà. La nostra dignità è maturata nel dolore. Una parte del popolo Kurdo ha abbandonato le armi per il dialogo seguendo le donne che sono divenute protagoniste della resistenza civile non armata. Se tra gli avversari ci sono donne disposte al dialogo, noi dobbiamo essere ancora più solidali. Sia le donne Kurde che quelle Turche sono testimoni e vittime della violenza. Le prime vittime delle guerre sono le donne che vivono nei ghetti dell'occidente. Ora, a causa degli accordi internazionali con la Turchia, Gli/le esuli si vedono negare il diritto di espatrio. Tutti noi Kurdi, io compresa, rischiamo di essere imprigionate e uccise. Chi crea la violenza? Dobbiamo saperla riconoscere e combattere. Le vite umane sono il prezzo che il mondo paga per i signori del mondo. Una bimba Kurda, in nome della speranza, è stata chiamata "Roma".
Fadwa Al-Labadi - Gerusalemme, Palestina Jerusalem Center
Le nostre donne hanno sofferto in prima persona per oltre 50 anni più di chiunque altro. Dopo il trattato di Oslo la gente ha cercato di vivere la vita di tutti i giorni e le donne hanno concentrato il loro impegno sui diritti delle donne e i loro diritti umani. Fase in cui abbiamo cominciato a creare relazioni con le donne israeliane. Con la II Intifiada i nostri programmi si sono interrotti ed abbiamo ripreso a lottare per il programma dei diritti nazionali: tra essi e i diritti delle donne c'è un intreccio molto forte. L'ultima fase che è quella dell'invasione, si è creata una nuova situazione per l'altissimo numero di donne in lutto per fratelli e figli. Esse hanno dovuto farsi carico anche della loro e altrui sopravvivenza primaria. In Palestina, oggi, la lotta per i diritti nazionali deve camminare di pari passo con quelli dei diritti delle donne, diritti che devono essere paritari.

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