Donne e conoscenza storica
       
vai a:
Quando il dibattito delle donne abita il mondo
di Donatella Massara

Le donne a Abu Ghraib
di Stephanie Hiller
Pubblicato in AWe - Awakened Woman's e-newsletter - May 27, 2004
e in Libera Università delle Donne Guerrepace

(tr.it di Donatella Massara)

In rete:

l'articolo
di Barbara Ehrenreich

un altro articolo di B.E.

 


E' stato scritto così tanto di Abu Ghraib che esito a aggiungermi alla pila delle carte. Però ho ricevuto una mezza dozzina di copie dell'articolo di Barbara Ehrenreich "Che cosa ha insegnato Abu Ghraib. Un utero non sostituisce una coscienza" e mi sento costretta a commentare le questioni che sono sorte.

Anzitutto lo shock di Ehrenreich di fronte al coivolgimento delle donne soldato nei vomitevoli abusi della prigione irakena mi ha richiamato alla mente una delle risposte che più frequentemente sento dare all'asserzione che dice "le donne dovrebbero fare le cose in modo differente", di solito si risponde "Che cosa mi dici di Margareth Thatcher? " E ora più frequentemente "Che cosa mi dici di Condi Rice ?" Questo è il tipo di risposta che io ho fissato come Argomento dell'Eccezione. Sì, ci sono donne che si comportano esattamente come fanno gli uomini, ma sono rare. Tenere insieme la generalità dei casi e l'eccezione non è ragionare con una buona logica. Diciamo quindi che sì: le donne possono fare cose terribili, ma soprattutto non le fanno.

E' scioccante che le donne fossero coinvolte negli abusi della prigione su uomini prigionieri, ma non è sufficiente a ricacciare indietro la nostra convinzione che le donne vorrebbero costruire un modo differente di essere nel mondo dove ci è data la possibilità di scegliere.

E' problematico che anche le donne arrivate a posizioni di potere abbiano dovuto conformarsi agli standard di comportamento che gli uomini hanno stabilito.

Le donne soldato a Abu Ghraib facevano parte dell'esercito; è noto che il training nell'esercito distorce la mente dei soldati, come dire che una donna che subisce il lavaggio del cervello per uccidere-uccidere-uccidere è in grosse contraddizioni con i suoi istinti tanto che perde la capacità di pensare con la sua testa.
Lynndie England si è assunta il peso maggiore di queste accuse e potrebbe finire in galera per più di 15 anni, ha dichiarato di avere fatto quello che le era stato detto e che pensò essere la cosa giusta. Non si sarebbe arruolata se non avesse pensato che la guerra era la necessaria e la giusta risposta al conflitto. Anche se avesse avvertito l'indecenza di questo comportamento, che cosa avrebbe potuto fare?
Lucinda Marshall ha commentato l'attenzione che ha suscitato la partecipazione delle donne a questo scandalo: esso stesso è un riflesso dell'odio per le donne il quale entra in gioco se esse si allontanano dal ruolo femminile che ci è stato assegnato. Lo scandalo ha lo scopo di distrarre dai reali autori del crimine: gli ufficiali che ordinarono il trattamento dei prigionieri. Sotto questa amministrazione il trattamento dei prigionieri a Guantanamo è stato, come a Abu Ghraib, giustamente criticato poiché era in aperta rottura con gli accordi internazionali sui trattamenti dei prigionieri.

Benchè le comparazioni siano odiose, particolarmente quando riguardano le torture, ridere di uomini nudi obbligandoli alla masturbazione non è paragonabile a forzare un manico di scopa in ogni orifizio disponibile or ripping the body from tip to toe with a bayonet. Questo tipo di cose sono di routine nelle situazioni di guerra di tutto il mondo. Vorrei soffermarmi però sul trattamento delle donne a Abu Ghraib. Dice un articolo dell'inglese Guardian:

una donna di 70 anni arrestata a fine luglio è stata bardata e portata in giro come un asino a Abu Ghraib e in un'altra prigione. Anne Clwyd Labour MP che ha investigato sul caso e ha scoperto che era vero, ha detto <<Questa donna è stata tenuta in prigione per sei mesi senza colpa e durante questo periodo è stata insultata apostrofandola come un asino>>.

e

Secondo Swadi (fra le sette donne avvocato che ora rappresentano le donne detenute a Abu Ghraib), riuscita a visitare Abu Ghraib a fine marzo, le asserzioni contro le donne sono "assurde". <<Una di loro si supponeva che fosse l'amante dell'ex direttore di Mukhabarat; è una vedova che si dava da fare per diventare proprietaria di un piccolo negozio che contemporaneamente lavorava come taxista per portare i bambini al giardino d'infanzia. Se avesse avuto realmente una relazione con il direttore di Mukhabarat si sarebbe limitata a darsi da fare con il chiosco. Queste sono accuse prive di fondamento - e aggiunge con rabbia: <<Questa donna è l'unica persona che può provvedere ai suoi bambini>>

L'abuso delle donne a Abu Ghraib non è stato molto scioccante; l'abuso delle donne è la norma. Ciò che veramente ha scioccato il mondo è stata l'umiliazione degli uomini.

