Donne e conoscenza storica

 

 

Tina Schena writes: (1,10,2001)

Ringrazio Donatella Massara per il resoconto sul Convegno a cui purtroppo non ho potuto partecipare, presa dall'accudimento di una mia sorella, non residente a Mi, ricoverata in ospedale. Credo che tra presente e passato ci sia un'interazione dinamica, andare alla scoperta delle pratiche di invenzioni di linguaggio e di vita delle donne del passato, valorizzarle, da parte delle studiose femministe di varie discipline,con la scrittura di libri, e l'organizzazione di mostre, seminari ecc. ha permesso ad altre donne di acquisire strumenti per lavorare concretamente, ognuna nel proprio ambito, con modalita' differenti dal pre-esistente basato su un unico soggetto maschile. L'importante e' rimane fedeli a se stesse e alle donne che hanno segnato (nel passato lontano e quello piu' vicino), col loro fare e dire, la storia, dando avvio ad un notevole cambiamento nonostante la sordita' manifestata dagli uomini. Mi ha colpita l'affermazione, da te riportata, della storica spagnola che definisce l'universita' un luogo" troppo grande" per fare lavoro di rottura.

Sicuramente l'universita' e' una grande struttura dove manifesto e' l'esercizio del potere maschile. Sicuramente se si vuole agire all'interno, ci si scontra con leggi, regolamenti, iter burocratici che rallentano e sfibrano le energie di chi vuole dare vita ad iniziative, piccole o grandi, inerenti al pensiero della differenza. Soprattutto per chi, come me, non e' docente. Pero'. Pero' se si e' appassionate e determinate si possono creare dei piccoli varchi. Ad esempio in Bicocca abbiamo scoperto che esiste una docente delegata dal Rettore per le problematiche di genere, pare anche dotata di fondi. In relazione con una mia collega, all'8 marzo siamo riuscite a far saltare i veti che ci erano stati posti in quanto non docenti, alla partecipazione ad un seminario, organizzato da questa ed altre docenti di Sociologia, sulla presenza e sulle attivita' delle donne in questa universita'. Nell'intervento fatto allora, ho posto attenzione sull'importanza della costruzione di relazione tra docenti (che hanno a disposizione spazi e fondi) e non docenti, tra le docenti con il loro sapere, e tutto quello che e' stato prodotto da altre donne, reperibile all'esterno, sulla creazione di un interscambio tra il luogo universita' ed i luoghi di donne esistenti a Milano. Ho inviato e-mail, tra cui una con le info sul convegno, alla docente delegata dal Rettore. Sempre insieme alla mia collega, siamo entrate in relazione con un'altra docente di Sociologia, devo dire piu' disponibile, chiedendo un suo aiuto per scrivere la proposta di un progetto per la costruzione e la conseguente analisi, di un questionario sulla relazione tra l'organizzazione del lavoro e quella fuori, con le eventuali proposte fatte dalle dipendenti dell'universita' per realizzare delle modifiche alle modalita'che stabiliscono tempi, gerarchie e attivita' negli uffici. E' stato bocciato ufficialmente con motivazioni retoriche e di rito, ma verbalmente mi e' stato fatto notare che era inusuale questo fare in relazione con una mia collega che lavora in un altro edificio e addirittura con una docente, che io lavorando al progetto, avrei sottratto tempo alle attivita' d'ufficio, e che il tema proposto non aveva nessuna attinenza con il mio lavoro! . In piu' c'e' che come dipendenti siamo sparse su un territorio esteso, per cui creare relazione non e' semplicissimo. E allora uso le bacheche (ho appeso il testo dell'intervista della Miorelli alla Muraro) ecc. In compenso come riferimenti, ho testi e progetti sostenuti da donne in altre universita'. Per il progetto bocciato stiamo vedendo di scrivere una risposta, questo significa per l'ennesima volta, esporsi. Ciao. Tina

Sara Gandini writes (1,10,2001)

io non credo che Milagros Rivera intendesse parlare di _rottura_ ma di apertura di conflitti...
d'altra parte credo che una delle paure delle donne per cui non si aprono i conflitti e' proprio per timore di rotture
riuscire ad aprirli senza rompere non e' una semplice ma e' fondamentale se vogliamo che la pratica di relazione diventi momento di rilancio e di crescita
e non vogliamo chiuderci in una politica rassicurante ma ingessata...

