Donne e conoscenza storica
    



 



Università delle donne di Brescia

Donne creatrici di politica
incontro fra diverse generazioni

a cura di Aurora Sorsoli e Oriella Savoldi, dell'Università delle Donne di Brescia -

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Introduzione di Oriella Savoldi,
dell'Università delle Donne di Brescia


Come avete potuto leggere nell'invito, questa iniziativa nasce nell'ascolto della richiesta avanzata da alcune ragazze, di saperne di più della storia politica di cui le donne sono state protagoniste.

Questo incontro nell'ambito del quale Pamela Marelli è stata invitata a portare della sua ricerca sull movimento politico delle donne negli anni 70 in questa città, ciò che in lei risuona e interloquisce con la necessità condivisa oggi di una lotta per la libertà femminile, all'origine è nato con un altro titolo.
Non donne, creatrici di politica, ma madri e figlie creatrici di politica.
Sono parole che io sento potenti, sono due universi non riducibili, l'uno all'altro e viceversa.
Nel formulare quel titolo, nella sua prima versione, non ho mai pensato in termini di fissità di una relazione, una madre con una figlia, o di una sorta di attribuzione di posizioni o rigide indentità.
Del resto in me stessa vive una madre e allo stesso tempo una figlia.
Ho incontrato l'opposizione di Pamela, a cui l'ho proposto e di altre ragazze che sentivano questo modo di nominare la loro presenza come riduttivo di sé e di tutto quello che portavano in originalità ed esperienza.
Mi sono resa conto che i primi titoli che richiamavano questa relazione madri e figlie erano stati quelli di alcuni articoli di giornali che volevano significare le presenze negli appuntamenti degli ultimi tempi.
Mi sono detta a proposito di questi giornali, pensando a come funziona la formulazione delle pagine, che erano il risultato di sguardo maschile. Ho però ricordato che erano piaciuti per lo più ad alcune madri, per lo più donne della mia generazione.
Mi sono chiesta se il fatto che per me non si ponesse in termini di problema fosse legato alla consapevolezza di essere innanzitutto una donna, ed insieme, di sapere della dimensione complessa e problematica che comporta questa relazione.
E se la difficoltà a riconoscersi come figlie non derivi dalla pretesa di una madre, di trovare una propria continuità nella figlia. Nella mia esperienza ho incontrato la necessità nella ricerca di me stessa di distogliere lo sguardo da mia madre, di trasgredirne attese ed indicazione, di dimetterne il richiamo dentro di me.
Una necessità momentanea, in una certa fase della vita, ma che ho rincontrato nella relazione con mia figlia nella versione di sospendere le mie attese su di lei, di sospendere il mio sguardo teso a vedere in lei i miei segni.
Mi ha risuonato dentro anche l'eco della lotta a cui ho concorso nel mio percorso politico contro un destino di valorizzazione di una donna in quando madre che viene dalla civiltà cristiana.

Probabilmente ci sono molte di queste cose che ho nominato in fila, che però nella vita comportano balzi e anche molta sofferenza, ma di certo l'opposizione incontrata chiede ascolto e riflessione. Una riflessione per altro molto attuale, nella vita e nella politica delle donne posta anche dal Grande Seminario di Diotima, nell'autunno scorso, a Verona.

Ci troviamo qui oggi dopo una manifestazione importante.
A Sarlo, alla sua E-mail, a Camusso, fra le prime a rispondere, va riconosciuto il merito di aver colto l'indignazione diffusa, suscitata in molte dall'ondata di parole offensive e di colpevolizzazione che dai luoghi istituzionali, dalle gerarchie ecclesiastiche hanno invaso la scena pubblica.
La loro mossa ha aperto una porta perché l'indignazione potesse dirsi e trasformarsi in una iniziativa politica.
Leggo lo slogan usciamo dal silenzio, come l'indicazione di questo passaggio,- non tanto la presa di parola, mai dimessa, tantomeno dagli anni 70 in poi su sessualità, maternità e aborto, - ma la trasformazione dell'indignazione diffusa in parola politica, in iniziativa politica capaci di prendersi la scena.
A questo livello la manifestazione, che va vista nel suo legame con il sentimento che ne sta all'origine, è stata un momento, importante.
Non di meno gli incontri, gli scambi che l'hanno preceduta e quelli che la stanno seguendo.
Le parole che nascono mostrano differenti esperienze, di diverse generazioni, dicono di modalità di confronto in atto e della possibilità di creare e condividere con corpo e mente uno spazio dove all'orizzonte - come dicono Ilaria e le sue amiche (da Il Manifesto, del 12.1.2005 Manuela Cartosio)"non ci siamo promesse niente", nel senso che quello che mettiamo al mondo va continuamente verificato nello scambio.
Sono queste parole, la cui messa in circolo chiede riflessione, impegno, iniziativa, che aprono grosse falle e scardinano l'ordine del discorso politico ufficiale, riduttivo dell'umanità femminile e della politica delle donne. A questo discorso viene sottratto terreno, e d'obbligo diventa il cambio di marcia.
Sono le parole della libertà femminile, di scommesse politiche in atto che nella scena pubblica cambiano il gioco.
Basti pensare agli slogan che hanno attraversato la manifestazione. Ne riporto alcuni:

