Donne e conoscenza storica  

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A proposito dell'Introduzione di Luisa Muraro

di Donatella Massara

Sul sito della Liguori è possibile leggere l'introduzione al libro di Diotima appena uscito Approfittare dell'assenza. L'ha scritta Luisa Muraro.
Due sono le affermazioni importanti, apparentemente slegate.
La prima dice la storia delle donne è intermittente. La seconda che noi donne siamo uniche, il futuro non è rappresentato dalla sopravvivenza di quello che abbiamo fatto nel tempo, ma è semplicemente tutto quello che c'è e che ci sarà e sul quale le donne hanno emesso le loro scelte, opere, parole, cose costruite.
Apparentemente sono slegate queste affermazioni ma guardate vicine spiegano che per Luisa Muraro questa assenza delle donne o presenza saltuaria nella storia è determinata. Le donne non si preoccupano di perpetuarsi in quanto identità ma in quanto genere, ecco che a volte si riconoscono originalmente nella storia e a volte spariscono per ricomparire due generazioni dopo.
Luisa Muraro parla a proposito di una scelta originale delle donne che stanno in un <<esserci che non ha bisogno di durare>>.
Perchè allora alcune donne hanno bisogno di durare? E se durano che cosa dura di loro? Per esempio le sante ci lasciano agiografiche memorie per durare e queste corrispondono alla storia?

Forse è vero nella storia delle donne c'è discontinuità: è una constatazione, tuttavia a me fa venire in mente i Longobardi che entrati in suolo italico lasciarono i nativi così a terra che questi per alcuni secoli non compaiono più nei documenti che la storia ha conservato. In seguito la storia longobarda ha lasciato però ispirazione poetica in quelli che si sentivano per metà nativi forse e per l'altra metà derivati. Penso a Alessandro Manzoni che si sentiva un po' lombardo e un po' austriaco, per necessità, perchè negli anni in cui visse il Lombardo-Veneto era sotto il governo dell'impero asburgico.
Constatare che le donne ci sono state assenti e presenti nella storia - per esempio nella storia antica ci sono solo attraverso i testi maschili - è uno strano modo di fare storia. E' una ricerca di somiglianze più che di dissomiglianze. Si possono però cercare le dissomiglianze senza fare storicismo, senza cadere nello stereotipo di donne libere solo con l'avvento dell'emancipazione.
A me piace pensare che le donne ci sono sempre state; forse assomigliando ai nativi in epoca longobarda, niente di tragico solo che non scrivevano, perchè il patriarcato prevedeva che scrivessero solo gli uomini, era difficile per una donna procurarsi la pergamena.

Il problema della continuità e dell'intermittenza mi lascia abbastanza indifferente; penso che quello che non so io è sicuramente di più di quello che so o sanno le carte, e i resti di una storia non scritta. Non sono sicura di assomigliare a nessuna donna del passato e infatti mi sento, come dice Luisa, unica e originale. Mia madre mi ha insegnato a essere e la sfida è fra quello che lei voleva e vuole per me e quello che voglio io, e questo dibattere fra generazioni si perpetua oltre il tempo, sfidando la memoria che è continua, in realtà, sempre e solo fra due generazioni, al massimo dello sforzo sono tre. Forse il tempo delle donne si consuma in questo dibattito intergenerazionale. E quello che viene in seguito è per definizione antitemporale, dentro a una cornice che costruiamo noi ponendola in questione.