Donne e conoscenza storica
    


Indice dei testi


 



Università delle donne di Brescia

In ricordo di Giuliana Rambaldini

Invito Per ricordare Giuliana

Giuliana Rambaldini

Introduzione - Iniziativa Per ricordare Giuliana -
di Milena Bianco

Intervento Per ricordare Giuliana
di Oriella Savoldi

Intervento Per la commemorazione di Giuliana Rambaldini
di Pamela Marelli

 

 

 

Introduzione di Milena Bianco - Iniziativa Per ricordare Giuliana -
30 settembre 2006

Sono grata a Oriella, Pamela e altre, che legate a Giuliana da amicizia - personale e politica - hanno voluto questo momento.
Un momento che per me è fonte di grande emozione, ma anche di grande forza.
Sono contenta di vedere che oggi siete qui in tante, tanti.
Vi ringrazio di aver accolto l'invito per condividere parole e ricordi di Giuliana.

Pur essendo di qualche anno più giovane, mi ha legato a lei una grande amicizia; la vedevo come una sorella maggiore che spesso mi richiamava - lei così attenta alle cose minute e al concreto delle cose,- per la mia facilità a distrarmi o a restare in superficie.
"Dai, vieni che ti insegno questa ricetta." "Vai là a far la spesa che costa meno". Era come una formichina laboriosa e attenta, mentre io, vicino a lei, mi sentivo un po' cicala.

