Donne e conoscenza storica
    

Indice dei testi


 



Università delle donne di Brescia

In ricordo di Giuliana Rambaldini

Invito Per ricordare Giuliana

Giuliana Rambaldini

Introduzione - Iniziativa Per ricordare Giuliana -
di Milena Bianco

Intervento Per ricordare Giuliana
di Oriella Savoldi

Intervento Per la commemorazione di Giuliana Rambaldini
di Pamela Marelli

Intervento di Pamela Marelli per la commemorazione di Giuliana Rambaldini
30 settembre 2006

Giuliana non l'ho conosciuta.
Ho sentito parlare di lei da Milena, Palmira, Caroli... Le sue compagne di lavoro e di sindacato la ricordavo come una figura importante che le sollecitava e le sosteneva nei momenti più difficili a livello lavorativo, come le vertenze e gli scioperi. Giuliana era una donna carismatica che le spingeva alla mobilitazione collettiva ed all'attività sindacale.
Nell'ambito della ricerca ho ascoltato l'intervista che le è stata fatta nell'aprile 1990 da Delfina Lusiardi ed Oriella Savoldi. Giuliana è per me la vivace voce che ricostruisce la storia della vertenza delle Manerbiesi. Di lei mi ha colpito la lucidità nelle analisi di ciò che stava avvenendo e l'attenzione alle diverse posizioni delle parti coinvolte: delle operaie, del sindacato, degli impiegati, dell'azienda...
Significativo è il rapporto coi laboratori artigiani, citato anche da Milena, nella sua presentazione. Di fronte a una situazione di lavoratrici e lavoratori più sfruttati e soggetti a maggior ricatti, la risoluzione individuata da Giuliana è stata la ricerca di una strada di lotta comune. Chi lavora in situazioni più precarie rischia di diventare oggetto della rabbia di chi lavora con più tutele, si scatena la concorrenza. Nei laboratori artigiani le persone lavoravano più ore a meno costo, erano convocate anche il giorno prima dall'azienda, venivano chiamate a lavorare mentre le operaie delle Manerbiesi stavano in cassa integrazione. Per Giuliana era chiaro che se non si creava un rapporto con i laboratori anche loro avrebbero fatto la stessa fine, con meno tutele e garanzie ridotte. Un patto di solidarietà ed unione passava secondo lei nella destinazione di una parte del salario delle operaie delle Manerbiesi alle operaie dei laboratori. Nell'intervista sostiene che "cercare di creare fra noi e loro una solidarietà ci rafforzava tutti, l'azienda non passava più di lì. Era più difficile spaccarci." Ed ancora:"l'avrei fatto volentieri di rifutare una parte del mio salario per darlo a loro, questo per me era molto importante, era un segno di solidarietà, ma non solo, ci rafforzava di più in tutto quello che avremmo fatto andando avanti."
Giuliana si metteva e spendeva in prima persona nell'attività lavorativa e sindacale. Partiva dalla sua esperienza diretta per farne specchio di lettura della realtà della fabbrica e dei rapporti gerarchici di potere che la governavano. Ad esempio, (come sentito nella lettura a due voci), nel 1979, era stata eletta delegata per la Cgil e le stavano insegnando a sostituire le lavoratrici. Era stata messa ad una macchina da cucire che aveva dei problemi, saltava il pedalino e ciò era pericoloso. Giuliana protestò e si rifiutò di lavorare perchè mancavano le norme di sicurezza.
Lavorando in fabbrica, conoscendone i ritmi ed i problemi, acquistò consapevolezza dei suoi diritti di lavoratrice e si mobilitò per ottenerli. (Come sentito nella lettura ), il suo approccio alla vita operaia, allo stiro, in catena, fu segnato da dolore e sofferenza. Poi a poco a poco si rafforzò, si abituò alla fabbrica. Il lavoro per lei segnò l'avvio dell'indipendenza economica e grazie ad esso guadagnò la capacità si stare al suo presente lavorativo senza subirlo.
Spesso veniva richiamata perchè parlava troppo mentre lavorava."Mi chiedono se sto facendo il comizio, però non mi fa niente, se ho voglia di parlare parlo, l'importante è che comunque lavori". Delfina Lusiardi ha sottolineato la centralità della parola in Giuliana e nelle altre delegate, alle quali si rivela il potere e la forza del parlare. Parole coraggiose per protestare, parole indispensabili per scambiarsi informazioni, parole liberatrici ed ironiche che sdrammatizzano momenti difficili. Secondo Delfina "il parlare viene percepito come un bisogno insopprimibile, difeso come diritto insindacabile, efficace antidoto alla ripetitività del lavoro ed all'isolamento che la fabbrica produce. La parola crea legami di amicizia e di solidarietà politiche".
Ciò che ho colto in Giuliana è la centralità delle relazioni; l'importanza dell'unione che rafforza; il piacere, anche, che si può provare organizzando scioperi ed iniziative insieme.
Mi piace concludere con l'immagine di uno sciopero programmato, di dieci minuti per ogni reparto, ad intermittenza. Il giorno stabilito arrivano a sorpresa in fabbrica dei funzionari per visitarla. Giuliana ha così ricordato:"non potevamo modificare la scaletta dello sciopero se non eravamo d'accordo tutte, però il problema non si poteva discutere in quel momento perchè era una cosa che passava e poi non c'era più: o si faceva o non si faceva! A quel punto, questi personaggi erano in reparto, passano e io fischio. "Che succede?" "Sciopero, tutte ferme".[...] Abbiamo fatto un gruppo di lavoratrici con le braccia incrociate, e siamo rimaste lì fino a che sono usicti. E' stato bellissimo".