Donne e conoscenza storica
       
Vivere Vivere Vivere: donne dai luoghi dei conflitti

di Maria Inversi

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Yoni Lermann- Tel Aviv, Bath Shalom e Donne in Nero israeliane

Nel 1987 prima della prima Intifada, noi DiN siamo scese in piazza spontaneamente. Il nostro gruppo aveva già cominciato a protestare pubblicamente con la guerra in Libano ed insieme a quanti erano contro la guerra in Libano. Dopo il trattato di Oslo benché l'occupazione non fosse terminata le manifestazioni continuarono nonostante le proteste dei tanti che ritenevano che fosse iniziato il processo di pace: parte delle manifestanti divennero apatiche. Dopo il fallimento del trattato di Oslo e prima del settembre 2000, il movimento si è riattivato ed è cresciuto numericamente. Nella prima manifestazione che organizzammo, prevedevamo cinquecento donne e invece manifestarono cinquemila persone. Non era immaginabile che di notte vi sarebbe stato un tale afflusso. Queste cifre sono altissime e non paragonabili alle manifestazioni romane.
In Israele polizia ed esercito hanno una doppia presenza e le donne protestano contro questa forma di militarizzazione. Ogni gruppo di pace: Peace Now, New Profile, Black Woman ecc..., protesta contro un aspetto del sistema ed insieme cerchiamo modalità di manifestazioni rapportandoci ad una realtà che è difficilmente comprensibile e che richiede tutta la nostra capacità di riflessione.. Lottiamo insieme alle donne palestinesi pur nell'immensa difficoltà ed anche se non tutte sono d'accordo.

Benché la parola "violenza" non sia stata pronunciata dalle donne palestinesi e dalle donne israeliane, sappiamo che nelle famiglie e nei confronti delle donne, essa è in notevole aumento. Quasi tutte le donne di cui abbiamo riportato nome e cognomi hanno dichiarato di essere in pericolo di vita. E tutte hanno ringraziato per gli aiuti che hanno ricevuto dalle associazioni pacifiste italiane prima, tra cui, la rete delle Donne in Nero.
Nella II guerra mondiale morirono nei campi di concentramento 11.000.000 di persone (di cui 6.000.000 di ebrei) ad altri 7.000.000 ci pensò Stalin e poi ancora e ancora in tutte le nazioni occidentali e nei paesi africani.
Il 22 marzo del 1971 in un'epoca in cui l'occidente, fatti i conti con le proprie responsabilità pareva si avviasse a costruire un sistema di vita più equo e pacifico, Ingeborg Bachmann disse: "…Ognuno può scrivere qualcosa sulla guerra, e la guerra è sempre spaventosa. Ma scrivere qualcosa sulla pace, su ciò che noi chiamiamo pace, perché questa è la guerra…La guerra, la guerra vera, è solo l'esplosione di questa guerra che è la pace."
Da allora ad oggi sono morte più o meno lontani dall'Italia circa 9.000.000 di civili. Non esistono stime ufficiali delle violenze sessuali che le donne subiscono in tutto il mondo entro e fuori i confini della guerra di cui il gusto a violare corpo e natura ne è la causa. La guerra non è che il principio della distruzione di ciò che di bello esiste nell'universo. Il modo di gestire il potere è ciò a cui queste donne si ribellano perché loro sono le prime vittime sacrificali impotenti. Esse coi loro gesti esemplari sono le nuove Ifigenia, Antigone, Macaria morte per fermare gli eserciti e la distruzione di popoli. Ai potenti non accadeva e non accade nulla perché come dice Totò al suo attendente in "Totò l'imperatore": "Ma quando mai s'è visto che quelli che provocano la guerra corrono dei pericoli! Ma valà valà valà". Quelli che provocano le guerre hanno tanti complici e recentemente, purtroppo, qualcuno indossa gonna, blazer e calze di seta.