" SIAMO USCITE DAL SILENZIO
" NON CI PROVATE, LE STREGHE SON TORNATE
" RUINI METTI GIU' GLI ZAMPINI
" RUINI BASTA
" MA QUALE FAMIGLIA, MA QUALE MINISTERO, VOI CI SFRUTTATE CON IL LAVORO NERO
" LIBERI E LIBERE DI SCEGLIERE
" IL PAPA AD AVIGNONE
" L'UNICA LEGGE è IL DESIDERIO
" ATTENTTI, LE DONNE VOTANO DI PANCIA
" IL DIRITTO D'ABORTO NON SI TOCCA
" MAI STATE ZITTE
" SEXYSHOC
" LA PRECARIETA'è IL CONTRACCETTIVO DEL FUTURO
" COME E QUANDO ESSERE MADRE LO VOGLIO DECIDERE IO
" ABBASSO IL PAPA RE
" MAMMA PER SCELTA
" AMO CHI MI PIACE, LIBERA DI PROCREARE, SENZA CASINI LA MIA VITA, VOGLIO INVENTARE
" STOP ALLE MOLESTIE CLERICALI
" DIFENDERE LA 194
" SIAMO GIA' CONSAPEVOLI
" MAI STATE ZITTE
" VOGLIAMO LA PAPESSA
" VI FAREMO PAGARE L'ICI
" LIBERA- MENTE
" NON USATE LA MATERNITA' CONTRO LE DONNE
" E DOPO TRENTANNI MI TOCCA TORNARE IN PIAZZA
" LA 194 NON SI TOCCA
" LE LIBERTA' NON SI CONCEDONO, SI PRENDONO
" SE NASCE UN BAMBINI NON L'HA VOLUTO DIO, L'HO VOLUTO IO
" MENO-PAUSA, PIU' MOVIMENTO
" LIBERE VOI, LIBERI NOI
" TREMATE, TREMATE LE STREGHE SON TORNATE, CON LE FIGLIE E LE NIPOTI NON AVRETE I NOSTRI VOTI
" IO SONO MIA
" AUTODETERMINATE@ESSERE LIBERE@,SE,QUANDO,COME, CON CHI VOGLIAMO, SOGGETTI! NON OGGETTI

Le questioni in gioco sono ben più grandi della semplice difesa della 194. Questo per molte è stato chiaro da subito. Non per caso l'accento è stato posto sulla libertà femminile, minacciata e offesa anche attraverso la rimessa in discussione della Legge.
Intanto per la libertà femminile, va detto, il punto di non ritorno è la consapevolezza di un semplice fatto: la vita umana viene al mondo dal sì di una donna.
La 194 è una tappa, risultato di un compromesso fra principali forze allora in Parlamento, preceduta, attraversata e seguita da profonde discussioni e divisioni fra le stesse donne.
Permane tuttora una forte opposizione, nuova e antica, a considerare l'aborto nell'ordine dei diritti.
Per quel che mi riguarda, negli 70 mi bastava che non fosse un reato e che si potesse accedere all'assistenza pubblica.
L'aborto è una esperienza femminile, per molte, non per tutte, sappiamo, fonte di una sofferenza profonda e impossibile a spegnersi del tutto.
Nella vita di una donna la discussione intorno all'aborto è strettamente e intrecciata con sentimenti profondi e stratificati sulla sessualità, il rapporto con l'altro sesso, la riproduzione, il legame irriducibile fra l'essere donna e l'essere madre, reale o potenziale e con la condizione materiale e sociale.

E' importante nella contemporaneità che condividiamo, che ognuna di noi si interroghi, che gli uomini interroghino la loro differente esperienza, senza mancare un confronto la discussione che ha animato il movimento politico delle donne negli anni 70.
E'una esperienza quella di allora non certo riproponibile, ne trasmissibile, ma saperla mette nella continuità di una lotta per la libertà femminile e può offrire riferimenti per pensare e dire le differenze che animano oggi, la vita e l'esperienza politica che stiamo facendo.