E' stato scritto così tanto di Abu Ghraib che esito a aggiungermi
alla pila delle carte. Però ho ricevuto una mezza dozzina di
copie dell'articolo di Barbara Ehrenreich "Che cosa ha insegnato
Abu Ghraib. Un utero non sostituisce una coscienza" e mi
sento costretta a commentare le questioni che sono sorte.
Anzitutto lo shock di Ehrenreich di fronte al coivolgimento delle
donne soldato nei vomitevoli abusi della prigione irakena mi ha richiamato
alla mente una delle risposte che più frequentemente sento
dare all'asserzione che dice "le donne dovrebbero fare le cose
in modo differente", di solito si risponde "Che cosa mi
dici di Margareth Thatcher? " E ora più frequentemente
"Che cosa mi dici di Condi Rice ?" Questo è il tipo
di risposta che io ho fissato come Argomento dell'Eccezione. Sì,
ci sono donne che si comportano esattamente come fanno gli uomini,
ma sono rare. Tenere insieme la generalità dei casi e l'eccezione
non è ragionare con una buona logica. Diciamo quindi che sì:
le donne possono fare cose terribili, ma soprattutto non le fanno.
E' scioccante
che le donne fossero coinvolte negli abusi della prigione su uomini
prigionieri, ma non è sufficiente a ricacciare indietro la
nostra convinzione che le donne vorrebbero costruire un modo differente
di essere nel mondo dove ci è data la possibilità di
scegliere.
E' problematico
che anche le donne arrivate a posizioni di potere abbiano dovuto conformarsi
agli standard di comportamento che gli uomini hanno stabilito.
Le donne soldato
a Abu Ghraib facevano parte dell'esercito; è noto che il training
nell'esercito distorce la mente dei soldati, come dire che una donna
che subisce il lavaggio del cervello per uccidere-uccidere-uccidere
è in grosse contraddizioni con i suoi istinti tanto che perde
la capacità di pensare con la sua testa.
Lynndie England si è assunta il peso maggiore di queste accuse
e potrebbe finire in galera per più di 15 anni, ha dichiarato
di avere fatto quello che le era stato detto e che pensò essere
la cosa giusta. Non si sarebbe arruolata se non avesse pensato che
la guerra era la necessaria e la giusta risposta al conflitto. Anche
se avesse avvertito l'indecenza di questo comportamento, che cosa
avrebbe potuto fare?
Lucinda Marshall ha commentato l'attenzione che ha suscitato la partecipazione
delle donne a questo scandalo: esso stesso è un riflesso dell'odio
per le donne il quale entra in gioco se esse si allontanano dal ruolo
femminile che ci è stato assegnato. Lo scandalo ha lo scopo
di distrarre dai reali autori del crimine: gli ufficiali che ordinarono
il trattamento dei prigionieri. Sotto questa amministrazione il trattamento
dei prigionieri a Guantanamo è stato, come a Abu Ghraib, giustamente
criticato poiché era in aperta rottura con gli accordi internazionali
sui trattamenti dei prigionieri.
Benchè
le comparazioni siano odiose, particolarmente quando riguardano le
torture, ridere di uomini nudi obbligandoli alla masturbazione non
è paragonabile a forzare un manico di scopa in ogni orifizio
disponibile or ripping the body from tip to toe with a bayonet.
Questo tipo di cose sono di routine nelle situazioni di guerra di
tutto il mondo. Vorrei soffermarmi però sul trattamento delle
donne a Abu Ghraib. Dice un articolo dell'inglese Guardian:
una donna di
70 anni arrestata a fine luglio è stata bardata e portata
in giro come un asino a Abu Ghraib e in un'altra prigione. Anne
Clwyd Labour MP che ha investigato sul caso e ha scoperto che era
vero, ha detto <<Questa donna è stata tenuta in prigione
per sei mesi senza colpa e durante questo periodo è stata
insultata apostrofandola come un asino>>.
e
Secondo Swadi
(fra le sette donne avvocato che ora rappresentano le donne detenute
a Abu Ghraib), riuscita a visitare Abu Ghraib a fine marzo, le asserzioni
contro le donne sono "assurde". <<Una di loro si
supponeva che fosse l'amante dell'ex direttore di Mukhabarat; è
una vedova che si dava da fare per diventare proprietaria di un
piccolo negozio che contemporaneamente lavorava come taxista per
portare i bambini al giardino d'infanzia. Se avesse avuto realmente
una relazione con il direttore di Mukhabarat si sarebbe limitata
a darsi da fare con il chiosco. Queste sono accuse prive di fondamento
- e aggiunge con rabbia: <<Questa donna è l'unica persona
che può provvedere ai suoi bambini>>
L'abuso delle
donne a Abu Ghraib non è stato molto scioccante; l'abuso delle
donne è la norma. Ciò che veramente ha scioccato il
mondo è stata l'umiliazione degli uomini.