parlare di apertura o di chiusura io credo che sia fondamentale.
sono d'accordo che e' importante non fermarsi alle parole ma dobbiamo guardare ai significati che passano, per questo cerco di spiegare perche' espressioni come "rottura" a me non piacciono molto. preferisco piuttosto parlare di spostamenti o trasformazioni perche' altrimenti e' come se comunicassi che la relazione non esiste piu' e non e' a questo che io voglio arrivare
ricordo infatti che luisa muraro sottolineava che bisogna cercare di evitare gli schieramenti...
anch'io purtroppo sono arrivata tardi e non sono potuta rimanere a lungo al convegno pero' sono d'accordo con i vari interventi: anche a me e' piaciuto moltissimo nonostante la mia ignoranza infinita
l'ho trovato interessante proprio perche' erano presenti tante donne provenienti da ambienti diversi e impostazioni di analisi differenti
mi e' piaciuto tantissimo, tra gli altri, anche l'intervento di anna di salvo che ha presentato diversi dipinti raffiguranti relazioni significative fra donne: era facile lasciarsi trasportare dai quadri di queste artiste e dalle sue parole per immergersi in mondi cosi' lontani...
mi sembra un ottimo modo per attirare l'attenzione su una storia a cui i giovani sembrano disinteressati.
poi ho trovato come sempre entusiasmante alessandra de perini con la sua carica, la sua passione, estremamente coinvolgente...
e poi la poesia di gabri che ha una capacita' evocativa...non so...colpisce :-)
Sara

Donatella Massara writes (1,10,2001)

Ti ringrazio molto Tina Schena
Mi sento anche in sintonia con questa spiegazione del rapporto passato presente

Vale quanto dici anche a spiegazione e risposta di quanto invece chiede e sottolinea Assunta Titti Sassone. Voglio dire che la categoria della 'libertà' per quanto mi riguarda appartiene d'ufficio ai soggetti in ogni tempo e spazio. La libertà interiore non è la libertà esteriore nella misura in cui ci sono leggi che comunque condizionerebbero l'agire umano ma siccome i soggetti siamo noi non vedo chi dovrebbe essere soggetto se non noi medesime-i.
Dopo di che è vero che ci sono state discriminazioni fra i sessi ai quali si riferiscono le donne che vogliono svolgere il paradigma della democrazia. Per queste la libertà femminile emergerebbe quando la donna scende in piazza a chiederla. La Rivoluzione Francese apre il discorso dei diritti dei cittadini, quindi libertà fraternità uguaglianza ma solo fra uomini; in questo scenario le donne si sporgono con richieste che avranno piena risoluzione nel xx secolo. Da questo punto di vista le donne sono state oppresse e poi con la democrazia si liberano grazie a se stesse. Quindi è funzionale la storia al mantenimento di questa democrazia. E' riconoscibile il paradigma che sembra non vedere niente della storia femminile prima della fine dell'Ottocento e del Novecento.
Invece l'idea di libertà che hanno altre come Marirì appartiene a qualsiasi epoca storica. Il problema è l'intermittenza. Non tutte le epoche sembrano avere questa presenza femminile forte e determinante di solito si citano trovatore, beghine, mistiche e preziose. Potrei mettermici anch'io con le donne umaniste e rinascimentali che benchè non uscissero di casa e studiassero come monache di casa o di chiesa però erano libere nello spirito, talmente libere che si riconosce a loro la fondazione delle prime idee femministe.

Il patriarcato ha limitato la libertà femminile ma anche quella maschile, però. Quindi a me starebbe bene una maggiore attenzione alla politica del genere. In altre parole: definire attraverso le leggi e i discorsi del potere come le varie epoche storiche vedevano i due sessi. Poi, una volta definita questa cornice e una volta capito come la politica dei sessi condizionava il potere politico (per esempio la ginocrazia nel '500 è una presenza di donne al potere che avvia la modernità: che cosa significa per la libertà femminile di donne immerse nelle reti del patriarcato?), la parola delle donne che ci hanno lasciato scrittura e documenti della loro esistenza è un'altra straordinaria fonte di conoscenza, di spiegazione della nostra vita, capace di giudicarci, io penso.
In altre parole mi ritrovo nella spiegazione di Tina Schena perchè so che non ci sono fatti senza interpretarli e i fatti della libertè cadono sotto l'interprete che li elabora. Il lavoro della conoscenza apre questi spazi e li socializza a altre possibilità di studio. Ma il paradigma come viene convalidato è stato chiesto (v.Assunta Titti Sassone): anzitutto ho girato l'interrogativo direttamente a Marirì e a Sandra De Perini e aspetto risposte. Suppongo che questo voglia dire irrigidire in definizioni la libertà fase per fase e vedere chi sta dentro a questi criteri.
Dopo di che ciò che veramente unicamente mi interessa della storia delle donne sono: le relazioni femminili. Sono relazioni che spiazzano ogni volta che le si incontra, perché cadono fuori dalla nostra descrizione della storia ed è ciò che mi fa innamorare della storia delle donne.
Donatella

Assunta Titti Sassone writes: (2,10,2001)