In questi giorni ho cercato, frugando nella mia debole memoria, abituata come sono a vivere il presente, i ricordi, i momenti più significativi fra quelli condivisi con Giuliana.
Proverò a raccontarveli, lascio a Oriella e Pamela il compito di informarvi sulla ricerca in corso: l'esperienza della fabbrica nella vita di una donna.
Mi viene in mente quando ho conosciuto Giuliana.
Devo andare a ritroso nel tempo, non so il giorno esatto, ma ricordo che subito mi colpì la sua schiettezza, quel suo modo di essere, la sua concretezza; quella sua capacità di arrivare subito al dunque.
Arrivare subito al dunque, come diceva lei.
Ricordo che ancora non lavoravo con Giuliana.
Ci incontravamo però in riunioni sindacali: in quelle occasioni le dicevo della mia preoccupazione per il fatto che la piccola azienda dove lavoravo stava per essere assorbita dalle Manerbiesi e di come avessi paura del cambiamento.
Sì, la grande azienda mi metteva paura.
Allora stavamo contrattando le condizioni per un inserimento, per renderlo meno traumatico possibile.
E Giuliana mi diceva:"preocupet mi, non sei da sola. E poi, farai parte del cdf vedrai che bella impresa , potremo lottare insieme, possiamo essere una bella squadra!
Se allora ho affrontato il cambiamento senza traumi, molto devo a lei: all'attenzione, all'amicizia, al fatto che subito mi aiutò a vedere il positivo che avrei potuto incontrare, insieme ad altre compagne di lavoro.
Giuliana era così, sapeva stare all'essenziale delle cose e, nelle difficoltà, con generosità, in un modo che a volte mi sembrava anche troppo sbrigativo, sapeva accompagnare, sapeva accompagnarmi.
Ricordo l'esperienza condivisa con lei di una contrattazione aziendale particolarmente difficile, quando, la situazione ci aveva condotto ad assumere la decisione di organizzare una manifestazione per le vie del paese. Che paura!
Per me, ma so che anche per altre, si trattava di un'esperienza nuova.
Mi sembra di vederla in quella situazione, quando diceva a me e alle altre delegate: " Che dite.. ce la faremo a convincere le nostre compagne ad uscire per le strade di Manerbio?"
Probabilmente molte di voi si ricordano di lei mentre diceva: "Dai scete gom mia de iga pora. Dobbiamo far valere i nostri diritti, siamo nel giusto".
Molta era la titubanza, ma Giuliana incalzava. Fu grazie alla sua determinazione, che la mattina della Manifestazione si formò il corteo.
Fu una manifestazione bellissima, emozionante. La rivedo col suo fischietto, mentre avanti e indietro, fra le fila delle operaie, scambiava parole, esprimeva gioia per la buona riuscita dell'iniziativa.
Era coraggiosa. Ho avuto modo di constatarlo in molte situazioni, ma soprattutto quando l'azienda aprì un processo di decentramento produttivo verso piccoli laboratori dove le operaie avevano meno tutele, meno diritti.
Molte di loro erano figlie di operaie delle Manerbiesi e con il Sindacato avevamo ragionato sulla necessità di coinvolgerle, di non restare divise, cosa che avrebbe permesso all'azienda di metterci le une contro le altre in situazioni di emergenza produttiva, o perché no, in caso di scioperi per sostenere le richieste di migliori condizioni.
Bisognava essere lungimiranti per capire la necessità di costruire rapporti fra operaie e cercare di superare i confini delle singole realtà produttive.
Giuliana lo era, era convinta che si dovesse andare in quella direzione.
Decidemmo un volantinaggio davanti a questi laboratori durante un'ora di sciopero. Mi sembra di sentirla mentre cercava di convincere le nostre compagne di lavoro a seguirci:"Dai ragazze, forza, dobbiamo costruire rapporti di solidarietà, dobbiamo cercare di migliorare le loro condizioni altrimenti peggioreranno anche le nostre".
Era in prima fila, si sentiva solo lei, con quella sua voce squillante.
Sempre nell'ottica di costruire rapporti, in occasione di un 8 marzo, festa internazionale della donna, che cadeva in un periodo complicato, di lotte difficili nei confronti della direzione, pensammo di recarci davanti ai cancelli di quei laboratori per regalare la mimosa; un gesto per aiutare, per alleggerire le tensioni del momento.
La regista del gran lavorio che l'iniziativa comportava, era lei: "Ragazze - diceva - io vado a comprare la mimosa in grossi mazzi, compro i sacchetti per la confezione, così si risparmia!
I fondi per questi acquisti si realizzavano attraverso lotterie, che va detto, erano sempre molto partecipate.
"Venite a casa mia, e magari, - invitava Giuliana - Palmira fa la torta, poi insieme prepariamo i mazzetti da distribuire".
Tutto doveva conciliare con l'impegno in famiglia, ma si creava davvero un bel clima di allegria e condivisione: davvero, un arricchimento.
Non ho mai amato le levatacce, Giuliana lo sapeva e la sera prima del giorno di distribuzione, in modo brusco, mi salutava dicendo: "hei bella, vedi di svegliarti presto ed arriva puntuale"!
Quanti momenti condivisi con lei! Non le scappava niente!
Riuscì a superare anche il rigido controllo aziendale riservato a giovani ragazze sarde mandate dall'azienda nello stabilimento di Manerbio per apprendere il lavoro che avrebbero poi dovuto fare in un nuovo laboratorio in Sardegna.
La loro presenza era una grossa novità. Le vedevamo sottoposte ad una rigida disciplina, ed a parte i contatti nel lavoro, erano difficili da avvicinare.
Onde evitare frequentazioni, erano state alloggiate a Cremona, in un albergo, e ricordo che Giuliana un giorno mi disse: "Domani le andiamo a trovare e chi se ne frega dei controlli!" Voleva un rapporto non formale, non come quello a cui eravamo costrette. E' così che con alcune operaie delle Manerbiesi, facemmo questa spedizione.
Una scelta che fece a tutte un gran bene. Con alcune di loro nacquero grandi amicizie, relazioni molto forti che mi permisero, con una Giuliana contenta insieme ai suoi figli, di andare, loro ospite, in anni che seguirono.
Quanti ricordi, quanta ricchezza ho guadagnato nel rapporto con lei.

La lezione più grande, però l'ho avuta quando Giuliana ha dovuto affrontare la malattia.
Mi ha dato la possibilità di starle vicino, di stringere il rapporto con i suoi familiari, con sua sorella Antonella, senza mai farmi pesare ciò che stava passando, anzi, mi proteggeva dalla gravità della sua malattia, dal suo dolore.
In alcuni momenti scherzava, chiedeva informazioni, voleva sapere delle sue compagne di lavoro, mi dava consigli, mi richiamava su talune mie debolezze. Da ogni incontro con lei ne uscivo arricchita.
Sì, se oggi sono la Milena che sono, molto devo a lei, a Giuliana.
La sua morte mi ha lasciato un grande vuoto che cerco di colmare con il pensiero che lei possa essere qui in questo momento, da qualche parte.
Ciao Giuliana, Grazie Giuliana.