Per un'amministrazione
impaziente di provare che le donne sarebbero inquadrate in posizioni
di secondo piano, la partecipazione femminile a questo affare di pessimo
gusto cade talmente a fagiolo che potrebbe essere stata pianificata
precedentemente, al vero scopo di provare che il femminismo è
la radice di tutti i mali.
Per Ehrenreich
una simulazione di questo genere è troppo cattiva. La brillante
femminista è un'autrice di grande reputazione, ha appena pubblicato
Nickel and Dimed per spiegare le lotte delle lavoratrici. Il suo
primo libro For Her Own Good è un classico che spiega
come alle donne nel patriarcato la classe medica ha strappato il potere
sulle scelte e la cura dei corpi.
E' un vero peccato
che sia caduta in trappola, invece quanto è accaduto potrebbe
stimolarla a riformulare ciò che le donne debbono fare. Ehrenreich
sta mettendo in questione la sua fede lungamente conservata nella
capacità delle donne - entrate nell'arena maschile - di riuscire
a cambiarla. Solamente oggi ha capito che <<le donne non cambiano
le istituzioni semplicemente assimilandosi a esse>>. Ma questa
non è una novità, noi non riusciamo a cambiare il matrimonio
che uscendone. Come possiamo pensare di cambiare l'esercito !
Le donne soldato
si conformano ai modi oppressivi dell'esercito e questa non è
certo una sorpresa. Non ho mai capito come arruolarsi nell'esercito
può essere una scelta femminista. Io mi sono impegnata per
mettere fine alla guerra e mi rivolgo alle donne che conducono in
quella direzione. Ora in nome dell'uguaglianza di genere noi stiamo
per avere una leva (primavera 2005) che includerà le donne.
E' questo il tipo di uguaglianza che abbiamo in mente?
L'esercito
è l'esempio più estremo di resistenza delle istituzioni
del patriarcato a qualsiasi cambiamento profondo. La verità
è che non abbiamo trasformato nessuna istituzione in cui siamo
entrate non la medicina, non l'accademia, non le corti di giustizia
e neppure il mondo degli affari.
Allora quali sono
in questo momento le nostre opzioni?
Io sono convinta
che noi potremmo riuscire a pensarci collocate in modo tale da essere,
noi, le donne, una forza con la quale fare i conti. Mentre non penso
che risolva qualcosa formare comunità tutte femminili, sebbene
queste abbiano un loro peso, sento che le donne possono mettersi insieme,
senza gli uomini, per scoprire quella cosa che è innata ed
unicamente femminile e agire su essa. Nella mia esperienza il posto
migliore che noi abbiamo per ritrovarci è il circolo delle
donne.
Non è questo
un patto utopistico è piuttosto un non facile processo. Occuparsi
una dell'altra senza avere uomini come opposizione (buffer)
è duro. Noi costruiamo i nostri ego, reagiamo alle nostre ferite,
mettendoci nello sconfinato spazio di turbinanti emozioni. Ma se riusciamo
a tenere la rotta, a imparare dagli specchi che teniamo alzati l'una
verso l'altra, noi riemergiamo rafforzate.
Ehrenreich conclude
che noi abbiamo bisogno di un nuovo e più resistente tipo di
femminismo senza illusioni, abbiamo bisogno di un tipo di femminismo
il cui scopo sia non assimilarsi alle istituzioni che gli uomini hanno
creato nei secoli, ma infiltrarsi in esse per sovvertirle
Io vorrei fare
un passo ulteriore. Noi abbiamo bisogno di stabilire la nostra propria
autorità e le nostre proprie istituzioni, noi abbiamo bisogno
di rimuovere tutti gli appoggi che abbiamo approntato per conservare
il patriarcato al lavoro. Abbiamo bisogno di dimostrare il nostro
modo di vedere le cose creando una guida femminile nelle organizzazioni
e nelle istituzioni che operi differentemente, in modi significativamente
diversi, dalle istituzioni del dominio, dell'oppressione e dell'ordine
imperialistico.
Gli uomini possono
supportarci, se lo scelgono, e insieme possiamo costruire un mondo
migliore basato su un più giusto bilanciamento del potere:
con le donne al centro.
Come fare è
la grossa questione, ma può essere che se noi cominciamo ponendoci
domande, troveremo le risposte.
Sono certa che
la crisi mondiale ci impone di provare.