Donne e conoscenza storica
       
Vivere Vivere Vivere: donne dai luoghi dei conflitti

di Maria Inversi

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Tamhneena Rawi - profuga del Pakistan, gruppo RAWA

Il Rawa per moltissimi anni ha avuto rapporti solo con il Pakistan. Dopo il 1976 abbiamo instaurato relazioni con molte donne internazionali e ci stupimmo, dopo due anni e in una sola notte, di ricevere via internet, a sostegno della nostra attività, trecentomila contatti e di cui molti erano uomini La vera tragedia del nostro popolo è iniziata con l'invasione russa e con l'avvento dei talebani finanziati dai paesi occidentali a cui si aggiunse più recentemente l'America. Nessuno sa cosa sia successo alle nostre donne prima dell'avvento dei talebani. La nostra religione è lì da secoli, ma mai le nostre donne erano state rapite e stuprate. Donne mediche, ingegnere, avvocate, piuttosto che subire umiliazioni ed essere costrette a prostituirsi si sono suicidate. Il 90% della popolazione ha subito danni psicologici di cui il nostro gruppo deve farsi carico. La nostra gente non voleva forze criminali nei luoghi di potere e, nonostante le pressioni internazionali, ciò è avvenuto, e i nostri governanti restano, profondamente misogini. La violenza è istituzionalizzata e nel contesto familiare le donne devono lottare contro il marito, i fratelli, gli uomini in genere e nelle famiglie tradizionali le donne non possono svolgere alcuna attività politica. Rawa vuole una democrazia che cancelli il fondamentalismo dal paese. I fondamentalismi siano essi religiosi o laici sono distruzione di umanità... Vogliamo un paese in cui vi sia la possibilità di vivere normalmente. Abbiamo rischiato la vita. Abbiamo avuto coraggio. Aiutateci nella nostra lotta politica.

Jadranka Milicivic - Sarajevo, gruppo DIN di Belgrado

La pace armata nel nostro paese ha creato invece dell'autonomia, ulteriore dipendenza e noi siamo impegnate a trasformare la solidarietà internazionale in solidarietà comune, ma a causa del gap tra popolazione civile e missioni internazionali io non so fino a che punto riusciremo a costruire una società solidale perché esse mettono in seria difficoltà la solidarietà tra le tante differenze etniche e di religione. La politica internazionale è paternalista, militarizzata e per questo dannosa alla costruzione di relazioni solide.. L'accordo di Dayton ha creato una situazione fascista e nazionalista coi serbi che hanno vietato a noi e alla TV di Sarajevo di proseguire nel lavoro di denuncia dei criminali di guerra che oltre a Milosevic, sono undici. . Dei tanti gruppi, pochi hanno la forza di scendere in piazza per manifestare e non appoggiano le manifestazioni. In Croazia, Serbia, Slovenia, Bosnia, Bosnia-Erzegovina le differenze di partecipazione civile e di impegno femminile sono molto diverse. In Bosnia Erzegovina esistono 98 gruppi che si occupano di violenza entro le pareti domestiche perpetrate dagli uomini rientrati dal fronte. Situazione che ha indotto le Nazioni unite a regalare cinque case di accoglienza contro la violenza alle donne. Nei Balcani le associazioni sono nate per rispondere ai bisogni della gente divisa per le forti differenze storiche, artistiche e di visione politica. Lavoriamo per creare ponti con le molte differenze anche se per noi e per centinaia di altre donne è molto penoso incontrare uomini che sono gli uccisori dei nostri fratelli, dei nostri figli. C'è molta tensione tra Montenegro e Serbia e crescita dell'ultra destra e dell'integralismo appoggiato da tutte le forze nazionaliste; situazione che influisce enormemente sulla politica dell'educazione. L'utopia delle donne non è diretta solo alle parti povere del mondo ma anche a noi stesse. Il rifiuto delle guerre come femministe antimilitariste ci ha condotte a formulare tre blocchi di proteste: etica della responsabilità; protesta contro i crimini di guerra e ricerca delle responsabilità; appoggio agli uomini disertori perché, ogni dieci anni, ogni tregua, s'è trasformata in una nuova guerra. Mi domando il perché noi, donne dei balcani siamo, rispetto alla Rawa, così imprigionate nel sistema patriarcale. Nei balcani ci sono 5.000.000 di persone che vivono in estrema povertà. Io mi domando ogni giorno perché vivo e, nello stesso tempo, perché non dovrei.

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