Donne e conoscenza storica
    

Indice dei testi


 



Università delle donne di Brescia

In ricordo di Giuliana Rambaldini

Invito Per ricordare Giuliana

Giuliana Rambaldini

Introduzione - Iniziativa Per ricordare Giuliana -
di Milena Bianco

Intervento Per ricordare Giuliana
di Oriella Savoldi

Intervento Per la commemorazione di Giuliana Rambaldini
di Pamela Marelli

 

Giuliana Rambaldini

Nasce a Manerbio, l'11.12.1954 dove ha sempre vissuto, prima con la famiglia di origine e poi con la propria.
Inizia a lavorare nel 1969.
Finita la scuola media, entra a lavorare alle Manerbiesi dove rimane fino a quando la malattia la tiene a casa dal lavoro.
Del suo primo giorno dirà: Che spavento! Il riferimento, lei ragazzina, è alla dimensione della fabbrica: eravamo in più di trecento.
Attiva e determinata nel lavoro sindacale: eletta come Delegata dalle sue compagne nel 1979, stagione dei Consigli di fabbrica, lo resterà a lungo e farà parte del Comitato Direttivo della Filtea Cgil Bresciana.
Insieme a donne significative del Consiglio di Fabbrica Manerbiesi, si adoperò per la tenuta unitaria dell'iniziativa sindacale in fabbrica, mantenendo un sottile equilibrio con posizioni, a volte contrastanti, delle tre organizzazioni sindacali presenti alle Manerbiesi: Filtea, Filta e Uilta.
Con convinzione, nel periodo di sviluppo dell'indotto, si adoperò nella realtà produttiva di Manerbio, per intrecciare confronti e rapporti con le operaie della vasta realtà dei laboratori collegati alle Manerbiesi.
Consapevole della minore forza contrattuale delle operaie in queste realtà, e delle peggiori condizioni di lavoro credette fortemente nella necessità di compattare la realtà del lavoro oltre il perimetro della fabbrica, in contrasto con un gioco aziendale che avrebbe tratto maggiori vantaggi da una divisione.
Va aggiunto che fra le operaie dei laboratori c'erano figlie delle operaie Manerbiesi e che la discussione, ancor prima che nei luoghi di lavoro e sindacali, si animava nelle case.
E si adoperò affinché le realtà istituzionali, politiche e sociali di Manerbio mantenessero una forte attenzione e solidarietà nei confronti di chi, per migliorare le condizioni di lavoro, si trovava in anni di dure battaglie a dover reggere scioperi e mobilitazioni.
Consapevole della sua posizione e della sua grande passione per una migliore giustizia sul lavoro, anche nei momenti di pesante conflitto, senza lasciarsi mai intimorire, ha sempre mantenuto con la parte aziendale rapporti di rispetto e correttezza.
Fu in prima fila anche nell'organizzazione della Manifestazione per chiedere la liberazione del Sig. Soffiantini nel periodo del suo sequestro.
Muore a quarantanove anni stroncata da una grave malattia che affronta con grande forza, adoperandosi anche per confortare dal dolore di chi aveva vicino.