Donne e conoscenza storica

Notizie biografiche sull'autrice di Neve di marzo e l'autore dell'accompagnamento musicale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Chi interessata/o rivolgendosi direttamente all'Istituto Gramsci di Palermo può richiedere il cd Neve di marzo di Francesca Traina
Lettura di Gabriella De Fina - Serena Barone e accompagnamento musicale del compositore Giuseppe Milici - Istituto Gramsci Siciliano-onlus 2005

Francesca Traìna

Neve di marzo

Omaggio nella ricorrenza delle stragi di Capaci e via D'Amelio

Avvertii la notte ch'era ancora sera
assordante il pianto delle madri

Non andare soldato-non andare-
è piovuto stanotte
più in alto la neve ha ricoperto i corpi
non andare

C'era tormenta sull'altipiano
e tu tra filari di neve andavi
ad accendere candele nella notte
t'hanno trovato in cima
gli occhi di brina
sul petto uno scudo bianco
come dormiente dopo la fatica
così t'hanno trovato

Era per te quella neve
e quel bianco profuso
per te ch'eri fuoco
per te che splendevi
solo dei tuoi anni

Ancora dimentichi le sponde
Itaca t'insegue
i remi battendo l'onda
tu vigile o dormiente
hai confuso ormai gli assalti
se di luce
o campi aperti alla battaglia

ma la storia t'incatena al palo
al supplizio di chi veglia
e tesse l'acqua
perché svapòri alla luna
e al mattino ricompaia

dove disperso te ne stai

Sei sparito soldato
nel cielo sepolcrale
prima che l'allodola
risvegliasse le ombre
come fiore hai bucato
la neve di marzo
e sei giunto infine
a guardia di questo grande
silenzio

Questi sono gli anni
queste le vie
questa l'anima
ora l'inquietudine s'è fatta coraggio
l'affronto sopito in un tempo di lentezze
e sulle braccia innevate
più tiepide sembrano le coltri
perché così doveva andare-così-
per un senso di salvezza
ora che nessuno è salvo
e tutto è come sempre è stato-come sarà-
affidato a questa luce che si spegne
e un po' per volta incenerisce
il mio il tuo respiro musicale

Così senza dolore di trapasso
come fosse la vastità del bianco
la tua pace
intensamente ascendi
la dimora eterna dei nevai
dove esiliato il vento ti tramuta
nei suoni puri del cristallo

Ma ora che la neve
dai tuoi calzari arata
lascia intravedere
l'azzurrità del mare
anch'io mi perdo
nel dono d'una antica tenerezza
che forte mi trattenne
al di qua del bianco
perché così doveva andare-così-
per un senso di salvezza
ora che nessuno è salvo
ora che tra le mani stringi
un po' di quella che credesti pace
ed era neve invece
neve solamente

Non andare soldato-non andare-
è piovuto stanotte
più in alto la neve ha ricoperto i corpi
non andare

Quanta vita ti avrebbe concesso la vita-non sapremo-
ma tu ed io essendo eravamo l'infinità del due
la nuvola la stella lo specchio il mare il luogo
solo per questo avremmo avuto luce e luce

quando la lancia dal cielo fiammeggiante scese
a separare neve da fuoco l'assoluto fu il contrario
oscuri diventammo l'uno all'altra-oscuri-
da perdere ogni senno ogni coraggio
fummo perduti nella notte estrema
senza mano da porgere l'uno all'altra
l'altra all'uno-oscuri-

spezzato il due divenne facile conquista
la nuvola la stella lo specchio il mare il luogo
che noi eravamo molto prima di questa neve
molto prima di questo fuoco

Avvertii la notte ch'era ancora sera
assordante il pianto delle madri

non andare soldato-non andare-

 

 

 


Istituto Gramsci Siciliano-onlus
Cantieri culturali alla Zisa
Via Paolo Gili 4 Palermo
Tel. 091.591523-591557
Fax 091.6513952
e-mail: igramsic@neomedia.it
in collaborazione con UDI-Palermo
torna su