Per un'amministrazione impaziente di provare che le donne sarebbero inquadrate in posizioni di secondo piano, la partecipazione femminile a questo affare di pessimo gusto cade talmente a fagiolo che potrebbe essere stata pianificata precedentemente, al vero scopo di provare che il femminismo è la radice di tutti i mali.

Per Ehrenreich una simulazione di questo genere è troppo cattiva. La brillante femminista è un'autrice di grande reputazione, ha appena pubblicato Nickel and Dimed per spiegare le lotte delle lavoratrici. Il suo primo libro For Her Own Good è un classico che spiega come alle donne nel patriarcato la classe medica ha strappato il potere sulle scelte e la cura dei corpi.

E' un vero peccato che sia caduta in trappola, invece quanto è accaduto potrebbe stimolarla a riformulare ciò che le donne debbono fare. Ehrenreich sta mettendo in questione la sua fede lungamente conservata nella capacità delle donne - entrate nell'arena maschile - di riuscire a cambiarla. Solamente oggi ha capito che <<le donne non cambiano le istituzioni semplicemente assimilandosi a esse>>. Ma questa non è una novità, noi non riusciamo a cambiare il matrimonio che uscendone. Come possiamo pensare di cambiare l'esercito !

Le donne soldato si conformano ai modi oppressivi dell'esercito e questa non è certo una sorpresa. Non ho mai capito come arruolarsi nell'esercito può essere una scelta femminista. Io mi sono impegnata per mettere fine alla guerra e mi rivolgo alle donne che conducono in quella direzione. Ora in nome dell'uguaglianza di genere noi stiamo per avere una leva (primavera 2005) che includerà le donne. E' questo il tipo di uguaglianza che abbiamo in mente?

L'esercito è l'esempio più estremo di resistenza delle istituzioni del patriarcato a qualsiasi cambiamento profondo. La verità è che non abbiamo trasformato nessuna istituzione in cui siamo entrate non la medicina, non l'accademia, non le corti di giustizia e neppure il mondo degli affari.

Allora quali sono in questo momento le nostre opzioni?

Io sono convinta che noi potremmo riuscire a pensarci collocate in modo tale da essere, noi, le donne, una forza con la quale fare i conti. Mentre non penso che risolva qualcosa formare comunità tutte femminili, sebbene queste abbiano un loro peso, sento che le donne possono mettersi insieme, senza gli uomini, per scoprire quella cosa che è innata ed unicamente femminile e agire su essa. Nella mia esperienza il posto migliore che noi abbiamo per ritrovarci è il circolo delle donne.

Non è questo un patto utopistico è piuttosto un non facile processo. Occuparsi una dell'altra senza avere uomini come opposizione (buffer) è duro. Noi costruiamo i nostri ego, reagiamo alle nostre ferite, mettendoci nello sconfinato spazio di turbinanti emozioni. Ma se riusciamo a tenere la rotta, a imparare dagli specchi che teniamo alzati l'una verso l'altra, noi riemergiamo rafforzate.

Ehrenreich conclude che noi abbiamo bisogno di un nuovo e più resistente tipo di femminismo senza illusioni, abbiamo bisogno di un tipo di femminismo il cui scopo sia non assimilarsi alle istituzioni che gli uomini hanno creato nei secoli, ma infiltrarsi in esse per sovvertirle

Io vorrei fare un passo ulteriore. Noi abbiamo bisogno di stabilire la nostra propria autorità e le nostre proprie istituzioni, noi abbiamo bisogno di rimuovere tutti gli appoggi che abbiamo approntato per conservare il patriarcato al lavoro. Abbiamo bisogno di dimostrare il nostro modo di vedere le cose creando una guida femminile nelle organizzazioni e nelle istituzioni che operi differentemente, in modi significativamente diversi, dalle istituzioni del dominio, dell'oppressione e dell'ordine imperialistico.

Gli uomini possono supportarci, se lo scelgono, e insieme possiamo costruire un mondo migliore basato su un più giusto bilanciamento del potere: con le donne al centro.

Come fare è la grossa questione, ma può essere che se noi cominciamo ponendoci domande, troveremo le risposte.

Sono certa che la crisi mondiale ci impone di provare.