Potrebbe essere un effetto, concordo su questa che descrivi come una conseguenza che potrebbe essere possibile come tale ma la mia domanda non scaturiva da questo, non una sequenza monitorata di cause ed effetti.
La De Perini parlava delle sue esperienze di ricercatrice e di insegnante - da questa parte la passione per la ricerca scoperta, lettura, libertà a partire, ad esempio, dalle donne del suo territorio di appartenenza che può significare ricollocazione nel tempo della loro ma anche della sua/nostra contemporaneità: il bello della ricerca, nella domanda che si autoponeva, se tante/alcune di queste donne non sono nostre contemporanee ma allora sono contemporanee di chi - dall'altra la realtà di dover insegnare storia in classi maschili di un istituto tecnico.
Ecco, mentre mostrava la seconda situazione in me è scattata la molla della similitudine in quanto insegnante e in quattro e quattr'otto ho trovato i miei pensieri occupati a rincorrere la costruzione di una progettazione curricolare che tenesse conto da una parte di tali libertà, dall'altra della conduzione obiettiva di un percorso di apprendimento che tenesse conto anche del rigore della ricerca didattica e della trasmissione non di contenuti ma appunto di categorie storiche. Non so se sono stata chiara. Quella che Donatella postula è già una risposta alla mia domanda:
Secondo me - che mi rifaccio alla filosofia - una convalida scientifica non c'è. Per me la libertà umana esiste di principio. Il genere e la sua politica che chiamerei politica dei sessi condiziona ognuna e ognuno di noi ma siamo anche noi che stiamo a certe condizioni, l'interessante è descrivere tutti questi approcci.

Elena Urgnani writes: (2,10,2001)

Ho ricevuto tanti di quegli input che mi ci sono volute 24 ore per organizzare le idee. E pensavo all'importanza dei corpi... Ho recuperato il libro di Milagros Rivera Garretas, Nominare il mondo al femminile, che giaceva nella mia biblioteca dal 1998 (lo prova una email che ci ho trovato dentro) e che non ero mai riuscita a leggere.
Ora sono a metà e credo di cominciare a capire. E' stato fortissimo, e soprattutto è stato fantastico il sistema di non far iscrivere la gente a parlare, ma di dare il microfono a chi lo chiedeva, questo ha fatto si che ognuna si autocontrollasse nella lunghezza dell'intervento e ascoltasse le altre per capire quando poteva intervenire. Questa pratica antiautoritaria (o autorevole, perché in fondo era sempre Luciana Tavernini a dare la parola) è risultata molto efficace.

elena

Tina Schena writes: (2,10,2001)

Non sono convinta che il problema verso l'università non sia o schieramento, o rottura, o spostamento. Parlando in generale mi trovo d'accordo con Sara, anch'io penso che abbia piu' senso cercare di aprire dei conflitti senza rompere, pero' in una struttura cosi' grande e spesso cosi' funzionale al potere politico(basta guardare l'attuazione della riforma universitaria, o il solo fatto che coloro che a Roma hanno il potere di legiferare sono spessissimo docenti universitari), io non posso stare sempre a guardare agire una politica che io definisco di miseria. E allora, sempre parlando del fare all'interno, io mi sono trovata a decidere se stare con oppure contro, oppure... Io ho scelto una via ancora diversa, con il mio fare e dire, con le relazioni che ho stabilito con poche colleghe, con le modalita' con cui le agisco/amo, io mi dico non allineata. Vuol dire che fino ad oggi ho capito che e' fondamentale pensare, riflettere, dedicare tempo alla conoscenza della struttura e dei meccanismi che la tengono in vita, cercare di costruire una o piu' relazioni forti con altre donne, per arrivare a decidere di volta in volta come e cosa fare, quale mediazioni sensate operare, da cosa astenersi, in quali organi,sempre se ha senso, farsi eleggere e cosi' via non rinunciando all'espressione del proprio pensiero(che in un tal luogo risulta estremamente originale e di ultra minoranza) e all'uso di modalita' "coraggiose", cercando di acquisire, lavorando con dignita' e professionalita', spazi di autonomia e quindi forza contrattuale. Vivendo da parecchio tempo in questo luogo, mi sono trovata ad attraversare tante situazioni, alcune entusiasmanti, altre di scacco, altre di totale perversione. Ho imparato che fondamentale e' riflettere prima di agire, sapere tutelarsi pur non rinunciando a fare politica in forma differente dalla maggioranza, che e' necessario partire da se' per arrivare ad un'analisi dei fatti, di mettere in conto che cosi' facendo non si hanno "guadagni"(di carriera, di denaro ecc.) ma altri (di crescita, di relazione). Certe volte con ironia mi sono definita "mobizzata con il pedegree". Significa magari non essere ammessa a concorsi dove si hanno i requisiti per l'ammissione, essere aggredita fisicamente, essere alloccata in un ufficio su un piano dove non c'e' nessun altro, ma nonostante questo avere una parola forte nella mediazione con i dirigenti e il sindacato. Significa non farsi snaturare.
Tina